Monica Trinca Colonel è forse l’atleta che nel 2025 è cresciuta di più. La portacolori della Jayco-AlUla si è resa protagonista di prestazioni ed exploit davvero importanti. E guardando il tutto in ottica futura non possiamo che collocarla molto in alto.
Potrebbe addirittura diventare la nostra seconda donna di riferimento per i Grandi Giri, chiaramente alle spalle di Elisa Longo Borghini. Anche perché Trinca Colonel milita in un team che le sta dando grande fiducia, a partire dallo staff tecnico e da Marco Pinotti, che la segue passo dopo passo in questo processo di sviluppo.
Ricordiamo che Trinca Colonel, un po’ come Erica Magnaldi, arriva dal ciclismo amatoriale e pertanto, anche se ha “già” 26 anni, i margini di crescita sono ancora importanti. Ma sentiamo direttamente Monica.


Partiamo dalla stagione scorsa, Monica. E’ stata un’annata importante nella quale sei cresciuta tantissimo. Te lo aspettavi?
Aspettarmelo no, ma lo speravo. L’obiettivo era migliorare perché, non avendo un grande passato alle spalle, sapevo che i margini c’erano. Però un conto è dirlo e un conto è farlo. Con alti e bassi, ma più alti che bassi, archivio una stagione positiva. Sono soddisfatta e non cambierei nulla.
Neanche i momenti più difficili?
Neanche quelli, perché mi hanno aiutata. Mi hanno insegnato tanto, mi hanno resa più forte e soprattutto più consapevole.
Quali sono stati questi momenti di difficoltà?
Ci sono stati periodi in cui il mio fisico non rispondeva più come avrebbe dovuto. E’ successo soprattutto a luglio e in parte ad agosto. Facevo fatica a rimanere in gruppo. Ho “concluso” il Giro d’Italia Women, ritirandomi prima dell’ultima tappa, ma col senno di poi mi sarei fermata prima.
Stessa cosa qualche settimana dopo al Tour de France Femmes: a metà corsa sono tornata a casa perché non stavo bene. Non si capiva il motivo, le analisi non mostravano nulla di anomalo, semplicemente avevo bisogno di staccare. Il mese di agosto mi è servito per recuperare e a settembre ero un’altra persona.


Il 2025 è stato però un anno molto più impegnativo rispetto al precedente, anche dal punto di vista qualitativo, giusto? Era il primo di Monica Trinca Colonel nel WorldTour…
Sì, in realtà avevo già fatto tante gare anche l’anno prima, ma nel WorldTour e in una squadra come la Jayco-AlUla aumenta tutto: intensità, pressione, livello medio. Sono arrivata a un limite dove o mi fermavo o mi fermavo. Non c’erano alternative. Per fortuna ho avuto persone accanto che mi hanno supportata, perché è stata dura anche dal punto di vista psicologico. Però non mi sono abbattuta e ho imparato molto da questa “sconfitta”.
Oggi come ti definiresti come atleta? Ti senti una scalatrice?
Sì, mi sento più scalatrice. Amo le salite, ma amo anche le discese. Sono sempre stata un po’ spericolata, fin da bambina. Mi piace la velocità, mollare i freni. Come tipologia di gare mi sento adatta alle corse a tappe. Quando sto bene fisicamente reggo e recupero bene e arrivo alla fine ancora competitiva. Ho notato che calo meno rispetto ad altre.
Un bel biglietto da visita in vista del 2026! E invece quale sarà il programma 2026 di Monica Trinca Colonel?
Come l’anno scorso inizierò con l’UAE Tour Women. Stavolta però, invece di andare alla Valenciana, staccherò e tornerò a casa per poi ripartire con le classiche in Italia. Successivamente faremo un bel blocco in altura in vista del Belgio e della Vuelta Femenina. La stagione sarà incentrata sui Grandi Giri, per questo abbiamo inserito poche gare di un giorno, a parte quelle a inizio e fine anno.


Al Giro d’Italia Women un occhio particolare lo hai dato?
Sicuramente. Mi piace molto la crono del Nevegal, soprattutto perché è in salita. In generale mi è sempre piaciuto, ma sono molto curiosa anche per il Colle delle Finestre. Quando ho visto il percorso ho pensato subito che dovevo esserci, non potevo restare a casa a guardarlo in televisione.
La crescita è evidente e ne sei consapevole. Vai forte in salita e ti piacciono le corse a tappe: Elisa Longo Borghini è dunque un riferimento?
So che servirà ancora tempo per arrivare al suo livello, ma credo di potercela fare. Abbiamo caratteristiche diverse, però l’obiettivo è diventare un simbolo come lo è lei per il ciclismo italiano. Sarebbe un onore seguire un po’ le sue orme. Quello è il sogno, poi se non dovesse realizzarsi mi riterrò comunque fortunata.


Da come parli sembri un’atleta ambiziosa, una che sa dove vuole arrivare…
Più che altro consapevole dei miei mezzi, sapendo che in una carriera può succedere di tutto. Bisogna accettare quello che viene. Sono convinta che facendo ogni giorno le cose nel modo giusto e senza fretta, prima o poi i risultati arrivano.
Prima hai parlato di altura. Dove andrete?
Come l’anno scorso andremo a Sierra Nevada dopo la Sanremo. Resteremo circa tre settimane per preparare principalmente la Vuelta. Scenderemo poco prima delle Ardenne e dopo la Vuelta faremo un secondo blocco in altura, probabilmente a Livigno, che è anche vicino a casa, sempre con il supporto della squadra.
Che rapporto hai con l’altura, visto che l’hai scoperta relativamente tardi?
E’ qualcosa da prendere con gradualità. Ognuno reagisce in modo diverso, quindi bisogna conoscersi e stare attenti soprattutto nei primi giorni. E’ una fase delicata, ma se fatta con criterio porta grandi benefici. Devi sapere che non puoi allenarti come se fossi al livello del mare.


Avete lavorato anche sulla posizione in bici?
Nulla di stravolgente. La squadra mi ha supportata con l’ergometro e mi ha portata in galleria del vento per confermare la posizione. In realtà avevano già trovato una buona soluzione e i test hanno confermato che quella era la più aerodinamica per me. E’ stata più una conferma che un cambiamento.
In apertura ti abbiamo chiesto, quali fossero stati i momenti di basso e invece quelli di alto?
Il momento più alto è stato a settembre, quando ho vinto il Tour de l’Ardèche. Arrivavo da un periodo difficile e non sapevo cosa aspettarmi. Invece giorno dopo giorno sono andata sempre meglio, fino a vincere l’ultima tappa e la classifica generale. E’ stata la mia prima vittoria da professionista, quindi resta il momento più bello della stagione. Altri momenti importanti sono stati il campionato italiano, dove ho chiuso seconda dietro Elisa (Longo Borghini, ndr). E poi la vittoria di Mavi Garcia al Tour: con lei ho un rapporto speciale e l’ho vissuta come se avessi vinto io.