Quando si parla di un mondiale si pensa soprattutto ai corridori, alle tattiche di gara, ai risultati. Ma perché tutto funzioni, perché i migliori corridori del globo riescano a sfidarsi regalandoci spettacolo, dietro le quinte c’è un lavoro che comincia molti giorni prima della partenza. Giuseppe Archetti, decano dei meccanici della nazionale (ha esordito con Alfredo Martini nel 1991) questo dietro le quinte lo conosce molto bene.
Tra mondiali e Olimpiadi ha seguito generazioni di corridori e in questi anni ha visto cambiare biciclette, materiali e anche il modo di organizzare una trasferta. Naturalmente era presente anche al mondiale di Montreal, dove il suo lavoro è stato far trovare ai corridori tutto il materiale pronto, dalla prima ricognizione al giorno della gara, coordinando anche la logistica del viaggio e avendo sempre una soluzione di scorta nel caso qualcosa non andasse secondo i piani. Pochissimi giorni dopo il suo rientro in Italia gli abbiamo chiesto come funziona il mondiale visto dall’officina della nazionale.


Giuseppe, com’è andato questo mondiale canadese?
Bene per noi, perché dal punto di vista del nostro lavoro è passato discretamente bene. Quando sei così lontano dall’Italia non è facile, devi portare tutto il materiale in aereo e curare molto bene la logistica. Dal nostro punto di vista, però, ha funzionato tutto bene.
Come funziona la logistica? Non dev’essere semplice portare a migliaia di chilometri tutto il materiale.
Rispetto a qualche anno fa l’organizzazione del pre-gara è cambiata. Prima era più facile, perché c’erano più squadre italiane. Adesso bisogna coordinarsi anche con le squadre straniere e fare in modo che ci facciano recapitare il materiale dove possiamo recuperarlo. Può essere il magazzino della Federazione oppure una gara dove siamo presenti. Una mattina, per esempio, mi sono trovato a Piacenza con il camion della Ineos che stava andando al Memorial Pantani e ho ritirato le bici di Ganna e Milesi.
Quindi bisogna far convergere tutto in un unico luogo prima della partenza?
Esatto. Cerchi di incrociare tutti i pezzi e poi li facciamo arrivare al magazzino federale, dove prepariamo tutto per la spedizione, con le borse e le scatole della Federazione.


Come funziona invece il gruppo dei meccanici, quanti siete?
Ogni categoria ha il suo meccanico. Per gli junior ce n’è uno, così come per gli under 23. Per donne e professionisti il gruppo è più consolidato, a Montreal noi che seguivamo i professionisti eravamo in tre, mentre per le donne erano in due. Fino al momento del Team Relay eravamo io, Cornacchione, Foccoli e Pelliccioli, poi sono arrivati gli altri. In ogni caso si lavora tutti insieme e ci si dà una mano quando serve.
Chi sceglie i meccanici della nazionale?
Per i professionisti uomini, che è la parte che seguo io, li sceglie la Federazione, ed è lo stesso anche per le professioniste donne. Per le altre categorie non saprei esattamente, ma credo che siano comunque persone di fiducia dei commissari tecnici. E comunque a Montreal sono venuti Bibini per gli under 23, Marinoni con gli juniores e Mattia Oppici con le donne.
Non dev’essere semplice lavorare su tante bici diverse, quando durante l’anno si è abituati magari a un solo marchio.
Sì, noi siamo professionisti, ma c’è comunque l’abitudine a lavorare su componenti specifici. Per questo è importante essere anche noi una squadra in cui ci si aiuta nei passaggi particolari. Se uno conosce meglio un certo componente o un determinato gruppo, dà una mano agli altri.


La scelta delle persone dipende anche dalla competenza sui diversi gruppi?
No, sono scelte che si basano sulle esperienze di lavoro precedenti e soprattutto sul rapporto di tranquillità e fiducia. Deve esserci un ambiente sereno, perché in quei dieci giorni la serenità è ciò che conta più di tutto. Anche perché i professori nel nostro lavoro non esistono, anzi nessuno deve credersi superiore agli altri.
Avete gestito anche le bici da crono?
Sì, in quel passaggio eravamo io e Cornacchione. Lui si occupava di Ganna per motivi di squadra, mentre io ho seguito Cattaneo e Sobrero. Per il resto prepariamo le bici per tutta la durata della trasferta, quindi anche quelle che i ragazzi usano per le ricognizioni e per gli allenamenti.
Quante bici hai a disposizione per ogni corridore?
L’unico ad avere tre bici era Ciccone, perché era un po’ il capitano, gli altri ne avevano due. Nelle spedizioni europee normalmente ne hanno tutti tre, mentre in quelle più lontane facciamo così, tre bici per il capitano e due per gli altri, più un telaio di scorta ciascuno. Anche Ganna, per esempio, aveva tre bici da cronometro.


Il percorso di Montreal ha richiesto qualche accorgimento particolare? Qualcuno ha scelto il monocorona?
Piganzoli è stato l’unico con il monocorona, gli altri avevano tutti la doppia. A noi come meccanici a dire il vero non cambia niente. Negli anni ho visto che in queste cose conta anche la moda e adesso c’è un po’ quella del monocorona. Vedremo se passerà o se andrà avanti. Sono dei passaggi, non saprei proprio dire che direzione prenderanno.
Sei in nazionale dal 1991. Ti è mai capitato un cambiamento dell’ultimo minuto particolare, magari proprio alla vigilia di un mondiale?
Di solito arriviamo la sera prima della gara con tutto già pronto. Nelle squadre di club può capitare di avere cambiamenti all’ultimo minuto, al mondiale no, lavoriamo proprio per avere tutto pronto non più tardi del sabato sera. Un esempio particolare che mi viene in mente è Bettini, che correva con il 52 mentre gli altri usavano tutti il 53. Oggi lo prenderebbero per matto, ma con quella scelta ha vinto due mondiali e un’Olimpiade.
Che differenza c’è tra preparare un mondiale e una grande classica con la squadra di club?
Con la squadra hai una programmazione di mesi. Al mondiale hai una settimana per fare tutto, quindi cambia molto. E’ più complicato perché devi avere tutto sapendo poco, quindi devi essere pronto a qualsiasi cosa ti possano chiedere.


Anche perché, appunto, dovete gestire corridori che arrivano da squadre diverse.
Esatto. Parti con sei corridori che arrivano da cinque o sei squadre diverse, quindi devi fare richieste di materiale importanti alle loro squadre. Solo che lo fai dieci giorni prima, quando si sanno le convocazioni, non tre mesi prima come per, diciamo, una Milano-Sanremo. Quindi bisogna essere bravi a organizzarsi.
Anche perché in questi casi non avete a disposizione i soliti mezzi, per esempio i camion-officina.
No, quelli in Canada era proprio difficile portarli… Abbiamo allestito l’officina in hotel, di solito facciamo sempre così. E’ un po’ come quando vai in vacanza, devi far stare le cose in valigia e non hai tutto quello che hai normalmente nell’armadio.