Il primo mese di attività delle prove Elite e Under 23 incorona Lorenzo Ursella come protagonista assoluto: nelle prime 4 gare il corridore della Sc Padovani porta a casa due vittorie e due podi, con una costanza di rendimento inconsueta a questi livelli, un bottino mai raggiunto, se consideriamo solamente le prove nazionali di febbraio e metà marzo. Per il corridore udinese è quasi una rivincita dopo stagioni quantomeno difficili.
Di Ursella nell’ambiente si parla da anni, sin da quando appena diciottenne lasciò la tranquillità del ciclismo italiano e di un team affermato come il Borgo Molino Rinascita Ormelle per approdare al devo team della DSM. Poi il ritorno in Italia nel 2024 e pochi squilli degni di fatto, del suo talento sembrava che si fossero perse le tracce. Fino allo scoppiettante inizio stagione, che lascia intendere come qualcosa sia cambiato.


«Beh, sicuramente abbiamo lavorato bene tutto l’inverno e la squadra ha investito molto su preparatori e nutrizionisti, sui ritiri prestagionali, quindi questo inverno abbiamo fatto veramente un bel blocco di lavoro. Devo dire, a onor del vero, che erano gare perfette per le mie caratteristiche, erano cerchiate in rosso nel mio calendario, quindi era voluto il fatto di iniziare la stagione così forte, ma è chiaro che non pensavo che avrei ottenuto così tanto».
Sono stati più importanti i risultati che hai ottenuto nel calendario di categoria o le prestazioni che hai ottenuto al Giro di Sardegna, tra l’altro centrando anche una top ten?
Sono state entrambe importanti nello sviluppo della stagione. Volevo quei risultati, ma speravo anche in buone prestazioni in Sardegna confrontandomi con un livello superiore e alla fine è arrivato un settimo posto che ha portato un po’ di morale.


Che cosa è cambiato passando alla Padovani, dove sei al secondo anno?
Lo spirito di correre, è quello che mi era mancato gli anni prima, lo spirito che ci trasmette la squadra. Devo dire che è un elemento fondamentale per me in questo inizio stagione, ho avuto grande collaborazione in occasione delle mie vittorie.
Guardando adesso con qualche stagione di distacco e con un po’ di esperienza in più, come giudichi quei due anni al devo team della DSM?
Sicuramente mi sono serviti tanto per crescere, per imparare un modo di lavoro che qua in Italia non era ancora così evoluto. Sono passati pochissimi anni, eppure in questo mondo sembra una vita. Proprio sulla base della mia esperienza posso dire che a quei livelli ci siamo arrivati anche noi squadre Continental, quindi mi è servito molto per imparare un metodo di lavoro nuovo e diverso.


Da questo punto di vista, con la Padovani trovi molte differenze rispetto a quello che era in Olanda?
Ora no, anche se a ben guardare devo dire che in Olanda erano davvero metodici, quasi rigidi nell’applicazione del lavoro. In Italia siamo un po’ più liberi, più tranquilli, più pronti a mantenere quel pizzico di inventiva che serve sempre. D’altronde non dimentichiamo che rispetto a quel team del WorldTour siamo una squadra più piccola, che comunque sta crescendo. Là avevano già una struttura formata.
Quando tu eri passato nel 2022 c’era però chi diceva che per te poteva essere un po’ troppo presto e c’era il rischio di bruciarti nel passare a un team così importante…
Ora posso dirlo, era anche nei miei pensieri. Anch’io avevo questa paura, ma quando hai quell’occasione davanti è difficile dire no e riflettendoci oggi, sicuramente non rimpiango la scelta che ho fatto, mi è servita per crescere. Quest’anno sto portando i risultati che sarebbero dovuti arrivare un po’ prima, ma l’importante è che arrivino.


E dove vuoi allungare la tua serie?
Adesso andiamo a fare l’Olympia Tour in Olanda a fine marzo e poi il calendario di aprile e dei mesi successivi dobbiamo ancora completarlo in base agli inviti e alle possibilità che si presenteranno.
Tu sei portato a emergere più nella prima parte di stagione rispetto alla seconda?
Da under non lo so perché non ho mai trovato la continuità che avrei voluto, quindi quest’anno avanzo un po’ a tentoni, è tutta una scoperta. Anche da junior sono sempre riuscito a partire forte, ma riuscivo a mantenere la forma tutta la stagione, quindi spero sia così anche quest’anno.


Come mai non sei riuscito nelle ultimissime stagioni a avere questo riscontro?
Sono pesati gli infortuni, sia l’anno scorso che al primo di categoria. Nel mezzo ci sono state due stagioni dove devo ammettere che non c’ero di testa.
Se dovesse venire a bussare da te qualche squadra estera, cosa faresti?
Con la consapevolezza del metodo di lavoro che bisogna seguire per andar forte, penso che accetterei se significa approdare in un team Professional o anche meglio. Entrare in una di quelle squadre ti porta poi a crescere, quindi magari entri con un ruolo subordinato, poi magari cresci e le cose possono cambiare.