Gli allievi della Monex al termine della gara vinta a Vignola (foto Stefano Ballandi)

Lo sviluppo della Monex e i messicani ispirati da Del Toro

05.04.2026
9 min
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VIGNOLA (MO) – Non sono più la nota di colore e internazionalità alle gare italiane a cui partecipano. Ormai la A.R. Monex Pro Cycling Team è una realtà affermata che vuole continuare a sbalordire sull’onda dell’effetto Del Toro, la superstar che hanno lanciato nell’Olimpo del ciclismo. Tutti gli atleti delle varie categorie della formazione messicana vedono nello scalatore della UAE Team Emirates XRG una vera fonte di ispirazione.

L’ultimo talento sfornato e mandato alle soglie del WorldTour è Josè Said Cisneros, classe 2007 passato quest’anno alla Soudal Quick-Step Devo Team mettendosi già in bella mostra. Con donne e uomini che vanno dagli allievi agli U23, la Monex ha creato una filiera con un programma ben strutturato che fa casa base praticamente da sempre nella Repubblica di San Marino.

Durante il Gran Premio Fioritura di Vignola – una delle classiche del panorama giovanile italiano – il team messicano era presente con donne juniores e allievi (in apertura foto Stefano Ballandi). Proprio con questa categoria (che all’estero chiamano U17), la Monex ha conquistato la sua prima vittoria assoluta in Europa. E questo piccolo grande evento è stato un assist per conoscere meglio alcuni loro interpreti.

Carlos Omar Valdovinos Borbon ha vinto a Vignola con una fuga solitaria. E' nato il 25 aprile 2010 (foto AR Procycling)
Carlos Omar Valdovinos Borbon ha vinto a Vignola con una fuga solitaria. E’ nato il 25 aprile 2010 (foto AR Procycling)
Carlos Omar Valdovinos Borbon ha vinto a Vignola con una fuga solitaria. E' nato il 25 aprile 2010 (foto AR Procycling)
Carlos Omar Valdovinos Borbon ha vinto a Vignola con una fuga solitaria. E’ nato il 25 aprile 2010 (foto AR Procycling)

Nel segno di Isaac

Il cerimoniale allestito dalla US Formiginese non lascia nulla al caso. Sul gradino più alto del podio della gara riservata agli allievi c’è Carlos Valdovinos Borbon e l’inno messicano si espande nitido dalle casse del deejay. Sul suo viso c’è un misto di felicità e incredulità, in quello del suo diesse Uriel Clara Esparza invece si legge commozione. A stento trattiene le lacrime quando raggiunge il suo ragazzo sul podio per ritirare il resto dei premi. La prima vittoria in Europa, sebbene sia una corsa di 50 chilometri, ha davvero un sapore speciale.

Per il giovane Carlos – nato il 25 aprile 2010 e che arriva da Monterrey, a nord del Paese a circa 150 chilometri dal Texas e da Laredo, dove è nato un altro talento contemporaneo come Paul Magnier – non sembra vero avere tutte quelle attenzioni. Ha vinto in solitaria attaccando appena dopo metà gara, arrivando con un ventina di secondi di vantaggio, protetto dai suoi compagni. Per un attimo si è sentito come Isaac Del Toro, idolo suo e di una intera nazione.

«Dico la verità – ci racconta Valdovinos – è la cosa più bella che abbia mai vissuto in vita mia. Questa vittoria rappresenta tutto per me, i miei sforzi e i sacrifici che ho pagato per lasciare il mio Paese e venire qua. Sono contento di aver vinto così presto in stagione perché sapevo che io e i miei compagni potevamo farlo, però è stata comunque una sorpresa.

«Per me e per l’intero movimento messicano – prosegue – Del Toro è la massima fonte d’ispirazione nel ciclismo. Non è solo la base fondamentale del ciclismo messicano, ma anche la forza trainante che ci porta ad esplorare e connetterci con l’Italia, una culla del ciclismo mondiale. Non c’è nulla che mi renda più felice del poter seguire il suo esempio e magari ripercorrere parte delle sue già gloriose orme».

Un ponte tra Messico, Italia e San Marino

Già più di vent’anni fa la allora federazione ciclistica messicana, sfruttando anche l’oro mondiale di Nancy Contreras in pista nella velocità, aveva tentato un progetto per i loro U23 portandoli nel parmense per farli crescere, ma tutto naufragò nell’arco di poco tempo senza produrre i frutti auspicati.

Ora le parole di un sedicenne come Valdovinos possono apparire come spirito di emulazione verso i più grandi campioni, ma in realtà per tutte le persone coinvolte nella Monex si tratta di qualcosa di più viscerale. Il loro è un programma che sta seguendo un determinato percorso come ci ha spiegato Alejandro Rodriguez, uno dei fondatori e attualmente team manager di tutta la società.

