Giro della Sardegna 2026, Ignazio Cireddu

La storia di Cireddu, l’unico sardo al Giro della Sardegna

04.03.2026
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OLBIA (SS) – Di tutti i figli d’arte presenti al Giro della Sardegna, soltanto due avevano il papà in corsa. Non c’erano Ivan Basso (per Santiago), Oscar Freire (Carlos), Simone Masciarelli (Lorenzo e Stefano).
C’erano invece Marco Milesi (ds della Biesse-Carrera-Premac dove corre il figlio Alessandro) e soprattutto Roberto Cireddu, che certo come corridore è stato meno importante (un normale dilettante, bravo anche nel fuoristrada) ma che ha invece avuto un’enorme importanza per suo figlio Ignazio.

Classe 2004, nato il 21 settembre come Tadej Pogacar, Ignazio Cireddu ha trovato nel negozio di papà, a San Vito (poi a Villasimius e a Cagliari) la bici per poter correre già da giovanissimo. Roberto è il punto di riferimento per gli appassionati di ciclismo del Sarrabus (il territorio nel Sud Est della Sardegna) e ha avuto anche la società ciclistica nella quale, da junior di primo anno, Ignazio ha ricominciato a correre dopo qualche anno di stop. Un passaggio alla Crazy Wheels con Luca Massa, dirigente oristanese, ponte tra l’Isola e Treviso, poi il salto da under 23 con la Trevigiani, dove è rimasto nel 2023 e 2024, prima di approdare all’AreaZero UM Tools Caffé Mokambo.

Finché, nello scorso autunno, è venuta la firma con la Continental austriaca Vorarlberg. Nel frattempo Ignazio, che di sicuro non è un gigante, è maturato fisicamente e si è messo in tasca un diploma tecnico (indirizzo turistico), anche se è sicuro che il suo futuro sarà nell’azienda di famiglia.

Da quest'anno Cireddu, classe 2004, corre con la continental austriaca Team Voralberg in cui corre anche l'altro italiano Ballabio
Da quest’anno Cireddu, classe 2004, corre con la continental austriaca Team Voralberg assieme all’altro italiano Ballabio
Da quest'anno Cireddu, classe 2004, corre con la continental austriaca Team Voralberg in cui corre anche l'altro italiano Ballabio
Da quest’anno Cireddu, classe 2004, corre con la continental austriaca Team Voralberg assieme all’altro italiano Ballabio

Terza tappa, la fuga di Tortolì

Ciclisticamente parlando, Cireddu è diventato famoso a febbraio, quando si è saputo che sarebbe stato l’unico corridore sardo al Giro della Sardegna (ed è già tanto che ce ne fosse uno!), tornato in calendario dopo 15 anni. Il sospetto che dietro l’invito delle maglie giallo-fucsia ci sia anche la sua presenza è fondato: d’altra parte la Regione ha sborsato due milioni per riportare la corsa in calendario e una piccola richiesta alla Lega Professionisti e al Gs Emilia avrebbe potuto anche avanzarla.

La notizia è stata accolta con scetticismo nell’ambiente sardo. Sinché, nella terza tappa, anche i detrattori si sono dovuti ricredere. Non i suoi tifosi, che l’hanno aspettato, con la segreta speranza di individuarlo nella pancia del gruppo, alle porte del paese e se lo sono visti passare in testa assieme a Ivan Taccone (a proposito di figli o nipoti d’arte), bensì di chi ha acceso la tv. Sul teleschermo c’era proprio lui, Ignazio Cireddu: il ragazzino timido e umile che, pian piano, si sta mettendo in scia a quel gruppetto di corridori sardi che hanno raggiunto il professionismo.

Terza tappa al Giro della Sardegna, Cireddu riconosce il tratto giusto e va all'attacco
Terza tappa al Giro della Sardegna, Cireddu riconosce il tratto giusto e va all’attacco
Terza tappa al Giro della Sardegna, Cireddu riconosce il tratto giusto e va all'attacco
Terza tappa al Giro della Sardegna, Cireddu riconosce il tratto giusto e va all’attacco

Le tappe della carriera (finora)

Ci sono alcuni momenti di rilievo, nella sua carriera, che hanno preceduto il Giro della Sardegna, poi concluso nelle posizioni di rincalzo della classifica, ma comunque portato a termine. Il primo è il sesto posto al Gran Premio La Torre, il 25 febbraio (come la partenza del Giro della Sardegna) ma di due anni fa. Il suo nome comparve in un ordine d’arrivo con alcuni dei migliori italiani.

Dopo quel risultato, però, la squadra non gli diede modo di correre con continuità, cosa che lo avrebbe portato a cambiare casacca. Gli altri sono la partecipazione ad alcune corse assieme ai pro’: «Ho corso al Trofeo Matteotti e al Memorial Pantani nel 2024 – racconta – ma senza finirle. La prima proprio male male, nella seconda ero riuscito anche a stare davanti ed ero durato un po’ più di 160 chilometri».

