La categoria under 23 sta subendo continui rimescolamenti e decisioni che danno sempre più l’impressione della sua marginalità all’interno del ciclismo. Anche l’UCI ha dato un colpo abbastanza deciso eliminando la Nations Cup, una serie di corse a tappe che davano punti grazie ai quali si delineava una classifica delle nazionali. Questa serviva poi per decidere quanti corridori ogni Paese potesse portare ai vari impegni, tra cui il mondiale. L’Italia nelle ultime stagioni è stata ai vertici di questa classifica grazie al lavoro svolto da Marino Amadori, il cittì, e dai suoi ragazzi.
Inoltre l’Unione Ciclistica Internazionale (UCI) ha escluso le squadre professional dalle corse internazionali under 23. Una scelta che ha portato all’annullamento del progetto giovani dei Reverberi e che ha dato qualche problema alla MBH Bank, diventata professional proprio nel 2026 e che sulle gare internazionali under 23 puntava per far crescere i giovani (Nespoli, Bracalente, Cipollini e Chesini).


Nuovi equilibri
In questo inizio di stagione Marino Amadori si trova nella posizione di dover pensare e progettare un 2026 diverso, con nuovi equilibri da trovare e un lavoro che cambia. Il suo ruolo rimarrà centrale per i ragazzi under 23, ma è evidente che nel tempo si è andato modificando. Basti pensare che lo scorso anno per la prima volta la nazionale non ha effettuato il classico ritiro a Sestriere per preparare il Tour de l’Avenir.
«Siamo comunque pronti a iniziare – dice Amadori con il solito spirito – ci sono da capire alcuni meccanismi interni alla Federazione ma i macro obiettivi sono decisi. Avremo come sempre mondiali ed europei come focus della stagione, a questi si aggiungono i Giochi del Mediterraneo che si correranno in Italia (a Taranto, in Puglia, ndr)».
«Aver tolto la Nations Cup (della quale faceva parte anche il Tour de l’Avenir, ndr) – riprende il cittì – fa capire come i devo team siano ormai centrali nella crescita dei corridori. Noi come Federazione dovremo dare supporto ai ragazzi delle squadre continental e di club».


Cosa vuol dire non avere più la Nations Cup?
Dal mio punto di vista vuol dire non avere più degli appuntamenti fondamentali per poi costruire un gruppo coeso e forte che possa arrivare pronto a mondiali ed europei. Erano delle gare importanti, io arrivo dalla scuola di Alfredo Martini dove la squadra è tutto. Non avere il riferimento della Nations Cup fa la differenza, vedremo nelle prossime settimane di trovare un equilibrio insieme alla Federazione.
Quali saranno gli obiettivi ora?
Quello primario sarà fare qualche corsa a tappe in più per dare la possibilità ai ragazzi che non sono nei devo team di poter comunque avere un calendario importante, che permetta loro di crescere e fare esperienze di un certo livello.


Come cambia il calendario per la nazionale under 23?
Per questo dovremo parlare con la Federazione, ma la mia idea sarebbe di provare a fare qualche gara a tappe con una rappresentativa nazionale. Ad esempio cercheremo di capire quali squadre saranno escluse dal Giro Next Gen e con le gare all’estero trovare un modo di garantire comunque un’attività internazionale ai ragazzi di formazioni continental e club.
Hai già individuato quale corsa?
Nel 2026 le gare che prima erano di Nations Cup e alle quali abbiamo sempre preso parte, come Orlen Nations Grand Prix, in Polonia e Corsa della Pace, in Repubblica Ceca, rimangono nel calendario come gare 2.2U (gare a tappe per under 23,ndr). Terranno aperte le iscrizioni alle nazionali e ai team.


I devo team hanno spinto per avere sempre più controllo e infatti nel 2025 già si parlava di un Tour de l’Avenir a squadre…
Quest’anno il Tour de l’Avenir sarà misto: riservato alle squadre e alle selezioni nazionali. I migliori ragazzi del nostro Paese andranno con i team (Lorenzo Finn dovrebbe correre con la Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies, ndr). E’ chiaro che con i migliori atleti impegnati con i devo team per noi sarà difficile competere, per questo con grande probabilità non ci saremo come nazionale.
Nemmeno con qualche ragazzo di formazioni continental o di club?
Non avrebbe senso, con loro mi piacerebbe fare un percorso di crescita che possa passare da gare a tappe di buon livello ma dove c’è margine per provare a fare qualcosa. Individueremo un gruppo di una decina di corridori con i quali costruire un percorso di avvicinamento al professionismo.
Il tuo ruolo rischia di diventare quello di selezionatore più che di cittì?
Sì, si avvicina molto a quello che fa il cittì dei professionisti (Roberto Amadio, ndr) dove in base al lavoro dei vari team ti trovi a dover fare delle scelte in base a programmi e obiettivi scelti da altri.