ROMA – Se non fosse stato per la vittoria di Finn al Giro Next Gen dello scorso giugno, per trovare una traccia del Monte Livata nella storia del ciclismo si sarebbe dovuti risalire alla sua unica apparizione nella Tirreno-Adriatico del 1975. Anche quella volta vinse uno dei nostri, Italo Zilioli, che precedette Miro Panizza. Poi la montagna di Subiaco sparì dalle storie del gruppo.
Per questo, quando Antonio Tiberi ha avuto la conferma delle voci che circolavano e nella presentazione del Giro d’Italia ha scoperto che la corsa farà tappa lassù alla vigilia del primo giorno di riposo, gli si sono illuminati gli occhi.
«Sicuramente – dice – vedere questa presentazione è stato qualcosa di speciale e particolare, con dei posti a me tanto familiari, posti di casa. Leggere sullo schermo nomi di località come Colleferro mi ha fatto venire veramente i brividi e mi ha dato anche tanta carica e tanta voglia di iniziare già da ora a far bene per arrivare al Giro d’Italia nella miglior forma possibile».


Dieci volte Livata
Monte Livata si è diviso per anni con il Terminillo la palma di località preferita dagli sciatori di Roma: circa 100 i chilometri fino alla vetta reatina, 80 fino a quella che il 16 maggio accoglierà la nona tappa del Giro. Una salita dura subito, con tratti al 15 per cento nei primi tre chilometri e poi più regolare (media del 6 per cento) fino al traguardo. Da Gavignano, dove Tiberi è cresciuto, fino a Subiaco da cui parte la salita, ci sono appena 46 chilometri.
«Penso che in questi ultimi tre mesi della stagione – sorride Tiberi – avrò fatto Livata una decina di volte. E’ una salita che affronto molto spesso: non dico che la faccio tutti i giorni quando scendo dai miei, ma quasi. Sono zone molto belle, con poco traffico, strade buone, quindi veramente sono i miei posti preferiti quando sono da queste parti.
«Queste cose – ragiona Tiberi – fanno scattare qualcosa in testa, ti fanno sentire la gara un po’ più tua, come se di colpo diventasse qualcosa di personale. Sicuramente avrò grandi motivazioni e anche quando semplicemente sarò lì ad allenarmi e avrò veramente in testa quell’obiettivo così importante, mi permetterà di dare qualcosa in più».


Piani di Bobbio, Mortirolo e Zoncolan
Da qui a dire che Tiberi vincerà la tappa il passo è ovviamente lungo, anche se il finale della salita ben si sposa con le sue caratteristiche e la differenza decisiva potrebbe farla proprio il cuore, in un ciclismo che tuttavia non concede regali al cuore e s’è scordato anche la visita parenti sul percorso.
«Sarà un Giro veramente tanto duro – dice Tiberi – e anche due giorni prima di Livata c’è una cronoscalata. Poi ci sono tappe davvero serie, penso a quella con arrivo ai Piani di Bobbio, salita poco conosciuta ma veramente dura (lunghezza di 10,1 chilometri, pendenza media del 9 per cento, ma con punte del 18 a 2 chilometri dal traguardo, ndr). Il finale di quella tappa è veramente impegnativo: lo conosco perché siamo nella zona di Lecco e la mia ragazza è di lì. Sono strade dove mi alleno spesso.
«Quindi la tappa con doppio Mortirolo e Gavia – dice e quasi si fa più piccolo – che sarà sicuramente epica, con oltre 5.000 metri di dislivello. E poi ci sarà ancora lo Zoncolan, per me inedito, dato che non l’ho mai fatto. Sicuramente dovrò andare a provarlo in allenamento. E’ un Giro d’Italia studiato veramente bene, mi piace molto».


Tiberi e il Giro
Dire sin da ora se Tiberi sarà al via della corsa rosa è forse prematuro, anche se la sua determinazione sembra spingere in questa direzione. Le sue prove più solide sulle strade italiane sono quelle che nel 2025 lo hanno portato al quinto posto e alla maglia bianca (in apertura, un suo attacco a Del Toro in maglia rosa) e nulla vieta che il laziale, dopo il faticoso debutto al Tour, possa pensare di ripetersi e magari progettare di fare meglio.
«Ora come ora – dice sorridendo Tiberi – non saprei dire cosa farò per arrivare bene al Giro. Però sarà sicuramente una delle prime cose delle quali vorrò parlare con la squadra quando a dicembre metteremo giù le prime gare sull’inizio di stagione, per cercare di arrivarci al meglio possibile».
Suo padre accanto sorride. Ancora qualche giorno di vacanza poi il ragazzo tornerà al Nord, quindi verrà il tempo di andare in Spagna con la Bahrain Victorious e per rivederlo da queste parti ci sarà da aspettare Natale. E chissà se già per allora, se la montagna non sarà coperta di neve, Tiberi non troverà la voglia di salire lassù al piccolo trotto. Anche solo per riconoscerne i profumi.