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Storia di Sepulveda, scalatore con la valigia

26.04.2021
4 min
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In una settimana, la stagione di Eduardo Sepulveda ha cambiato volto. Mentre il ventinovenne argentino si assicurava il terzo posto nella classifica generale del Giro di Turchia, ha scoperto che a maggio si sarebbero spalancate le porte del Giro d’Italia, in seguito alla decisione di Rcs Sport di assegnare all’Androni Giocattoli-Sidermec la wild card lasciata vacante dalla Vini Zabù a causa della positività all’Epo di De Bonis.

Al Giro di Turchia ha ottenuto il terzo posto in classifica finale (foto Androni-Sidermec)
Al Giro di Turchia ha ottenuto il 3° posto (foto Androni-Sidermec)

Dopo due apparizioni da gregario (nel 2016 e lo scorso autunno) con la Movistar, Eduardo è pronto ad affrontare per la prima volta la corsa rosa con la maglia della formazione di Gianni Savio, libero da compiti e con tanta voglia di far divertire. In questi giorni, dopo essere rientrato a casa sua ad Andorra, sta studiando il terreno per decidere dove sferrare l’attacco. Le gambe, a forza di far su e giù sui Pirenei, sono già pronte.

Che cosa ha voluto dire per te il podio in Turchia?

Innanzitutto, sono stato contento di finirlo, vista la situazione del Covid e con due squadre costrette a ritirarsi. Avevo già fatto secondo qui in Turchia sei anni fa e devo dire che questa corsa mi piace sia per le strade sia per le salite. Sono soddisfatto: è il mio quarto podio in una corsa a tappe, visto che avevo fatto due volte secondo: al Tour de San Luis in Argentina nel 2016 e al Giro d’Austria nel 2019.

Coppi e Bartali 2021, Eduardo Sepulveda in rotta sul Giro (foto Androni-Sidermec)
Coppi e Bartali 2021, Eduardo Sepulveda in rotta sul Giro (foto Androni-Sidermec)
Nel frattempo è arrivata un’altra bella notizia: pronto per il Giro d’Italia da capitano?

Per tutta la squadra è un’ottima notizia perché è la corsa più importante d’Italia e per una squadra italiana come la nostra ha un valore speciale, anche per le ragioni legate agli sponsor. Non penso a fare il capitano, ma sicuramente sarò più libero di muovermi rispetto al passato. Quando partecipi a una corsa in supporto a un leader come mi accadeva con la Movistar (nel 2018 era gregario di Richard Carapaz,ndr) è differente e tutto il giorno lavori per lui. Stavolta, invece, avrò la possibilità di lanciarmi in qualche bella fuga e provare a vincere una tappa.

Prima di tutto il caos delle wild card, avevi per caso dato una sbirciatina al percorso?

La verità è che noi dell’Androni non abbiamo visto niente del Giro perché prima pensavamo di non correrlo. Adesso che sono a casa qui in Andorra, sto cominciando a studiare bene il percorso e vedo se c’è qualche tappa in comune rispetto alle altre volte che ho fatto il Giro. Comunque, sono motivato e ho il tempo giusto per fare allenamento in altura e prepararmi con tanta salita.

Al Tour de San Luis del 2016 vince a Cerro El Amago e conquista anche il podio finale
Al Tour de San Luis del 2016 vince a Cerro El Amago e conquista anche il podio finale
Beh, c’è lo Zoncolan che avevi fatto nel 2018: te lo ricordi?

Assolutamente sì (ride, ndr). Quello è bello duro, me lo ricordo proprio bene, come potrei dimenticarlo. Comunque mi piacciono le tappe dure così, sono il sale del ciclismo.

Quale frazione ti è piaciuta di più dell’ultima corsa rosa?

La tappa dello Stelvio. E’ una salita speciale, tutti quei tornanti, l’altura: è stata davvero unica.

Dopo il Giro d’Italia, hai qualche idea di quale sarà il tuo programma?

Ho parlato un po’ con l’Argentina, che avrà soltanto un posto per l’Olimpiade di Tokyo: qualche possibilità c’è, ma non hanno ancora deciso chi correrà. Per me sarebbe la seconda volta ai Giochi dopo Rio. E anche in Giappone il percorso mi piace perché sarà per scalatori, con tanto dislivello.

Come ci si sente a non dover più fare il gregario a tempo pieno?

Mi piace perché ogni giorno è diverso, a volte si corre per gli sprinter, mentre nelle tappe in salita i ragazzi mi aiutano. Qui all’Androni ogni corridore ha la possibilità di inseguire un bel risultato e questo è stimolante.

Ha corso dal 2018 al 2020 con la Movistar, qui al Giro 2020 verso Roccaraso
Ha corso dal 2018 al 2020 con la Movistar, qui al Giro 2020 verso Roccaraso
Come si vive in Andorra?

Mi piace perché si parla spagnolo e anche per mia moglie, che è pure lei argentina, è l’ideale. Ci sono delle belle montagne da scalare e poi ci sono tantissimi professionisti che abitano qui e ci si può allenare insieme. E’ un po’ Purito Rodriguez che ha lanciato la moda, ora credo che saremo una settantina di corridori che vivono qui. Mi piace fare dislivello, ma con la testa, senza esagerare.

Ti manca l’Argentina?

Moltissimo, soprattutto la mia famiglia: mia mamma, mio fratello, mia sorella. Lo scorso inverno non ci sono andato a causa della pandemia, perché era molto complicato coi voli. Vedremo come va quest’anno.