La ripresa di Alessandro Romele è stata lunga ma meno complicata del previsto, dopo l’infortunio alla mano causato da una caduta in estate il corridore della XDS Astana Team ha fatto il conto dei giorni per tornare in bici. Prima è stata necessaria un’operazione con la quale gli hanno rimosso un pezzo dell’osso uncinato della mano destra. Da quel momento, era il 23 settembre, è partita tutta la parte di convalescenza e recupero: fisioterapia, le prime attività come camminate ed esercizi a corpo libero.
La bici è tornata nella ruotine di Romele solamente un mese dopo, a fine ottobre, con in testa l’obiettivo di tornare in gruppo per l’inizio di stagione.
«Nei giorni del primo ritiro, a dicembre – spiega Romele – insieme alla squadra abbiamo deciso di partire dal Santos Tour Down Under (che prenderà il via il 20 gennaio, ndr) e così ho deciso di prendere al volo l’occasione e di venire in Australia un mesetto prima per prepararmi al meglio e sfuggire al freddo polare che c’è in Italia. Inoltre ho ritrovato parte della mia famiglia, mia cugina vive qui e ne ho approfittato per stare con loro».


Da quanto non li vedevi?
Non da molto, sono venuti in Italia a metà giugno e sono rimasti un mese, ma io ero in giro per corse e allenamenti. Poi siccome hanno dei bambini piccoli sono dovuti rientrare, diciamo che me li sono goduti poco. Così ho deciso di partire e fare un periodo da loro, sono arrivato a metà dicembre più o meno e rimarrò fino al mio debutto al Tour Down Under.
Parenti dalla parte di chi?
E’ la sorella di mia mamma che ha una figlia, mia cugina, ed entrambe hanno una famiglia e dei figli. Vivono in un paese che si chiama Healesville a un’oretta di auto da Melbourne, nella Yarra Valley, è una zona di vigneti abbastanza simile alla Franciacorta come panorami.


Era la prima volta che venivi da questa parte di mondo?
Avevo già fatto delle vacanze nel 2019, al primo anno da junior. E’ bello, diverso, però interessante. Alla fine aver deciso di trascorrere un periodo così lungo qui mi ha permesso di godermi il viaggio, la famiglia e mi sono allenato in un posto tanto diverso dall’Italia. Ho comunque avuto modo di stare insieme ai miei cuginetti, di fare Natale e Capodanno insieme in un clima familiare e disteso.
Com’è fare la vita da australiano?
E’ diversa, più tranquilla. Parliamo di un modo di vivere molto più leggero, hanno un modo di fare molto friendly come dicono loro. Quando vai a fare la spesa ti salutano, la cassiera scambia qualche battuta. Ne parlavo con mia cugina e il paradosso è che diventa difficile legare con loro perché poi risultano più chiusi. Superficialmente sono pronti a parlare e dialogare, ma per farti entrare nel loro mondo ci mettono un po’.


Il caldo?
I primi giorni era sopportabile, ora è davvero impegnativo. Però questo periodo qui mi aiuterà ad acclimatarmi e sentire meno la fatica in gara. Il protocollo di adattamento al caldo non è sempre funzionale, anche perché si lavora magari per un’ora ad alte temperature, però poi in gara devi rimanere quattro ore sotto al sole cocente. Non è esattamente la stessa cosa.
Quali sono i punti più belli nei quali hai pedalato?
Tutta la zona dove vive la mia famiglia è molto bella, ora siamo scesi verso Phillip Island dove passeremo qualche giorno. Io sono sceso in bici e ho fatto un bel lungo da 200 chilometri allungando un po’ su qualche salita lì intorno. A livello tecnico da questa parte dell’Australia c’è tutto: salite, strappi, pianure infinite, allenarsi è bello.


Traffico?
A parte sugli stradoni principali, dove comunque le auto passano ma con un rispetto incredibile verso il ciclista, nel resto delle strade non ce n’è tanto. Ci sono anche tante bike lane dove pedalare in serenità e stare tranquilli.
Altri ciclisti ne hai trovati?
Pochi. Qualche giorno fa sono andato da un meccanico a farmi cambiare il tubeless posteriore. Ha fatto anche un check veloce alla bici e nel parlare ha riconosciuto fossi un professionista e mi ha chiesto di partecipare alla loro uscita il giorno successivo. Così martedì 6 gennaio (ieri, ndr) sono andato davanti al negozio e sono uscito con questo gruppo di amatori australiani, alcuni anche con qualche legame con l’Italia. Abbiamo pedalato, ci siamo fermati al bar, poi io ho allungato per fare i miei esercizi e un paio di loro sono venuti con me.


Parliamo di preparazione, hai ripreso a pedalare da un po’ come ti senti in vista del debutto stagionale?
In palestra sto lavorando bene sulla forza e l’esplosività, mentre in bici ho messo insieme tante ore di endurance, quindi le classiche uscite in Z2. Piano piano ho inserito dei lavori per stimolare il VO2 Max, come 30-30 o 20-40. Il Tour Down Under non sarà il mio obiettivo stagionale, quindi si riparte ma con la giusta progressione.
Focus sempre sulle Classiche?
Esattamente, rispetto al 2025 abbiamo diminuito leggermente il numero di corse in avvicinamento. Lo scorso anno ho corso tanto da quelle parti per capire come ci si muove e cosa vuol dire gareggiare al Nord. Ora che l’ho capito ci siamo voluti concentrare su come arrivare in forma alle Classiche: Fiandre e Roubaix su tutte.