Giro della Lunigiana Juniores 2025, panoramica (foto Giro della Lunigiana)

Gli juniores spingono, ma il Lunigiana non cambia

06.02.2026
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Forse avrete letto i nostri resoconti dalle due riunioni che si sono svolte finora fra un nutrito gruppo di dirigenti e tecnici di squadre juniores, i cui frutti sono ora allo studio delle altre società. Uno fra i punti più dibattuti (e desiderati) da coloro che hanno partecipato a questi meeting è se sia il caso o meno di mantenere il concetto di rappresentativa regionale per i campionati italiani e il Giro della Lunigiana. E’ evidente che gli interessi dei team spingano verso una visione sempre più vicina al professionismo, mentre la Federazione abbia a cuore una visione meno estrema e più promozionale.

Perché allora non chiedere il punto di vista degli organizzatori? Fra gli U23, il Tour de l’Avenir ha spiegato la scelta di spostarsi dalla parte dei devo team, voltando le spalle alle nazionali. Cancellando la Nations Cup, è stata la stessa UCI a dare la spallata definitiva a un certo modo di intendere l’attività. Questo però fra gli juniores non è ancora accaduto e forse non avverrà fino a che anche l’ultima squadra WorldTour non si sarà dotata di un team U19. Ne abbiamo parlato con Alessandro Colò, uno dei sei soci che organizzano il Giro della Lunigiana.

Alessandro Colò, ex corridore e ingegnere, è uno dei sei organizzatori della corsa ligure (foto Giro della Lunigiana(
Alessandro Colò, ex corridore e ingegnere, è uno dei sei organizzatori della corsa ligure per juniores (foto Giro della Lunigiana)
Alessandro Colò, ex corridore e ingegnere, è uno dei sei organizzatori della corsa ligure (foto Giro della Lunigiana)
Alessandro Colò, ex corridore e ingegnere, è uno dei sei organizzatori della corsa ligure per juniores (foto Giro della Lunigiana)
Vedremo un Lunigiana per squadre di club?

Posso dare il mio punto di vista e quello del Comitato organizzatore. Siamo sei soci (gli altri cinque sono Lucio Petacchi, Michele Ricci, Marco Danese, Christian Castagna, Renato Di Casale, ndr) e più o meno tutti siamo concordi nella visione che avere il formato a regioni e per nazioni renda l’evento più prestigioso. Sappiamo che è una complicazione per i club juniores, perché non possono esporre la loro maglia e i loro sponsor, però noi guardiamo il nostro interesse.

In cosa il vostro interesse non coincide con il loro?

Per il fatto che quando presentiamo l’evento alle istituzioni e allo sponsor privato e diciamo che è un evento dedicato ai migliori di ogni regione e di ogni nazione invitata, notiamo un interesse superiore. E’ un aspetto apprezzato da sempre, quindi è un punto che non vorremmo modificare. Almeno a breve siamo certi che non avverrà.

Fra le criticità indicate dai team c’è la difficoltà nel programmare la preparazione degli atleti, mandandoli ad esempio in ritiro, dato che i tecnici regionali farebbero le convocazioni guardando gli arrivi delle ultime tre settimane…

Questo può avere un senso per i corridori meno forti. L’atleta di alto livello è già noto al commissario tecnico della nazionale juniores e a quello della regione. C’è già un rapporto di conoscenza tale da sapere se la convocazione sia o meno nell’aria. Se ha fatto dei buoni risultati, anche se va in ritiro e nell’ultimo mese corre poco e non si piazza, viene comunque convocato. Questo dice anche la storia. Se invece per essere convocato devi fare risultati nell’ultimo mese di gara, il discorso è diverso.

