Gli errori tattici del Tour Femmes. L’analisi di Luperini

Gli errori tattici del Tour Femmes. L’analisi di Luperini

11.08.2026
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L’ultimo Tour Femmes è andato in archivio e la classifica è certamente veritiera delle forze in campo con la maglia gialla finita sulle spalle della più forte, Demi Vollering, davanti a Kasja Niewiadoma che le ha dato filo da torcere fino all’ultima tappa e a Elisa Longo Borghini che proprio nell’ultima frazione ha coronato la sua rimonta fino al podio, centrando un risultato prestigioso.

Ma c’è anche altro. Perché a leggere bene le pieghe della corsa, con l’occhio di un addetto ai lavori, si scopre che anche coloro che hanno caratterizzato quest’edizione non sono esenti da pecche, soprattutto dal punto di vista tattico. Si corre sempre più facendo affidamento solo e unicamente sulla potenza dimenticando che spesso, nel ciclismo, saper interpretare l’evoluzione della corsa può rimescolare le carte e compensare le differenze.

La vittoria di sabato per Demi Vollering è stata una liberazione, spianandole la doppietta Giro-Tour obiettivo dell'anno
La vittoria di sabato per Demi Vollering è stata una liberazione, spianandole la doppietta Giro-Tour obiettivo dell’anno
La vittoria di sabato per Demi Vollering è stata una liberazione, spianandole la doppietta Giro-Tour obiettivo dell'anno
La vittoria di sabato per Demi Vollering è stata una liberazione, spianandole la doppietta Giro-Tour obiettivo dell’anno

Fabiana Luperini, che di Tour de France ha una certa esperienza avendone vinte tre sul finire del secolo scorso ha colto in ognuna delle protagoniste qualche errore tattico sul quale c’è da ragionare. «Il giorno nel quale si è corso un po’ peggio è sul Mont Ventoux che è una montagna che conosco bene e che a molti può risultare indigesta. Si vedeva che quel giorno la Reusser che era in giallo soffriva. La Vollering ha attaccato troppo presto e la stessa Niewiadoma ha rilanciato quando mancavano quasi 10 chilometri alla vetta, mentre la Reusser si è consumata fisicamente. Lì è stata brava Elisa, correndo con la testa».

La Reusser chiedeva il cambio alla Vollering per inseguire la polacca e l’olandese glielo dava: una scelta giusta?

Teoricamente sì, in fin dei conti era anche interesse dell’olandese non far avvantaggiare troppo la rivale. Bisogna anche capire, su quella montagna, quante energie hai a disposizione. L’olandese ha provato ad attaccare a quasi 11 chilometri dalla fine, decisamente troppo presto, partendo secca e sprecando molte energie. Per questo dico che quella montagna è stata Elisa a interpretarla in maniera saggia, salendo al suo passo. Alla fine ha messo le basi del suo podio. Sinceramente è stata l’unica volta dove ho visto la Vollering correre male.

Celia Gery è stata un'alleata preziosa per la Vollering al Tour, destando anche qualche polemica con la Niewiadoma
Celia Gery è stata un’alleata preziosa per la Vollering al Tour, destando anche qualche polemica con la Niewiadoma
Celia Gery è stata un'alleata preziosa per la Vollering al Tour, destando anche qualche polemica con la Niewiadoma
Celia Gery è stata un’alleata preziosa per la Vollering al Tour, destando anche qualche polemica con la Niewiadoma
Quando però l’olandese era salita in testa alla classifica, la Niewiadoma le dava anche dei cambi, ma non è un controsenso?

Lei corre un po’ sempre così. Non è molto veloce, quando è avanti tira sempre, non sta molto a guardare qual è la migliore scelta tattica. So che poi ha protestato perché ha detto che la Gery la ostacolava nell’inseguimento all’olandese, ma la francese faceva giustamente il gioco della capitana. La polacca avrebbe potuto scegliere posizioni migliori. Non è sempre colpa degli altri. Io credo che comunque a un certo punto la polacca abbia capito che poteva solo puntare al secondo posto. In quelle occasioni la regola ti direbbe di non tirare, ma lei tira sempre, quindi è anche un suo modo di fare.

