Van der Poel in MTB, tutto sbagliato: guida, tattica, posizione

Van der Poel in MTB, l’analisi di Bramati: quanti errori…

01.09.2026
7 min
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Non soltanto per un fatto di condizione fisica e posizione in bicicletta, su cui comunque a breve ragioneremo. La disfatta di Van der Poel ai mondiali di mountain bike in Val di Sole è dipesa anche da una gestione tattica un po’ troppo spavalda e alle inevitabili conseguenze.

«Dipende con che mentalità arrivi  – dice Luca Bramati, che se ne intende – e lui è venuto il Val di Sole con la mentalità “tanto vinco io”. Ma il livello degli atleti è salito tanto anche qui, quindi non devi venire a fare lo spiritoso perché questi, come si dice in gergo da noi, ti purgano.

«A Les Gets di venerdì aveva già fatto lo spiritoso. Pim, pum, pam, ma quando in gara la domenica hanno aperto il gas, lui non aveva più gambe. Lo hanno purgato in Francia e lo hanno ripurgato ai mondiali. E forse ha sbagliato anche la tattica, perché secondo me doveva andare dietro a Pidcock e sfruttare il suo lavoro. Solo che lui non ha la mentalità di andare dietro qualcuno. Lui ha la mentalità di stare davanti…».

Il gruppo dirigente con Luca Bramati e sua figlia Lucia, nuova stella del team femminile
Luca Bramati, primo da sinistra, è il tecnico del team di ciclocross di Guerciotti, in cui corre anche sua figlia Lucia
Luca Bramati, primo da sinistra, è il tecnico del team di ciclocross di Guerciotti, in cui corre anche sua figlia Lucia

Eppure dopo la Coppa del mondo di Les Gets, al pari del cittì Celestino, anche Bramati aveva inserito Van der Poel tra i quattro favoriti per il mondiale, assieme a Pidcock, Boischi e Vidaurre, che su quel percorso era sempre andato forte.

«Alla fine non ci sono andato tanto lontano – sorride Bramati – nel senso che i francesi si sono fatti fuori per non far rientrare Pidcock e Van der Poel. Hanno tirato alla morte e si sono spenti. Pidcock è stato molto intelligente, non ha avuto fretta ed è venuto fuori al momento giusto. Vidaurre ha forato, mentre Van der Poel non è mai entrato in corsa».

Sei riuscito a osservarlo bene?

Nel primo giro è passato davanti a me ed era proprio al fianco di Pidcock. Davanti avevano dei corridori un po’ più lenti e per passarli uno è andato a destra e l’altro a sinistra. Pidcock è andato davanti e l’altro invece si è fermato lì, quindi non aveva le gambe.

La sensazione di Bramati è azzeccata: Van der Poel pare molto più basso del solito (foto Alessandro di Donato)
La sensazione di Bramati è che Van der Poel fosse molto più basso del solito (foto Alessandro di Donato)
La sensazione di Bramati è azzeccata: Van der Poel pare molto più basso del solito (foto Alessandro di Donato)
La sensazione di Bramati è che Van der Poel fosse molto più basso del solito (foto Alessandro di Donato)
Come si spiega secondo te? Va bene la mentalità, ma c’è dell’altro?

Non l’ho visto bene in bici, sembra che gli abbiamo cambiato la posizione e forse anche per questo non era brillantissimo e questo è strano. Magari sono io che guardo tanto la parte tecnica dato che lo faccio di lavoro, ma uno che è sempre tanto elegante sulla bici da strada e anche su quella da cross, sulla mountain bike mi è sembrato troppo chiuso. Molto basso di sella, troppo compresso.

Pensi che per farlo andare meglio abbiano rivisto la posizione in sella? Ha senso?

Ovviamente no. E’ vero che la mountain bike ti costringe a movimenti diversi, però la posizione della gamba è quella. L’altezza della sella e l’arretramento devono essere quelli. A tutti i miei clienti dico sempre: «Non è che quando cambiate bici, cambiate le gambe. Le gambe sono uguali». Puoi avere appoggi diversi sul manubrio, ma le gambe devono girare allo stesso modo. E Van der Poel non era sicuramente messo in sella allo stesso modo della bici da strada.

