L’europeo gravel della Magnaldi, in slalom fra gli amatori

L’europeo gravel della Magnaldi, in slalom fra gli amatori

02.09.2026
6 min
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La trasferta azzurra a Houffalize (BEL) per l’europeo gravel non ha portato i risultati sperati. Dei 9 ragazzi selezionati da Pontoni (5 uomini e 4 donne) ancora una volta il risultato migliore è arrivato da Erica Magnaldi che arrivava dal titolo continentale dello scorso anno e che alla fine ha chiuso settima nella gara dominata dalle stradiste olandesi (titolo al Markus su Van Anrooij).

Una difesa più che onorevole del titolo, in una giornata che per sua stessa ammissione non era iniziata nel migliore dei modi: «Non era proprio un percorso adatto alle mie caratteristiche. Meno duro di quello dell’anno scorso, meno da scalatrice e più da specialista delle classiche belghe. Non era molto tecnico e in realtà da questo punto di vista mi piaceva. Ma era meno selettivo dell’anno scorso, lo diventava perché era molto lungo. Ma al di là del tracciato non era la mia giornata migliore.

Il podio finale delle donne con doppietta olandese grazie a Markus e Van Anrooij, terza la Dubau-Prevot (FRA, foto UEC)
Il podio finale delle donne con doppietta olandese grazie a Markus e Van Anrooij, terza la Dubau-Prevot (FRA), settima Magnaldi (foto UEC)
Il podio finale delle donne con doppietta olandese grazie a Markus e Van Anrooij, terza la Dubau-Prevot (FRA, foto UEC)
Il podio finale delle donne con doppietta olandese grazie a Markus e Van Anrooij, terza la Dubau-Prevot (FRA), Magnaldi settima (foto UEC)

Raffreddore e non solo…

«Non mi sono svegliata bene, era già da qualche giorno che ero un po’ raffreddata ma domenica in particolar modo e questo sicuramente non ha aiutato. Non avevo le sensazioni migliori. Ciò non bastasse, mi sono ritrovata in una gara completamente diversa da come me l’aspettavo…».

In sede di vigilia avevano tessuto le lodi di Houffalize, tempio della mountain bike nel secolo scorso (era insieme a Sankt Wendel la tappa più ambita della Coppa del mondo di cross country, una sorta di Fiandre e Roubaix delle ruote grasse). La sua fama però non è stata onorata al meglio dagli organizzatori locali ma soprattutto dall’UEC, attraverso una formula di gara oltremodo penalizzante.

Il danese Mads Wurtz Schmidt bissa la vittoria 2025, podio per Allena (BEL) e Vandeputte (BEL, foto UEC)
Il danese Mads Wurtz Schmidt bissa la vittoria 2025, podio per Alleman (BEL) e Vandeputte (BEL, foto UEC)
Il danese Mads Wurtz Schmidt bissa la vittoria 2025, podio per Allena (BEL) e Vandeputte (BEL, foto UEC)
Il danese Mads Wurtz Schmidt bissa la vittoria 2025, podio per Alleman (BEL) e Vandeputte (BEL, foto UEC)

Uno slalom prolungato per tutta la gara

«La gara è stata molto influenzata dal fatto che noi donne elite già dopo un paio di chilometri abbiamo trovato la strada completamente occupata dalle categorie amatoriali che erano partite prima di noi, in particolare dai più anziani che partivano proprio davanti a noi e quindi in tutto il tracciato, non c’è mai stata strada libera per noi, mai».

Uno sviluppo tanto inatteso quanto poco piacevole per Magnaldi, ma un po’ per tutte le ragazze, soprattutto se in palio c’era un titolo importante: «E’ stato sempre un continuo sorpasso, un chiedere pista e quindi molta selezione è stata fatta anche per colpa di questi buchi che si creavano nei sorpassi, amatori che non si riuscivano a superare immediatamente. Magari passava qualcuna di noi e staccava le altre senza volerlo.

La folla di elite e amatori al via. Una formula di gara che ha lasciato un po' a desiderare (foto @error.johnny)
La folla di elite e amatori al via. Una formula di gara che ha lasciato un po’ a desiderare (foto @error.johnny)
La folla di elite e amatori al via. Una formula di gara che ha lasciato un po' a desiderare (foto @error.johnny)
La folla di elite e amatori al via. Una formula di gara che ha lasciato un po’ a desiderare (foto @error.johnny)

L’inseguimento vanificato

«Due volte mi sono trovata a dover inseguire le prime perché ero rimasta dietro a dei gruppi di amatori che non ero riuscita a superare subito e anche questo mi ha fatto sprecare tante energie e alla fine ho un po’ pagato l’essere un po’ intralciata, ma come me tutte».

Una cosa che per certi versi ha riportato la Magnaldi alle sue radici, a quelle granfondo su strada dove ha svolto la sua gavetta: «Un po’ sì, mi ci ha fatto pensare, ma su strada è diverso, si riesce a passare in qualche modo sulle strade larghe, mentre lì, anche se non c’erano proprio dei tratti di single track, molto spesso era come se lo fosse. C’erano tante pietre, quindi i passaggi erano obbligati ed è stato veramente un continuo urlare “pista” ma non tutti ci lasciavano passare. E’ un po’ brutto che la nostra gara venga così influenzata da questo aspetto».

