MISANO ADRIATICO (RN) – Il caffè lo fa Greg, che è molto bravo. Non è detto che tutti quelli cui il ragazzo dai capelli neri ha passato il bicchierino e lo zucchero lo abbiano riconosciuto, sta di fatto che quando il caffè lo passa a noi, gli sguardi si incrociano e lui ride. E’ Greg Van Avermaet, oro olimpico di Rio 2016, che da quest’anno è diventato ambassador di Basso Bikes, con cui lavora allo sviluppo dei prodotti.
«Per chi è cresciuto con il ciclismo – ha dichiarato Leonardo Basso al momento di annunciarlo – Greg Van Avermaet è molto più di un campione: è un punto di riferimento. Il suo palmares è leggendario, ma ciò che lo distingue davvero è la sua aura. Lo stile, la grinta tattica e il carisma che ha sempre dimostrato in gruppo rappresentano l’essenza del ciclismo che amiamo. Lavorare con Greg ci permette di portare l’esperienza di guida a un livello superiore, migliorando performance e sensazioni dei nostri prodotti».


Il casco d’oro
Lui sorride e come al solito si mostra disponibile a rispondere a qualche domanda, mentre mescoliamo il caffè all’ombra dello stand dell’azienda veneta. La prima curiosità è per ridere. Greg è stato campione olimpico per un anno più degli altri, dato che i Giochi di Tokyo slittarono al 2021 e lui se ne andò in giro più a lungo con il suo casco tutto d’oro.
«Sono stati cinque anni molto belli – dice Van Avermaet – e il fatto di essere diventato campione olimpico mi ha cambiato la vita. Sono semplicemente grato di esserci riuscito ed ero felicissimo con quella specie di tocco d’oro che mi rendeva riconoscibile in gruppo e fuori. Ma se mi conosci, sai che sono una persona piuttosto tranquilla. Non mi vanto, è qualcosa di cui sarò sempre orgoglioso, ma senza urlarlo ai quattro venti».


La vita normale
Da quando ha smesso di correre, Van Avermaet (che ha 41 anni e arriva da Lokeren, nelle Fiandre) si è dedicato al gravel. Lo abbiamo visto prima dedicarsi a lunghi viaggi e poi alle prime gare. Adesso fa fatica anche lui a trovare una vera dimensione, ma la sensazione è che non gli importi più di tanto avere l’etichetta al collo.
«Mi alleno abbastanza spesso – spiega Van Avermaet – direi ogni giorno, stamattina ad esempio sono andato a nuotare. In questi giorni di fiera faccio meno, perché c’è da stare qui, è questa la vita normale. Penso che sia molto più frenetico di prima, perché prima ci concentravamo solo sull’allenamento e sul riposo, mentre ora succedono un sacco di cose, ma è bello. Voglio continuare a fare qualcosa legato allo sport e mi piace essere coinvolto in tutto.
«Tenersi occupato è positivo, perché a volte può essere difficile. Credo che per molti ex atleti sia così. Dopo la carriera, non si sente mai la mancanza della vecchia vita. A me a volte manca perché sono un grande appassionato di ciclismo e se potessi competere ancora ai massimi livelli, sceglierei ancora il ciclismo. Non sono depresso o stufo della bici. Molti non amano più lo sport e per loro è meglio smettere. Io ho deciso di smettere perché non riuscivo più a esprimermi al livello giusto. Ovviamente si invecchia, ma io sono contento della mia carriera».


Fra gare e scoperta
La scelta del gravel in qualche modo risponde alla voglia di restare in forma e stare lontano dai confronti che chiunque abbia corso inevitabilmente finisce col fare.
«Come ho detto – spiega Van Avermaet dopo aver incassato i complimenti per il caffè – mi piace rimanere attivo e sono appassionato di ciclismo. Andare su strada a un livello inferiore non mi dà le stesse sensazioni, mentre penso che il gravel offra un buon mix tra il divertimento delle gare e la possibilità di visitare luoghi diversi. E’ stato questo ad attrarmi e per questo avevo partecipato anche ad alcune gare quando ero professionista.
«Era il modo più semplice per adattarmi a una vita normale o a un tipo di strada diverso. Per questo l’ho scelto e penso che sia uno sport fantastico. Il problema del ciclismo in generale è che è uno sport estremamente duro, tutto ruota intorno all’allenamento e alla preparazione. Se non sei al 100 per cento, in gara è davvero dura ed è per questo che ora anche nel gravel mi capita di soffrire. Sta diventando molto professionale, il livello è altissimo e sta diventando più difficile tenere il passo con i migliori corridori».


Il divertimento resta
Ma questo non porta via il divertimento, come si potrebbe immaginare. La mentalità è diversa, l’obiettivo non è più vincere a tutti i costi. Si parte, si prova, si soffre e in qualche modo ci si diverte.
«Penso che per me, adesso – spiega – sia ancora importante il modo in cui mi sento dopo l’arrivo. Hai dato il massimo, ti senti in salute, hai fatto un buon allenamento. E’ questa la cosa principale per cui ho iniziato a fare ciclismo e continuo a divertirmi il più possibile. Certo, se poi penso alla carriera, il ricordo più bello sono le Olimpiadi. Si inizia a praticare ciclismo con l’idea di diventare professionisti e poi si vede che carriera si costruisce e le Olimpiadi sono state un regalo. A volte le vedo così, anche se nessuno mi ha regalato niente e ho dovuto lavorare davvero duramente. Sono felice di averle raggiunte e mi hanno dato la tranquillità giusta per fermarmi.
«Dove tengo la medaglia d’oro? Ce l’ho a casa, ma non la guardo tutti i giorni. La tiro fuori solo quando ho degli ospiti, se vogliono vederla. Non ce l’ho sul comodino, non vado in giro a vantarmi, ma è momento davvero importante della mia vita. E per questo resta il ricordo più bello».
Allo stand di Basso Bikes arriva un signore con suo figlio accanto. Di sicuro non l’ha riconosciuto, chiede se può avere un caffè e Greg Van Avermaet, campione olimpico di Rio 2016, si mette a farglielo con un sorriso sornione, annuendo e ricambiando il saluto. Una stretta di mano, il caldo fuori dal cono d’ombra dello stand è torrido. Intorno è un’immensa festa della bicicletta. Anche quest’anno IBF ha colto nel segno.