Stefano Viezzi, Patrick Pezzo Rosola, tricolore, Under 23, juniores 2026

Ai tricolori di cross brillano i giovani: Pezzo Rosola e Viezzi (finalmente!)

11.01.2026
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BRUGHERIO – La foto dei campionati italiani di ciclocross è racchiusa nel duello che ha visto protagonisti Patrick Pezzo Rosola e Filippo Grigolini. Una sfida a colpi di sorpassi, guida, tecnica, fango e strappi fatti con il sangue in gola. Il sipario si apre alle 9,10 del mattino, quando ancora il Parco Increa è avvolto da una luce fioca che scalda poco o nulla. Sul percorso inizia il valzer della gara juniores, con i due giovani diavoli che fanno la felicità di Pontoni finalmente a duello. Nessun colpo è proibito, non si escludono giochi di posizione e scenari che cambiano giro dopo giro. 

Ci hanno provato a mischiare le carte in tavola, eppure la legge del più forte ha premiato chi ha saputo soffrire di più. Patrick Pezzo Rosola concede il bis e la maglia tricolore per la categoria juniores non cambia proprietario, con buona pace di Filippo Grigolini che oggi non è riuscito ad esprimere il suo miglior passo. 

Uno pari

I colori che distinguono la maglia di campione europeo brillano sotto al sole di Brugherio, e Filippo Grigolini per un momento ha allungato provando a dettare il suo ritmo e mettere in difficoltà l’amico e rivale Patrick Pezzo Rosola. Ma il figlio d’arte ha avuto la caparbietà di non farsi mettere dietro, rilanciando e ripartendo dopo ogni ostacolo, curva, pendio. 

«E’ importante aver confermato il tricolore conquistato da junior di primo anno – spiega Patrick Pezzo Rosola – e ci tenevo tanto visto che è la corsa di casa per il team FAS Airport Service-Guerciotti-Premac. Ho trovato subito un buon feeling con il percorso, che essendo ghiacciato è risultato più veloce e scorrevole. Sono riuscito a guidare meglio di Filippo (Grigolini, ndr) nelle parti di contropendenza, lì ho scavato il margine giusto per vincere, che alla fine è stato di soli tre secondi».

Il rimpianto

Filippo Grigolini scende dal camper del Team Cingolani Specialized con il ciuffo biondo che gli copre gli occhi e sorride. Subito si capisce che il giovane friulano ha messo la delusione alle spalle con la velocità che solo i ragazzini sanno avere. Qualcosa non è andato nella direzione voluta, Grigolini fa spallucce e sa di poter contare su altre occasioni sempre contro l’avversario e amico Pezzo Rosola.

«Ora il conteggio tra me e Patrick (Pezzo Rosola, ndr) è di uno a uno – ci dice – vedremo al mondiale di febbraio chi riuscirà a portarsi a casa l’ultimo simbolo a disposizione, quello più importante. Oggi è stata una giornata strana, nella quale ho fatto fatica a trovare il mio ritmo e spingere fino in fondo. Probabilmente ho sbagliato qualcosa nelle scelte tecniche, non ho trovato la pressione giusta per i copertoni e sentivo di non pedalare al massimo delle mie possibilità». 

La legge di Viezzi

Ritmo e scelte tecniche, un binomio difficile da mettere insieme perché il fango del percorso al Parco Increa cambia velocemente. Le temperature si alzano e danno un piacevole sollievo alla pelle dei presenti, che si godono qualche grado in più. Il terreno però diventa insidioso e guidare difficile, in alcuni tratti di contropendenza gli atleti sembrano pedalare sulle uova. Così quando entrano in gioco gli under 23 uomini lo scenario è completamente diverso, non cambia però il risultato con Stefano Viezzi (insieme a Pezzo Rosola nella foto di apertura) che trova la giornata giusta dopo tanto tempo e scava un solco tra sé e gli altri. 

«Il percorso non era facile – racconta Viezzi dietro al palco in attesa di ritrovare il tricolore – ho anche preso un paletto e mi si è rotto un rotore che chiude la scarpa destra. Samuele Scappini e Tommaso Cafueri me l’hanno fatta sudare questa vittoria, sono partiti bene ma io ho tenuto sempre il mio passo. Quando sono rientrato sapevo di dover stare davanti, soprattutto nelle parti più tecniche in modo da poter decidere le traiettorie. Rispetto alla prova del mattino il fango era completamente differente, i primi due giri sono serviti per trovare le misure e capire come muovermi

«Il tricolore – conclude – era uno degli ultimi obiettivi della stagione, l’altro sarà il mondiale. Ora ho le due gare finali di Coppa del mondo e voglio provare a giocarmi le mie chance per la classifica. Il mondiale sarà un’altra gara secca e aperta, senza un grande favorito, quindi sarà importante arrivare pronto e rifinire bene la condizione».

Agostinacchio rallenta

Il giovane Agostinacchio, Mattia, non è mai riuscito ad essere parte dei giochi nella prova under 23. Una flessione dopo l’ottima partenza di novembre e dicembre che però ci può stare. Al primo anno nella categoria e con il pensiero del cambio squadra alcuni meccanismi che prima venivano naturali possono diventare più pesanti. Non serve spaventarsi, ma prendere fiato e guardare al mese di febbraio con la consapevolezza di avere le carte giuste per restare in partita, il titolo europeo da primo anno U23 non si conquista per caso. 

«Sono già due settimane che faccio fatica a trovare la prestazione – racconta Mattia Agostinacchio una volta smaltita la delusione – devo capire che problema ho, sia fisicamente che mentalmente non sono stato bene. E’ partito tutto con i due ritiri nelle ultime prove in Belgio, a Dendermonde e Loenhout. Forse è più una cosa di testa, anche a livello atletico sento però di non essere al massimo. Magari è solo un periodo negativo da buttare alle spalle, vediamo come proseguirà la stagione. Domani parlerò con la squadra. Pensavo di essere migliorato questa settimana, ma evidentemente c’è qualcosa che non va».