La polacca potrebbe anche aver pagato alla lunga lo sforzo fatto quando è andata in fuga conquistando la maglia?

Sicuramente, perché comunque lei ha fatto uno sforzo grande, ma nel complesso Vollering era superiore. E’ l’olandese che secondo me il giorno del Ventoux ha pagato dazio, una leggera crisi per qualche chilometro proprio perché, come detto prima, aveva preteso troppo da se stessa. Ma era la più forte, alla fine si è visto.

La Niewiadoma davanti alla Vollering, una scelta tattica che ha lasciato molto perplessi
La Niewiadoma davanti alla Vollering, una scelta tattica che ha lasciato molto perplessi
La Niewiadoma davanti alla Vollering, una scelta tattica che ha lasciato molto perplessi
La Niewiadoma davanti alla Vollering, una scelta tattica che ha lasciato molto perplessi
La Longo Borghini secondo te ha corso per il massimo che poteva ottenere in questa edizione?

Per me sì, le altre due non le avrebbe battute, almeno la Vollering sicuramente no. Io non sono convinta che sia inferiore alla Niewiadoma anche perché nella cronometro era finita davanti, ma ha pagato dazio nella salita di Belleville. Quella giornata no, che in una grande corsa a tappe devi anche mettere in preventivo, l’ha costretta a una lunga e difficile rincorsa verso il podio.

Si dice sempre che Elisa sia forse la ciclista più generosa dal punto di vista dello sforzo che mette in gara, poi magari raccogliendo anche meno di quello che potrebbe…

Lei è così, ma dal punto di vista tattico ha corso nella maniera giusta. Quando ha tirato mentre era rimasta dietro con la polacca, si poteva pensare che avrebbe dovuto lasciar lavorare lei che aveva tutto da perdere, ma probabilmente dentro di sé aveva già l’ambizione di salire sul podio, quindi ha tirato per quello.

Per Elisa Longo Borghini la tappa di Belleville è stata il punto più basso, ma ha saputo riprendersi alla grande
Per Elisa Longo Borghini la tappa di Belleville è stata il punto più basso, ma ha saputo riprendersi alla grande
Per Elisa Longo Borghini la tappa di Belleville è stata il punto più basso, ma ha saputo riprendersi alla grande
Per Elisa Longo Borghini la tappa di Belleville è stata il punto più basso, ma ha saputo riprendersi alla grande
Sono state loro tre le protagoniste. Non ti sembra che ci sia poco ricambio da questo punto di vista?

Sì, al momento non vedo grandi giovani in grado di fare quel salto di qualità ancora importante per raggiungere queste vette nelle corse a tappe. Le più promettenti sono Niedermaier, la tedesca compagna di colori di Niewiadoma e Blasi, la spagnola della UAE, ma c’è ancora un divario, anche superiore a quello che i numeri della classifica dicono. Penso che per qualche tempo Vollering resterà il riferimento, la doppietta Giro-Tour non è stata un caso.

Reusser e Nierdermaier: una protagonista poi in calando, l'altra finita ai piedi del podio
Reusser e Nierdermaier: una protagonista poi in calando, l’altra finita ai piedi del podio del Tour Femmes
Reusser e Nierdermaier: una protagonista poi in calando, l'altra finita ai piedi del podio
Reusser e Nierdermaier: una protagonista poi in calando, l’altra finita ai piedi del podio del Tour Femmes
E’ un Tour che ti e piaciuto in generale?

Sì, è stato un bel Tour, combattuto, ha avuto salite importanti come il Ventoux. Magari è tempo che inseriscano anche altre salite importanti, che hanno fatto la storia della corsa maschile, ma ci si è divertiti, questo è certo.

Certamente c’è da festeggiare per un podio italiano con Elisa, però sembra che dietro ci sia in questo momento abbastanza poco…

Purtroppo sì, sicuramente in Italia, tolta lei per le gare a tappe, al momento non siamo messi bene. Abbiamo ottime interpreti per le volate, per le corse d’un giorno ma sulle gare a tappe una volta che terminerà lei, la situazione la vedo abbastanza triste…