Edizione 2025, nel Trentino a corso anche Magagnotti (numero 253), vincitore di una tappa (foto Giro della Lunigiana)
Edizione 2025, nel Trentino a corso anche Magagnotti (numero 253), vincitore di una tappa (foto Giro della Lunigiana)
Edizione 2025, nel Trentino a corso anche Magagnotti (numero 253), vincitore di una tappa (foto Giro della Lunigiana)
Edizione 2025, nel Trentino a corso anche Magagnotti (numero 253), vincitore di una tappa (foto Giro della Lunigiana)
Quindi la rimostranza potrebbe avere senso per gli atleti di livello inferiore?

Se rischi di non essere convocato, è più probabile che ti chiamino se vai forte nell’ultimo mese. Questo è vero ed è un piccolo problema. La squadra juniores che fa l’investimento di mandarlo in altura a sue spese, non ha un ritorno diretto. Su questo sono d’accordo ed è una visione lecitissima da parte del team. Però la storia dice che quelli buoni sono sempre venuti tutti.

Hai parlato di tecnico della nazionale juniores…

Dietro le convocazioni c’è spesso anche lui. Se un atleta è finito nel suo mirino, il cittì gli chiede anche di partecipare al Lunigiana, anche grazie al rapporto che ha con i tecnici regionali. Però ci sta che se questi sono i criteri, l’atleta di livello leggermente più basso rischi di non essere convocato.

Ci si lamenta che i tecnici regionali non abbiano un livello all’altezza della categoria.

Sono abbastanza sicuro che sia un incarico non remunerato, per cui spesso si ritrova a farlo un appassionato, che certamente capisce di ciclismo, ma non è il suo obiettivo principale. Mentre nelle squadre di buon livello, il direttore sportivo lo fa di mestiere, quindi è più preparato e mediamente ha un livello un po’ più alto rispetto ai tecnici regionali. Ho detto mediamente, perché ci sono anche tecnici regionali molto esperti e in certi casi più qualificati di quelli dei club. Però è evidente che ci sia questa differenza, anche in termini di esperienza. Il commissario tecnico della regione, almeno su strada, segue un massimo di due o tre eventi all’anno. 

Fra i tecnici regionali ci sono anche ex pro’ come Capecchi, certamente molto qualificato
Fra i tecnici regionali ci sono anche ex pro’ come Capecchi, certamente molto qualificato
Da questa risposta si percepisce anche il fatto che ormai il ciclismo juniores abbia due velocità.

E’ vero. Ci sono dei big team che la fanno da padroni, perché hanno la possibilità di attingere a budget superiori. Possono avere i corridori migliori e permettersi un calendario più impegnativo, che forma i loro atleti che già sono più buoni e li porta a un livello più alto. E poi ci sono i team che hanno budget inferiori e quindi devono per forza correre localmente, senza potersi permettere troppi lussi. Mediamente parte sempre tutto dal budget, per cui percepisco questo doppio livello di velocità.

Il fatto di avere la formula per regioni dipende da una vostra scelta oppure c’è un impegno con la Federazione?

Non c’è nessun impegno. Ogni anno abbiamo da 10 a 20 richieste di club stranieri juniores che vogliono partecipare, ma noi siamo fermi sulla nostra scelta di mantenerlo per regioni e per nazioni. Questo a volte è limitante, perché potresti perdere l’atleta che va fortissimo e magari non può partecipare perché la sua nazionale non ha il budget sufficiente. Però secondo noi tenere il punto ci premia.

Il Tour de l’Avenir ha accettato la svolta…

Quello è un discorso un po’ diverso. Per come si è evoluta la categoria under 23 negli ultimi anni, la loro scelta ha maggior senso. Per noi è diverso. Non esistono le continental fra gli juniores, anzi resiste un po’ di attività giovanile come dieci anni fa. Quindi l’evoluzione negli juniores c’è stata, ma non è decisa e importante come negli under 23.

Siamo realisti, può essere una questione di tempo secondo te? 

Sì, può essere una questione di tempo. Potrebbe essere che tra due anni faremo di nuovo questa telefonata e avremo risposte diverse.