A Les Gets era lo stesso oppure ha cambiato per il mondiale?

Era così anche in Francia. Tanti che sono venuti a salutarmi me l’hanno fatto notare. Al momento ho pensato che magari il telescopico avesse perso tensione, però non era per quello. Era proprio la posizione in cui l’hanno messo. E non è un fatto di adattamento. Io passavo dalla mountain al cross e poi alla strada senza neanche un problema. Non ho mai fatto grandi gare su strada, però ci allenavamo per i 3/4 del tempo con la bici da strada. Se non hai la posizione giusta e la triangolazione giusta, non vai avanti.

Il fatto che Van der Poel corra sempre su strada e poi passi un mese a Livigno per la preparazione in mountain bike può bastare oppure paga anche per questo?

Come ha dichiarato lui, oggi non basta più. I percorsi sono diventati molto più tecnici e infatti nella guida lo vedi molto legnoso. Non guidava male, però c’erano dei salti che lui ha costantemente evitato, perdendo del tempo. Non è quello che ha fatto la differenza, però vedevi Pidcock che saltava e whippava, mentre Van del Poel era molto rigido. Pidcock in sella è stato come al solito perfetto.

E come si spiega questa differenza tra loro due?

Semplicissimo: Pidcock abita ad Andorra, esce di casa, trova le montagne e si allena con la mountain bike. Van der Poel abita in Olanda, dove le trova le montagne, i sassi, i rock garden per allenarsi? Per questo va a Livigno, però non gli basta. In Olanda lo vedi fare i video sulla sabbia, lo vedi nei boschi, tutte cose che vanno bene per il ciclocross. Non è per caso che non ci siano mai stati belgi fortissimi nella mountain bike. Solo Meirhaeghe, che correva con me in Specialized e passavamo così tanto tempo in giro per il mondo, che per lui allenarsi a casa era quasi una rarità.

E’ possibile che la differenza tra Pidcock e Van der Poel sia legata anche alla costituzione fisica?

Van der Poel ha detto anche questo. Lui pesa 75 chili, Pidcock ne pesa 58. Su quel percorso le salite erano tanto in piedi ed è vero che la differenza la fai con watt e Van der Poel ha tanta potenza, però è anche vero che se ogni volta freni e riparti da fermo, alla fine quei chili li paghi tutti.

Fra Pidcock e la sua bici, un'intesa perfetta e una grande posizione (foto Alessandro di Donato)
Fra Pidcock e la sua bici, un’intesa perfetta e una grande posizione (foto Alessandro di Donato)
Fra Pidcock e la sua bici, un'intesa perfetta e una grande posizione (foto Alessandro di Donato)
Fra Pidcock e la sua bici, un’intesa perfetta e una grande posizione (foto Alessandro di Donato)
I watt non bastano, insomma?

Io l’avevo dato come favorito, perché comunque il motore c’è. E anche a chi mi diceva che non sia esattamente un biker, rispondevo che comunque stiamo parlando di un fenomeno e Pidcock come lui. Alla fine hanno piegato le orecchie anche a Boischi, che si è fatto fuori nei primi quattro giri per non far rientrare loro. Non esiste più quello che vince partendo forte dall’inizio, è cambiato anche questo. Lo stesso Vidaurre, che ha bucato, è bravissimo nel venir fuori alla fine.

Il contrario di quello che accade su strada quando c’è Pogacar, chissà cosa farebbe in mezzo ai biker?!

Sapete che gira voce che verrà a fare qualche gara in MTB? Mi ha stupito l’altro giorno vedere al paddock Alex Carera, che è il suo agente. Non mi era mai capitato. Hanno sicuramente degli atleti anche nella MTB, ma di solito quelli del fuoristrada glieli segue Marco Belotti, i Carera si muovono quando ci sono i pezzi grossi. Chissà se c’è del vero in quelle voci…