Giro di Sardegna 2026, 1a tappa Castelsardo-Bosa, Niccolò Garibbo

Le lacrime di Garibbo e una storia da ascoltare

28.02.2026
6 min
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Perché dopo aver vinto la prima tappa del Giro della Sardegna, Garibbo piangeva così tanto? L’emozione della prima vittoria ha radici più profonde e risale a quando il ligure aveva praticamente deciso di appendere la bici al chiodo. Forse non credeva abbastanza in se stesso, forse il passare degli anni lo aveva convinto che non valesse la pena insistere. Per questo si era concentrato sullo studio, senza sapere che il tutor che aveva scelto per il tirocinio di lì a qualche anno gli avrebbe cambiato la vita.

La storia ce la racconta Giovanni Stefanìa, il… colpevole della svolta, che avevamo già incontrato parlando di come avesse risolto i problemi alla schiena di Egan Bernal. Quando andò da lui nel novembre del 2020, Garibbo era un corridore della Maltinti che stava prendendo la laurea triennale di Scienze Motorie. Aveva avuto il contatto tramite Michele Bartoli, così aveva chiesto a Giovanni di diventare il suo tutor e anche di seguirlo come preparatore: un ultimo anno da atleta, poi avrebbe preso la laurea e trovato un lavoro nel mondo del ciclismo.

«Ma io – sorride Stefanìa – gli ho cambiato i piani. Il motivo per cui aveva fatto fatica a ingranare è che dagli juniores era passato subito in una continental, per cui già al primo anno aveva fatto un calendario impegnativo, anche gare con i professionisti, e questo gli aveva dato una bella botta. Poi era tornato in squadre minori, ma nel frattempo c’è stato il Covid che lui ha preso restando fermo per tre mesi, nella stagione in cui gli U23 praticamente non hanno corso. Per cui il primo anno è stato tutto una rincorsa».

Commosso quando viene chiamato sul podio, per Garibbo la prima vittoria tra i pro'
Commosso quando viene chiamato sul podio, per Garibbo la prima vittoria tra i pro’
Commosso quando viene chiamato sul podio, per Garibbo la prima vittoria tra i pro'
Commosso quando viene chiamato sul podio, per Garibbo la prima vittoria tra i pro’

Fra tirocinio e corse

La rincorsa si era conclusa con una leggera progressione. Garibbo aveva preso casa a Pescia perché gli piaceva l’idea di fare tirocinio lavorando in palestra e nel frattempo Stefanìa lo seguiva e continuava a dirgli che avrebbe dovuto provare seriamente a fare l’atleta.

«Senza provare davvero – racconta – non avrebbe saputo dove poteva arrivare. Infatti ha risolto un problema con la tiroide, sono arrivati i primi risultati e ha vinto la prima gara nel 2022 a Montegranaro, ma continuava a dire di aver vinto una garetta, perché ha l’approccio un po’ pessimista dei liguri. Io invece gli dicevo di andare un passo per volta e l’anno dopo è andato nel Gragnano per fare il capitano. Abitava a un chilometro dal centro di Lunata dove lavoro con Michele e così abbiamo avuto l’opportunità di lavorare insieme. Non si può dire che ci sia stato un momento di svolta, anzi forse uno c’è stato…».

La svolta al Memorial Tortoli

Dopo Montegranaro, è venuta infatti la vittoria al Memorial Tortoli del 2023 e dopo quella addirittura una trentina di piazzamenti nei 10. Il successo nella gara aretina ha spinto Garibbo a credere di più in se stesso.

«Col tempo – ricorda Stefanìa – Nicolò ha aumentato sempre di più l’intelligenza tattica. Assimilava qualsiasi cosa gli venisse detta, è sempre stato bravo ad ascoltare e soprattutto a imparare dagli errori. Il Memorial Tortoli a maggio del 2023 è stato la sua svolta, ha iniziato a vedere positivo, ma il pessimismo ligure di cui dicevano sopra è difficile da mandar via.

«Un esempio? Quando l’altro giorno mancavano 50 chilometri dall’arrivo della prima tappa in Sardegna, ho chiamato il babbo e gli ho detto che secondo me avrebbe vinto Nicolò. Lui ha risposto che aveva solo scollinato coi primi e andava bene anche se avesse fatto quarto. Io ero sicuro che avrebbe vinto, perché era il più veloce del gruppetto. Anche Nicolò è ligure nell’anima, per fortuna (ride, ndr) ha trovato casa e fidanzata in Toscana».

La vittoria del Memorial Tortoli 2023 è stata per Garibbo la prima svolta della carriera (immagine Instagram)
La vittoria del Memorial Tortoli 2023 è stata per Garibbo la prima svolta della carriera (immagine Instagram)
La vittoria del Memorial Tortoli 2023 è stata per Garibbo la prima svolta della carriera (immagine Instagram)
La vittoria del Memorial Tortoli 2023 è stata per Garibbo la prima svolta della carriera (immagine Instagram)

Un inverno perfetto

La vittoria di Bosa sarà un altro punto di svolta, su questo Giovanni non ha dubbi. E’ stata la prima vittoria fra i grandi che Garibbo inseguiva ininterrottamente da due anni, per di più davanti a grossi nomi.

«A 26 anni – dice ancora Stefanìa – Nicolò non si sentiva né carne né pesce, serviva che vincesse con i professionisti. E’ una cosa che voleva fortemente e quest’inverno ha fatto ancora di più rispetto agli altri anni. E’ riuscito a limare un chilo di peso, ha ripreso bene la palestra come gli avevo insegnato ai tempi del tirocinio e poi non ha avuto problemi.

«Invece lo scorso inverno l’aveva preso una macchina ed era stato fermo per 15 giorni a causa di una piccola frattura. Per questo dico che secondo me ha molti margini. Non ha mai fatto ritiri in altura, perché la nostra idea è sempre stata quella di arrivare al top e poi fare le altre cose che lo possono far migliorare ancora».

Un’ispirazione per tutti

Dalla sua storia e dalle lacrime sul traguardo di Bosa, spiega il suo allenatore, si può trarre una morale legata certamente a Garibbo, ma anche e soprattutto a questo momento così strano del ciclismo.

«La cosa che più mi piace di lui e che secondo me può essere un’ispirazione – dice Stefanìa – è che Nicolò non è assolutamente viziato. Lui prende le cose che gli dà la squadra, quello che può fare lo fa. Non aveva le ruote da 2.000 euro o tutto nuovo appena schioccava le dita. Questa cosa gli ha dato tanta forza mentale, mentre l’attività più qualificata che sta facendo lo farà crescere ancora. Non ha mai fatto un Grande Giro, è cresciuto tanto perché l’anno scorso per la prima volta non ha fatto un calendario da dilettante.

«Con il Team Ukyo ha fatto le corse a tappe in maniera continua, anche di una settimana come il Tour of the Alps. Lui non sapeva di avere queste qualità, perché ci sono ragazzi che iniziano a maturare a 21 anni e forse le squadre si devono rendere conto che i ragazzi devono imparare ad arrangiarsi. Ci sono diciottenni che hanno già il contratto per i prossimi cinque anni WorldTour. Ma arriveranno mai a fare ciclisti fino a 28 anni?».