«Siamo molto appassionati di ciclismo da tanti anni – spiega – e abbiamo iniziato questo progetto nel 2015 con una squadra di Mtb. Dopodiché abbiamo trovato degli sponsor che erano appassionati di ciclismo su strada e nel 2021 siamo arrivati a San Marino con un certo Isaac Del Toro (dice sorridendo, ndr). Lui era uno dei tanti ragazzi che hanno iniziato a fare attività giovanile tra gli juniores. Il Messico è un Paese di 134 milioni di abitanti e piano piano abbiamo capito che potevamo avere qualcuno che sapesse gestire la nostra squadra all’interno del ciclismo italiano.

«Stiamo sviluppando – continua Rodriguez – il nostro programma con ragazzi e le rispettive famiglie che amano il ciclismo. Chiaramente il peso specifico che ora riveste Del Toro all’interno del ciclismo mondiale e in generale sta facendo la differenza per noi. Lui è diventato un eroe e tutti i nostri atleti vogliono diventare come lui. A noi questa cosa piace tanto e naturalmente siamo molto orgogliosi dei nostri ragazzi. Siamo molto felici di essere dentro al ciclismo italiano».

Investimenti e scuola

Il primo nome della squadra era “A.R. Elite” dove A ed R stanno per “alto rendimiento”, poi come sponsor principale è subentrata Monex, una holding finanziaria messicana nata nel 1985 (una delle più grandi al mondo) specializzata in transazioni internazionali con un volume annuo che si aggira sui 200 miliardi di dollari. Con un partner simile diventano più semplici tanti aspetti.

Il primo è legato, stando alle parole di Alejandro Rodriguez, alla crescita umana degli atleti. Poco prima che scoppiasse la pandemia nel 2021, la società sportiva aveva stretto accordi validi ancora oggi con scuole ed università messicane per far studiare on line i propri ragazzi. Visto che ora vivono a San Marino e in Romagna, a questi giovani viene chiesto di imparare l’italiano e in seconda battuta l’inglese per trovarsi pronti qualora si dovesse passare in una formazione professionistica, visto che è considerata la lingua universale del ciclismo.

In ogni caso per ognuno di loro, a partire dagli allievi uomini e donne, questa è una formazione di vita che gli tornerà utile anche se non dovessero fare carriera correndo in bici.

«I nostri sponsor – conclude Rodriguez – ci seguono da vicino e hanno piacere del nostro sviluppo complessivo nelle varie categorie tra ciclismo e scuola. Il Messico ha bisogno di eroi e di questo tipo di giovani. Non siamo il Paese di quelle persone perfide che ci hanno rovinato la reputazione e l’immagine all’estero».

L’innesto di Perez Cuapio

Prima di Del Toro, ci sono stati altri due messicani che sono stati gli idoli della propria generazione. Raul Alcalà da Monterrey (la stessa città dell’allievo Valdovinos), capace di vincere più di 30 corse, tra cui due tappe al Tour de France, due al Delfinato e la Clasica di San Sebastian a cavallo degli anni ‘90. Poi a partire dal 2000 per una decina di anni, l’Italia si è innamorata della simpatia e dell’audacia di Julio Alberto Perez Cuapio, scalatore che tirava rapportoni in salita e scoperto da Bruno Reverberi nell’allora Panaria.

Pochi successi, ma buoni: la generale al Giro del Trentino e soprattutto tre tappe al Giro d’Italia, oltre alla classifica dei “gpm” nell’edizione del 2002. Anche lui si era talmente tanto ambientato bene da noi che è rimasto a vivere nelle vicinanze di Trento e adesso Julio Alberto, da meno di un mese, è diventato il diesse delle donne juniores e U23 della Monex.

«Il nostro Paese – ci dice Perez Cuapio – sta vivendo un momento storico per il ciclismo. Tutto merito dell’esplosione di Del Toro, che grazie alle sue imprese ha saputo far uscire dal commissariamento la nostra federazione ciclistica dopo tanti anni. Lui è un volano di impulsi e motivazione, tanto che le nostre ragazze ambiscono a diventare come la sua fidanzata Romina Hinojosa, pro’ della Lotto Intermarché Ladies ed uscita proprio dalla Monex.

«Ho accettato volentieri questo incarico – chiude – che diventa quasi da selezionatore nazionale nella gare di Nations Cup come è successo per le juniores al Piccolo Trofeo Binda. Resto un tesserato della Monex, quindi ai mondiali ci sarà il vero cittì, ma la collaborazione è molto stretta. Abbiamo un bel gruppo di ragazze che sta migliorando corsa dopo corsa e siamo contenti. E’ bello poter dare il proprio contributo ed essere importante per i giovani messicani».