«Ho pensato alla mia squadra – ha detto Demi Vollering subito dopo aver vinto la tappa finale del Tour Femmes a Nizza – e a Célia Gery che ha avuto davvero una notte terribile. Volevo chiarire che non abbiamo vinto per un incidente di gara, dimostrare che siamo una squadra che vince bene, con umiltà e in modo corretto».
L’olandese regina del Tour ha volutamente concluso la corsa francese con una dimostrazione di forza affinché non si dicesse che l’attacco con cui ha ripreso la maglia gialla all’indomani del Ventoux sia venuto dalla scorrettezza della compagna (accusata di aver chiuso la strada a Niewiadoma nel momento dello scatto di Demi). E oggi, a distanza di tre giorni, il suo bilancio non può che essere positivo. Per la vittoria. Il modo in cui è venuta. Lo splendido clima in squadra. E alla fine le belle parole della sfidante.


Una vittoria francese
Per la FDJ United Suez, che ha sempre dichiarato di voler vincere il Tour, la serata di domenica è stata magica. E se inizialmente il leader su cui puntare era stata Marta Cavalli, la sua uscita di scena per la terribile caduta del 2022 ha suggerito di puntare su Demi Vollering per assicurarsi un’atleta all’altezza del compito. Non è stato tuttavia un arrivo privo di rischi, dato che per lo stesso motivo Juliette Labous era stata prelevata dal Team DSM.
Il team manager Stephen Delcourt ricorda la sua telefonata quando si sparse la voce dell’arrivo di Demi: aveva la voce che tremava e solo dopo averne ragionato, si persuase che si trattasse di una grande occasione per la squadra.
«Rimasi un po’ sorpresa – ha confermato la francese – quando Stephen confermò il suo arrivo. Poi ho capito subito che si trattava di un’enorme opportunità. A ottobre le ho mandato un messaggio per dirle che ero felice che si unisse a noi, che non vedevo l’ora di correre al suo fianco, per rassicurarla che non ci sarebbe stato alcun imbarazzo. Alla fine, è sempre andato tutto bene. Le è servito un breve periodo di adattamento per fidarsi di me e per conoscerla. In bici, è sempre tutto filato liscio sin dalla Strade Bianche dello scorso anno. Ora, non ci sono più dubbi. Ci conosciamo bene. Andiamo d’accordo sia in bici che fuori.
«Sa essere grata, ha i piedi per terra, è sempre umile. Sono valori che apprezzo molto. L’anno scorso – ha raccontato a L’Equipe – ci ha regalato una foto della Vuelta che aveva vinto in una piccola cornice, insieme a dei cioccolatini. Per me, questo è più importante di un regalo costoso come un orologio! Dimostra che ha bisogno di noi. Ed è davvero commovente…».


La vittoria del cigno
L’anno in cui Vollering è arrivata in squadra, si è sottoposta all’usanza del team di individuare un animale totem che la rappresentasse: grazie alla sua eleganza, per lei è stato scelto il cigno, che all’occorrenza sa anche attaccare e incute rispetto.
«Le ragazze mi hanno dato un supporto straordinario – ha raccontato Vollering – anche dopo il passaggio a vuoto sul Ventoux, mi hanno detto di non essere troppo dura con me stessa. Mi hanno dato molta fiducia e il loro lavoro nell’ultima tappa è stato perfetto. Sono orgogliosa di tutte loro. Si sono sacrificate per me, è stato davvero speciale. Hanno messo da parte i loro sogni per la conquista della maglia gialla. E’ meraviglioso essere circondata da persone così fantastiche.
«Avevo sognato di vincere nuovamente il Tour – ha aggiunto – ma ho anche lavorato duramente per ottenerlo. E’ fantastico aver raggiunto il traguardo con questa squadra. Il sogno non riguardava solo la conquista della maglia gialla, ma anche il viaggio stesso».


Cambio di preparazione
Bionda, fortissima e capace di discorsi molto profondi, Vollering vinse il Tour del 2023 con l’impresa nella nebbia del Tourmalet. Visto il contemporaneo ritiro di Annemiek Van Vleuten, l’olandese sembrava destinata a proseguire in un magico filotto giallo, ma non poteva sapere che la sorte l’avrebbe messa davanti a due ostacoli troppo alti anche per lei.
Prima la caduta del 2024, non attesa dalla squadra e dalla compagna Blanka Vas che nello stesso giorno vinse la tappa di Amneville: a causa dell’imprevisto, che le costò 1’47” di ritardo, Demi dovette inchinarsi a Niewiadoma per appena 4 secondi. L’anno dopo dovette invece fronteggiare la sfida con Pauline Ferrand Prevot.
Se per regolare i conti sospesi con la squadra fu necessario cambiare maglia, per raggiungere il livello della francese della Visma Lease a Bike è stato necessario rivedere programmi e preparazione.
«Quest’anno – ha spiegato Lieselot Decroix, direttore delle prestazioni della FDJ United-Suez – Demi ha chiesto di fare le cose in modo diverso. Niente Vuelta e, per contro, la scelta del Giro Women. Niente Tour de Suisse, da cui lo scorso anno era uscita troppo stanca. Volevamo più tempo per prepararci e più blocchi di allenamento a casa per favorire il riposo mentale.
«Ci siamo concentrati sul rapporto potenza/peso, aumentando leggermente i watt e diminuendo il peso di pochissimo, senza fare nulla di estremo. Fisicamente Demi diventa ogni anno sempre più forte, ma anche il livello generale è aumentato notevolmente. Questo ci spinge a migliorare negli sforzi lunghi, sapendo che deve anche preservare la sua esplosività per fare la differenza».


La vita oltre lo sport
Un quadro davvero perfetto che rischiava di essere offuscato dalla polemica con Kasia Niewiadoma, pronta a puntare il dito quando si è trovata la strada chiusa da Cèlia Gery al momento dell’attacco di Vollering nella penultima tappa, in cui l’olandese ha riconquistato la maglia gialla con 8 secondi di vantaggio sulla polacca.
«Volevo dire a Célia di non usare i social media – ha ammesso Vollering – ma aveva già ricevuto un sacco di messaggi orribili. Mi dispiace molto perché è ancora giovane e dovremmo sempre essere in grado di proteggere i giovani da questi messaggi stupidi e minacciosi. Ho voluto parlare con Kasia perché ero delusa dal fatto che abbia perso il controllo delle sue emozioni facendo nomi.
«Dietro le cicliste ci sono degli esseri umani e quando si attacca qualcuno in quel modo, può fare davvero male. Ho molto rispetto per lei e dovremmo averlo per tutti nel gruppo. Siamo sottoposti a una pressione enorme, facciamo tutto il possibile per evitare rischi. Lavoriamo duramente, ma dovremmo farlo preservando la salute, perché oltre c’è la vita. Non voglio sacrificare tutto per questo sogno. So che alcune ragazze pensano di diventare più forti perdendo peso, ma io non ci credo. Bisogna essere sani, motivati e concentrarsi prima di tutto sul proprio recupero. E’ così che si progredisce. Non si tratta di prendere scorciatoie, bisogna vedere la vita nella sua interezza».