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Lavori in corso per l’addio di Gilbert. E Quinziato ricorda

01.10.2022
5 min
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Si dice che Gilbert avrà giusto il tempo di appendere la bici al chiodo e poi diventerà presidente del CPA, il sindacato mondiale dei corridori. Di sicuro assieme a Trentin è uno di quelli che ci ha messo più spesso la faccia. Prima però ci sarà da festeggiare sul Cauberg con la Phil’s Last Ride. Il bilancio della carriera parla di 80 vittorie in 20 anni, con la sola Sanremo che manca alla collezione di Monumenti. Su quel muro olandese invece ha vinto quattro Amstel e il mondiale del 2012 e lassù ha invitato i suoi amici corridori il 15 ottobre. Fra loro, ci sarà Manuel Quinziato. I due hanno corso insieme per tutta la permanenza di Gilbert alla BMC. Per questo gli abbiamo chiesto un ritratto del grande belga che, al pari di Valverde e Nibali, ha scelto il 2022 come ultima stagione.

Gilbert sta annunciando sulla sua pagina Facebook i nomi degli amici per il suo addio. Qui Quinziato
Gilbert sta annunciando sulla sua pagina Facebook i nomi degli amici per il suo addio. Qui Quinziato
Fine 2011, arriva Gilbert. Chi era?

Usciva dall’anno delle 18 vittorie, con Amstel, Freccia, Liegi e San Sebastian, per cui scrisse il libro My Year in Top Gear. Arrivò che era già il corridore più forte al mondo, anche se il primo anno fece un po’ fatica all’inizio. Poi si riprese, vinse due tappe alla Vuelta e alla fine il mondiale.

Che impressione ti diede?

Un bravissimo ragazzo. Sveglio, molto intelligente, uno che aveva visione di corsa. Quando sta bene, non sbaglia niente. Quello che mi ha impressionato, avendo vinto tutte quelle corse, fu che al primo ritiro, se ho capito bene, era la prima volta che usava l’SRM. Praticamente non usava nemmeno il cardio. Faceva tutto a sensazione. E anche quando faceva le SFR, si metteva a ruota di uno, poi scattava dietro a un altro. Una salita la faceva piano, quella dopo la faceva a tutta. Era genio e fantasia.

Il Cauberg è il muro di Gilbert: nel 2012 partì qui per vincere il mondiale, ma ha vinto anche 4 Amstel
Il Cauberg è il muro di Gilbert: nel 2012 partì qui per vincere il mondiale, ma ha vinto anche 4 Amstel
Un tipo sveglio?

Una persona estremamente intelligente. Non ha mai corso in Italia, ad esempio, ma parla perfettamente l’italiano. Perché a Liegi comunque c’è un quartiere di italiani e poi ha corso in squadre belghe dove c’erano altri italiani. E alla fine lo ha imparato. 

Siete amici?

Sicuramente c’è un rapporto d’amicizia. Un anno, il 2013, è venuto a Bologna per vedere un concerto dei Placebo con mio cugino e degli amici. Io conoscevo uno dei membri della band e siccome aveva origini belghe, a lui era venuta voglia di vedere un concerto. Anche quando poi ha cambiato squadra, era uno dei corridori con cui mi fermavo sempre a parlare. Quindi mi ha fatto molto piacere che mi abbia chiamato, anche se abbasserò il livello (ride, ndr), visti quelli che ci saranno.

Lombardia 2012, Gilbert fresco iridato: al via da Bergamo non sfugge al bagno di folla
Lombardia 2012, Gilbert fresco iridato: al via da Bergamo non sfugge al bagno di folla
Un vero leader?

Mi ricordo un Giro del Belgio in cui mi impressionò la sua mentalità vincente. Perché lui, che stesse bene o meno, faceva sempre la corsa. Ci sono corridori che sono più timidi o hanno meno personalità e anche se stanno bene e non si prendono responsabilità. Lui faceva sempre la corsa, non importava come stesse. Quella è una cosa che mi aveva colpito. A volte andava male, però quando stava bene e la squadra lavorava per lui, quello era sicuramente un giorno positivo. Ha carattere vincente, una mentalità che non tanti hanno così forte.

Quanto era pesante essere campione del mondo in Belgio?

Gli sono stato vicino quell’anno. Mi ricordo che quell’inverno facemmo un ritiro a ottobre: a Gand, senza biciclette. Era come girare con Cristiano Ronaldo, negli anni belli del Real Madrid. Una cosa impressionante.

Ti è mai parso infastidito?

Ecco, questa è un’altra cosa positiva di Philippe. Si ferma con tutti i tifosi, sta con le persone. Questa è una cosa che mi piace molto, più diventi famoso e importante, più devi fare attenzione a questi aspetti. E lui si fa le foto con i fan che vogliono un autografo, si ferma con i bambini, è veramente disponibile con tutti.

Credi abbia sempre la stessa motivazione?

Quest’anno a 40 anni ha vinto una tappa e la classifica finale a Dunkerque. Se non sei estremamente motivato, è difficile vincere nell’ultimo anno. E anche se vince meno, comunque è un corridore che aiuta a vincere. Quindi in una squadra giovane come la Lotto Soudal in cui era quest’anno, sicuramente è stato utile per l’esperienza. E’ uno sport dove comunque avere accanto un corridore con la sua esperienza è importante.

Anche Quinziato è volato in Australia. Qui assieme a Ganna il giorno dopo la crono
Anche Quinziato è volato in Australia. Qui assieme a Ganna il giorno dopo la crono
Cosa ti aspetti dalla festa del Cauberg?

Non sarà il fine carriera di Federer, oppure magari sarà quello e sarà anche emozionante. Non so, non penso. Quando ha cambiato squadra, l’amicizia è rimasta uguale. Andremo per fare festa. I belgi su quello sono imbattibili.