Domenica sarà il grande giorno, l’apoteosi per i mondiali di mountain organizzati a Commezzadura (TN) che all’Italia hanno già regalato la grande soddisfazione del titolo iridato nel team relay. E’ chiaro però che tutti guardano alle prove assolute di cross country e domenica la gara maschile avrà tra i principali pretendenti alla maglia iridata anche Mathieu Van der Poel. Non è la prima volta che l’olandese ci prova, ma questa volta sembra esserci qualcosa di diverso.
Lo si è capito domenica scorsa a Les Gets (FRA), nella tappa delle World Series dove il campione dell’Alpecin ha dato spettacolo, trovando la strada sbarrata verso il ritorno alla vittoria nel massimo circuito internazionale dallo specialista francese Adrien Boichis e, per certi versi, da una “santa alleanza” dei padroni di casa ma questo non ha fatto altro che aumentare la fame di Van der Poel, proiettato verso un’impresa storica: conquistare la maglia iridata in 4 specialità diverse, dopo quelle già vinte su strada, ciclocross e gravel.


Mirko Celestino è naturalmente super impegnato in queste ore, ma ha ancora davanti agli occhi le immagini della gara francese e sa bene che il tulipano sarà un avversario di primissimo livello sulla strada del podio per i suoi ragazzi: «Di Van der Poel nella mountain bike e delle sue ambizioni avevamo già avuto modo di parlare – racconta il tecnico – ma domenica vedendolo in gara ho notato qualcosa di diverso e mi sono informato. Ho saputo che si è allenato parecchio a Livigno e ha usato tanto la mountain bike, ha quindi scelto un approccio diverso rispetto agli altri anni».
Quindi ha dato più attenzione alla mountain bike?
Probabilmente ha capito quel che richiedono questi percorsi: bisogna arrivare alle gare con una certa dimestichezza con il mezzo, abbiamo visto che qualche errorino negli ultimi anni l’ha fatto e allora probabilmente ha dedicato più tempo per arrivare più preparato dal punto di vista tecnico e della guida.


Van der Poel è solito, quando affronta la stagione del ciclocross, fare il ritiro prestagionale sulla strada e poi ripassare immediatamente al ciclocross. Dal punto di vista tecnico tra strada e mountain bike viene da pensare che la distanza sia maggiore, quindi serva più tempo da trascorrere in allenamento…
Assolutamente, questo lo posso anche confermare sulla base della mia esperienza, nel passare dalla strada alla mountain bike c’è voluto tanto, tanto tempo per imparare a guidare bene. Anche lui con le sue indubbie capacità e il suo talento deve trascorrere molte ore sulla mountain bike per arrivare al livello degli altri atleti che la utilizzano tutto l’anno. Hai tutto un altro tipo di guida, ti devi proprio abituare a lavorare con una bicicletta che ti scivola da una parte all’altra, cosa che la strada non ti permette, perché appena perdi aderenza con l’asfalto sei in terra e quindi questa cosa la devi pian piano assimilare.
Con tutto il rispetto per gli specialisti puri, dal punto di vista mediatico incuriosisce molto la presenza domenica di Van der Poel contro Pidcock. Mentre su strada i valori possono anche equivalersi, la differenza nella mountain bike fra i due (favorevole al britannico) è una questione prettamente tecnica?
Hanno entrambi un potenziale enorme, sanno spingere dei lunghi rapporti che sui percorsi moderni danno tanto vantaggio. Con la gamba che hanno su strada riescono a spingere rapporti che su questi percorsi mettono in crisi gli specialisti e domenica Van der Poel lo ha dimostrato. Sono due atleti che sono sempre temuti proprio perché fanno la differenza, riescono a mantenere delle velocità che pochi riescono a tenere.


Il percorso di domenica a Commezzadura a chi è più adatto?
E’ una bella domanda. Tra loro due vedo meglio Van der Poel. In generale però è un percorso che si adatta a tanti ma soprattutto ai nostri, con quelle piccole modifiche che hanno riportato, ma il 90 per cento è rimasto quello. Anche per questo sono tutti contenti e gasati di correre non solo in Italia, ma proprio su questo tipo di tracciato, perché gli piace sia il terreno che troviamo e sia la conformazione del percorso. Simone Avondetto e Luca Braidot arrivano davvero al culmine della forma.
Avversari principali i francesi?
Sicuramente, è tutto l’anno che stanno comandando loro con Boichis, Martin, Azzaro anche se quest’ultimo non sta tanto bene. Saranno gli uomini da battere, ancora di più che Van der Poel e Pidcock. Fra le donne vedo che la svizzera Frei non sta sbagliando un colpo, poi l’altra elvetica Keller, mentre la Pieterse non l’ho vista pedalare come negli anni migliori. E attenzione alla nostra Martina Berta che quando corre in casa si trasforma.


In casa italiana ci si attende tanto da Valentina Corvi che ha dominato nelle World Series U23, anche domenica a Le Gets, sembra però soffrire gli appuntamenti titolati…
Non nascondo che mi è passato anche a me in mente questo pensiero. L’anno scorso si è presentata in formissima al mondiale e ha trovato una giornata veramente difficile, idem quest’anno al campionato europeo. Noi faremo di tutto per lavorare con lei e non farle sentire troppa pressione. E’ molto giovane, sta correndo con una pressione addosso incredibile e quindi probabilmente deve ancora un po’ maturare in quell’aspetto lì.