Nei giorni scorsi avevamo visto Filippo Grigolini emergere in maniera prepotente anche su strada dopo la sua splendida stagione nel ciclocross. Per associazione d’idee abbiamo così pensato a Stefano Viezzi e anche per lui l’ultima gara disputata è stata quella dove ha lanciato un primo segnale, centrando la Top 10 in una classica del calendario U23 come la In Flanders Fields.
Il friulano, alla sua seconda stagione nella Alpecin non è solito lasciarsi andare ad alcun eccesso, né in positivo né in negativo e guarda con fiducia al prosieguo della stagione.


«E’ andato tutto liscio per ora. Seguendo due attività non sono mai fermo. Dopo il necessario riposo post-ciclocross ho fatto qualche gara di un giorno, poi il Tour de Bretagne dove sono stato abbastanza costante. Questa settimana inizio un’altra corsa a tappe per poi farne altre 2-3 e gli italiani sia su strada che di gravel, questo è il mio programma».
Guardando la tua stagione fino ad ora non emergono grandi risultati, ma una certa crescita, soprattutto negli ultimissimi tempi. E’ dovuta anche a una crescita di condizione che finalmente sta arrivando?
Direi di sì. Sono al secondo anno, comincio ad abituarmi. L’anno scorso con più tempo, più ore in bici, più chilometri e anche percorsi più duri, a inizio stagione ne ho risentito tanto e avevo qualche difficoltà ad arrivare a fine gara. Sapevo che comunque erano tutte cose temporanee, perché poi già a metà stagione sono riuscito ad adattarmi a questi ritmi e sono migliorato. Quest’anno ormai ho già qualche giorno di gara alle spalle e vedo i miglioramenti.


Rispetto allo Stefano Viezzi di 365 giorni fa, ci sono più cambiamenti a livello fisico o proprio di interpretazione delle gare, parlando sempre della strada?
E’ una bella domanda. Rispetto a un anno fa i ruoli in squadra sono cambiati perché l’anno scorso dovevo solo aiutare gli altri. Quest’anno la squadra vorrebbe qualcosa da me, studiare la strategia di gara in modo di fare qualche risultato. Anche l’aspetto fisico, devo dire, è molto migliorato, ora tutto ciò si deve solo tradurre in risultati.
Alla Alpecin come sta andando, come ti trovi e come ti vedono?
Danno lo stesso valore ad entrambe le discipline, forse addirittura un po’ più alla strada perché alla fine è quella che ti fa crescere come valori e poi hai un’altra visibilità rispetto al cross. Quel che conta è che io mi trovo bene con la squadra, adesso ho capito tutti i meccanismi perché sai, ogni squadra ha i propri.


Da quello che vedi sei un corridore più da prima o seconda parte della stagione?
Non lo so ancora. Ci sono stagioni dove mi sono preparato meglio per l’inizio e altre dove invece ho trovato una condizione migliore nella seconda parte. Quest’anno non penso di essere ancora arrivato in condizione. Penso di arrivarci come preparazione in coincidenza del Tour de l’Avenir che probabilmente farò con la squadra. Adesso sto piano piano salendo di forma e sono propositivo.
Qual è stata la gara 2026 che ti è piaciuta di più?
Direi la Parigi-Roubaix di categoria. Non è che abbia ottenuto chissà quale risultato (ha chiuso 15° a 1’27” dal vincitore Donati, ndr) ma sono andato bene come valori. Ho avuto un po’ di sfortuna e ho bucato, ma mi sono veramente divertito. E poi correndo poche ore prima dei pro’ erano tutti là a fare il tifo ed è stato davvero emozionante.
Da qui alla fine della stagione che cosa chiedi?
Di andare bene e continuare a salire di forma, se tutto va come deve spero tanto che da qui alla fine arrivi anche per me il momento di alzare il braccio in segno di vittoria…