Certe volte un secondo posto può dire molto, quasi quanto una vittoria. Al GP Sportivi di Poggiana, dietro il vincitore Nicolas Milesi, è giunto Tommaso Anastasia, il “nipote d’arte” della Technipes che si sta mettendo sempre più in luce in questa stagione, tanto è vero che è in procinto di partire per la Francia per affrontare la grande avventura del Tour de l’Avenir con la nazionale italiana. Un approdo meritato non solo grazie alla prestazione veneta, ma a un insieme di tutta la stagione.


Che qualcosa in Anastasia sia scattato si coglie già dalle sue prime parole, dal guardare quel secondo posto in una classica internazionale dove riesce a malapena a nascondere quel pizzico di amaro in bocca, perché un secondo posto è tanto ma non è tutto.
«E’ stato forse il risultato più importante – dice – eppure a mente fredda penso che non ho corso al meglio. Il secondo posto è arrivato dopo una gara dura e calda e credo che questo abbia pesato, mi è mancato un po’ di spunto in più in volata, ma forse ho aspettato un po’ troppo a partire».
Nell’evoluzione della stagione, comunque, stai risultando sempre più come uno degli elementi di punta della Technipes…
Beh, noi non partiamo quasi mai con un vero e proprio capitano, cerchiamo di giocarci tutte le carte al meglio in base alle caratteristiche di ciascuno relativamente alla corsa che affrontiamo. Poi, ovvio, se c’è uno più in forma di un altro, si cerca di aiutarlo a fare il meglio possibile ma cerchiamo di non avere mai una sola freccia al nostro arco.


Come giudichi fino adesso questa tua stagione, stai notando dei miglioramenti rispetto al passato?
Sì, sono al secondo anno, ma è il primo senza scuola, sulla quale mi sono concentrato l’anno scorso. Ora mi dedico a tempo pieno al ciclismo, alla mia performance e sono migliorato tanto. Anche se ho ancora non ho vinto una gara quest’anno, ho colto diversi piazzamenti in corse internazionali che mi hanno fatto piacere perché penso che siano il termometro della mia evoluzione.
Piazzamenti che non sono passati inosservati, visto che sei nella nazionale per il prossimo Tour de l’Avenir…
Sì, durante il Giro Next Gen ho saputo che la Federazione ha deciso di fare una nazionale di ragazzi che non corrono nei devo team e già alla fine del Giro sapevo che sarei stato convocato. Per ora non abbiamo dei ruoli definiti, penso che in base alle proprie caratteristiche, ognuno cercherà di fare bene nelle tappe personalmente più adatte.


Che, come hai detto prima, è un po’ un modo di correre che si confà alle tue abitudini…
Sì, anche da noi ognuno cerca di sfruttare i propri punti di forza e sfruttare i momenti della corsa. Penso che correremo allo stesso modo anche con la nazionale e questo dà molte possibilità di emergere. Non è anarchia, è solo libertà di potersi esprimere in un contesto importante come quello transalpino cercando di onorare la maglia azzurra al meglio.
Tuo zio Flavio, che ha fatto l’Olimpiade a Barcellona nel ’92, continua a seguirti e a darti consigli?
Sì, ci sentiamo spesso ma non abitiamo vicinissimi perché io sto a Verona, lui a Milano e quindi non ci vediamo così spesso, ma ci sentiamo, mi dà qualche consiglio, segue le mie corse.


Tu sei al secondo anno, comincia a profilarsi anche qualche contatto con squadre per farti passare di categoria?
Ho avuto qualche contatto dopo la primavera, ma per il momento solo qualche chiacchiera, niente di definito. Sicuramente se qualcuno che mi ha seguito ha qualche dubbio, sul palcoscenico dell’Avenir, potrebbe toglierseli…
Hai in questa ultima parte di stagione, chiaramente incentrata sulla corsa francese, un desiderio particolare?
Dopo la gara a tappe transalpina ci saranno ancora diverse corse qui in Italia a settembre, in cui mi piacerebbe fare bene e poi magari mi piacerebbe indossare la maglia azzurra anche al mondiale under 23 per poi chiudere alla grande al Piccolo Lombardia. Insomma, di occasioni ce ne sono ancora e almeno una vorrei coglierla per togliere quello zero dalla casella delle vittorie…