Silvia Persico è in Belgio, approcciato ieri con una In Flanders Fields (l’ex Gand-Wevelgem) vissuta soprattutto in aiuto di Eleonora Camilla Gasparrini. Ma ci è arrivata con le pile ricaricate, rinfrancata dalla vittoria al Giro dell’Appennino. In carriera la Persico di vittorie ne ha già conquistate, ha un palmarés di tutto rispetto, anche con medaglie mondiali, ma la sensazione è che quel successo sia figlio di qualcosa di cambiato.


Silvia risponde volentieri al telefono dal suo punto d’appoggio, in attesa delle prove più prestigiose, le Monumento dalle quali vuole ottenere qualcosa d’importante: «Essendo in Belgio bisogna sempre cercare di correre davanti e risparmiare il più possibile, pensando soprattutto all’incidenza del vento che è sempre un fattore».
Tu vieni dalla vittoria al Giro dell’Appennino che ha avuto un sapore particolare. E’ come se fosse un biglietto da visita proprio per arrivare alle classiche del Nord…
Dopo il blocco in altura che ho fatto seguente al UAE Tour, mi sono sempre sentita molto bene, anche se sono stata piuttosto sfortunata e i risultati non erano stati pari alle attese, perché alla Strade Bianche avevo delle ottime gambe, ma sono caduta e poi alla fine abbiamo sbagliato strada. Alla Sanremo sono contentissima per il terzo posto di Eleonora, ma mi aspettavo un po’ di più da me stessa e infatti il giorno dopo ho corso con tanta rabbia in corpo e forse si è visto…


Durante l’inverno si era già parlato della convivenza con Elisa Longo Borghini, adesso Elisa ha detto che salterà la parte delle classiche delle Ardenne concentrandosi sulla Roubaix. Tu avrai più spazio, è come se potessi dire: Elisa, stai tranquilla, ci penso io…
Mi piacerebbe – ammette la Persico – per ora si sa che sarò al Brabante e all’Amstel. Freccia e Liegi non le faccio neanche io perché avrò bisogno di un periodo di stacco in vista del Giro. Mi piacerebbe puntare a far bene al Fiandre o comunque essere un buon supporto a Elisa per poi giocarmi le mie carte nelle altre corse.
Sono corse che ormai conosci, qual è quella che più si adatta alle tue caratteristiche?
Entrambe, ma dipende da come vorranno correre a livello di squadra, se dovrò fare qualcosa prima, lavorare per le altre. Io le ho cerchiate di rosso perché vorrei portare a casa qualcosa.


Tu sei una delle cicliste più versatili, visto il tuo passato e presente nel ciclocross e nel gravel. Sono doti che ti possono servire in questo tipo di gare, soprattutto in quelle dove c’è molto pavé?
Sì, soprattutto nello spendere meno energie a livello di guida, avere una guida un po’ più “light” aiuta a conservare energie importanti per la parte finale. A me piacciono molto quelle condizioni, magari fare un Fiandre sotto la pioggia mi darebbe un gusto particolare.
Torniamo al Giro dell’Appennino, che corsa è stata e come è arrivata la tua vittoria?
Abbiamo sempre cercato di stare davanti. Sul primo strappo c’è stata l’offensiva di Monica Trinca Colonel, ma sapevo che potevamo tenerla a bagnomaria, era un po’ il nostro piano, farla star fuori il più possibile fino alla seconda salita. Mentalmente e fisicamente stavo molto bene, quindi ho seguito Kim LeCourt Pienaar che è stata la prima che ha cercato di farla forte, poi ho provato anch’io. Siamo rimaste in un gruppetto con 3 ragazze della Visma che cercavano di partire una dopo l’altra e io a chiudere. La mia fortuna è stata che la salita è stata decisiva.


Perché?
L’avevo provata il giorno prima della Sanremo perché eravamo in hotel lì a Genova. Ho visto che saliva, poi scendeva un po’, poi risaliva. Così quando è partita Celia Gery, sapevo che non mancava tantissimo alla vetta. La discesa era un po’ pericolosa, quindi cercavo di prendere anche qualche metro per stare più dietro. Sul piano si era messa malino, perché erano rientrate due della Visma, dovevo giocarla d’astuzia sapendo che la Gery era la più veloce con la Brand, quindi ho deciso di prendere la sua ruota per la volata fatta tutta di grinta.
La vostra dà l’impressione di essere una delle squadre che lavora più sulla strategia, magari anche cambiandola in corsa…
Sicuramente. Alla fine nel meeting pre-gara abbiamo sempre una/due leader e studiamo più tattiche. Elisa alla fine è sempre la finalizzatrice, ma stiamo cercando anche di girarci tra di noi proprio per avere sempre pronta almeno un’alternativa che semplifichi anche il lavoro della stessa Longo Borghini liberandola da troppe pressioni. Arriviamo da un buon momento di forma, in gara dopo il giro di boa cerchiamo di fare un check generale per sapere che cosa fare, se attuare la strategia concordata o aggiornarla.


Essere in una squadra dove magari nella stessa corsa ci siete come punte tu ed Elisa oppure tu ed Eleonora, è un vantaggio o uno svantaggio sulla base delle ambizioni personali?
Dipende un po’ come la si prende. Alla fine io sono una molto altruista, molte volte penso più alle mie compagne che a me stessa, ma credo che faccia parte anche del mio carattere. Quindi per me non c’è nessunissimo problema a lavorare, ovvio che mi piace prendere anche i miei spazi quando possibile, l’importante è che tra noi ragazze si è creato un rapporto che va anche oltre il ciclismo, quindi credo che ognuna di noi alla fine farebbe quello che faccio io.