L'inseguimento della Magnaldi insieme alla Truyen, le due sono finite a oltre 7 minuti (foto @error.johnny)
L’inseguimento della Magnaldi insieme alla Truyen, le due sono finite a oltre 7 minuti (foto @error.johnny)
L'inseguimento della Magnaldi insieme alla Truyen, le due sono finite a oltre 7 minuti (foto @error.johnny)
L’inseguimento della Magnaldi insieme alla Truyen, le due sono finite a oltre 7 minuti (foto @error.johnny)

Fa parte del gioco? Non è proprio così…

Il fatto è che, al di là della particolare importanza che l’evento ha, non si tratta di un caso isolato secondo Magnaldi: «No, mi è già capitato altre volte in maniera diversa, per esempio al campionato italiano. Noi donne partivamo un minuto prima delle categorie amatoriali, però dei più giovani, quindi dai trent’anni in su e quindi lì era successa la cosa opposta: sono stati loro a raggiungerci quasi subito e andavano anche in quel caso a influenzare la nostra gara. Io ero da sola in testa e la seconda e la terza sono rientrate su di me perché insieme ad un gruppo di uomini che tiravano in pianura e chiaramente andavano più forte di me.

«E questo non è successo una volta sola. Su ogni strappo io mi avvantaggiavo – ricorda Magnaldi – ma le mie avversarie venivano riportate dentro dagli uomini. Questo è un aspetto che andrebbe migliorato nelle gare gravel, soprattutto quando si tratta di eventi così importanti. A Houffalize non era una gara comune, ci si giocava un titolo europeo. Si dirà che fa parte del gioco, che si mette in campo l’abilità di ciascuna di saper dribblare gli amatori e superarli più rapidamente. Sarà, ma non è proprio giusto, non garantisce la sicurezza né nostra né loro, perché ovviamente anche loro vogliono fare la loro gara».

Per Magnaldi una gara ostacolata dai continui sorpassi di amatori, con le fuggitive nascoste in avanti (foto @error.johnny)
Per Magnaldi una gara ostacolata dai continui sorpassi di amatori, con le fuggitive nascoste in avanti (foto @error.johnny)
Per Magnaldi una gara ostacolata dai continui sorpassi di amatori, con le fuggitive nascoste in avanti (foto @error.johnny)
Per Magnaldi una gara ostacolata dai continui sorpassi di amatori, con le fuggitive nascoste in avanti (foto @error.johnny)

Le fuggitive… nascoste nel gruppo

La fuga delle quattro con le tre olandesi e la francese è scaturita anche da questo: «Prima si erano avvantaggiate già in sei – racconta Magnaldi – c’erano anche le due svizzere insieme a loro. Io ho perso contatto due volte nei loro confronti per via di questi sorpassi nei tratti tecnici di discesa, così quando è iniziata la salita avevo del distacco, ho dovuto inseguire e praticamente in questo modo ho sprecato tanto. Oltretutto era anche difficile avere un riferimento visivo, perché io vedevo sempre e soltanto questo cordone di uomini davanti a me durante tutto il percorso. Alla fin fine è pur sempre un piazzamento nella top 10 in un campionato europeo».

Ma il gravel ti piace? «Sì, mi piace molto. Sia gareggiare che utilizzarla come mezzo d’allenamento alternativo, soprattutto perché ti permette, almeno ogni tanto, di non dover pensare al traffico. La trovo molto rilassante, divertente soprattutto adesso che comincio a prendere un po’ più di dimestichezza in discesa. Poi è un ambito in cui, almeno per il momento, posso fare la mia gara: c’è anche gioco di squadra, ma spesso ci si trova in una lotta uno contro uno e mi piace ogni tanto avere l’opportunità in gravel di pensare al mio risultato».

Per Magnaldi la gravel resta un obiettivo, ora vuole preparare con cura i mondiali (foto @error.johnny)
Per Magnaldi il gravel resta un obiettivo, ora vuole preparare con cura i mondiali (foto @error.johnny)
Per Magnaldi la gravel resta un obiettivo, ora vuole preparare con cura i mondiali (foto @error.johnny)
Per Magnaldi il gravel resta un obiettivo, ora vuole preparare con cura i mondiali (foto @error.johnny)

Ti vedremo al mondiale? «Sì, mi sono già organizzata per partire per il mondiale, visto che non è proprio dietro l’angolo (si correrà il 10 ottobre a Nannup, in Australia, ndr). Spero di adesso riprendermi da questo piccolo raffreddore, oggi parto per andare in altura e quindi farò un periodo di preparazione proprio improntato al finale di stagione. Col cittì Marco Velo si era parlato del mondiale ed europeo su strada, le convocazioni ufficiali non sono ancora state realizzate, ma ci sono buone possibilità che possa partecipare in supporto ad Elisa (Longo Borghini, ndr), visto che comunque sono abituata durante l’anno a lavorare per lei. Poi toccherà al mondiale gravel…».