Quale è la corsa di livello più alto che hai corso?

Come livello questo Giro della Sardegna è stato il più alto che ho sperimentato in carriera, perché comunque le altre corse erano under 23.

Come è stato l’impatto?

Nelle prime due tappe mi sentivo molto inferiore agli altri. Dalla terza però, ho cominciato a stare meglio. Ho fatto tante ore di allenamento ma sempre da solo, in Sardegna, per tutto l’inverno. Perciò mi mancavano i fuori giri. Poi, nella terza, quarta e quinta ho retto. Certo, il giorno in cui mi sono sentito meglio è stato quello della fuga, forse ero in uno stato di esaltazione.

Si potrebbe pensare che il gruppo abbia lasciato spazio all’enfant du pays…

Sapevo come funzionano le gare. Intanto va detto che, prima che io uscissi dal gruppo, ci sono stati 30 chilometri di tentativi e ho visto che poi si fermano, rallentano e fanno quasi un “muro” davanti. Ma io conosco le strade, in un tratto in salita tra Geremeas e Torre delle Stelle, c’è un cordolo su cui si riesce a passare: mi sono infilato e sono andato. Poi è chiaro che se avessero voluto prendermi lo avrebbero fatto.

Ci racconti quella fuga?

Sono stato per un po’ da solo, ma so che dietro c’era Eenkhoorn della Soudal. Però è chiaro che non stava forzando, perché sulla salita di Solanas ho aumentato il vantaggio e su di lui è arrivato Taccone. E dopo Villasimius l’ho aspettato. Io e lui eravamo compagni l’anno scorso.

Nella fuga del terzo giorno, Cireddu è stato raggiunto e aiutato da Ivan Taccone, suo compagno nel 2025
Nella fuga del terzo giorno, Cireddu è stato raggiunto e aiutato da Ivan Taccone, suo compagno nel 2025
Nella fuga del terzo giorno, Cireddu è stato raggiunto e aiutato da Ivan Taccone, suo compagno nel 2025
Nella fuga del terzo giorno, Cireddu è stato raggiunto e aiutato da Ivan Taccone, suo compagno nel 2025
Hai pensato di potercela fare?

No. Sapevo che era scritto che mi avrebbero ripreso, ma mi faceva piacere passare in testa davanti a casa. Comunque abbiamo fatto anche due gpm, che ci siamo divisi. Ma era impossibile arrivare. Avrei voluto anche riprovarci con Perani, nell’ultima tappa, però comunque anche lui è stato ripreso.

Magari se ti fossi allenato in gruppo anziché da solo…

Forse si poteva arrivare già alla prima tappa con le gambe del terzo giorno, ma poco sarebbe cambiato. Rimpianti non ne ho, la stagione è appena iniziata.

Il Giro della Sardegna e quella fuga ti hanno dato prospettive nuove?

La vedo come una stagione diversa, poi la squadra è stata contenta, ho fatto vedere la maglia in tv. Mi stanno dando fiducia per provare qualche tentativo e poi naturalmente per aiutare gli altri.

Chiamato sul palco di Olbia a fine Giro della Sardegna, Cureddu è con Chiappucci, Bugno, Pella e Fabio Aru
Chiamato sul palco di Nuoro al via dell’ultima tappa, Cireddu è con Chiappucci, Bugno, Pella e Fabio Aru
Sul podio finale di Olbia, per. Cireddu una foto con Fabio Aru, l'ultimo grande sardo del ciclismo
Sul palco di Nuoro al via dell’ultima tappa, per Cireddu una foto con Aru, l’ultimo grande sardo del ciclismo
Programmi?

Non del tutto definiti. Dopo due corse in Croazia, faremo il circuito delle Ardenne, a inizio aprile, ed è una corsa importante, l’anno scorso ci ha vinto Widar. Poi non so ancora. La squadra correrà il Tour of the Alps, ma è ancora troppo per me. Vivo questa esperienza con tranquillità. Vediamo come continua la stagione.

Tuo padre che ruolo aveva in squadra durante la corsa?

Era incaricato di fare l’ultimo rifornimento. Nella terza tappa sono arrivato da lui che ero ancora in fuga. Una bella scena.

I primi applausi veri della carriera sono arrivati per Ignazio, nome molto diffuso in Sardegna. Quelli del ds Paul Ranger («Mi ha detto di godermela, ma era contento»), quelli di mamma Rosella e di Camilla, la sorella che ha 5 anni più di lui. La strada tracciata da sardi come Giovanni Garau, Ignazio Aru, Emiliano Murtas, Alberto Loddo e, naturalmente Fabio Aru (testimonial del Giro che si è molto complimentato con lui) è lunga e tutta in salita, ma Cireddu ora sa che, in quel ristretto club di sardi che hanno corso con i pro’. Adesso c’è anche lui. E ci vuole restare.