L’oro della Corvi, spazzando via i dubbi anche grazie alla strada

L’oro della Corvi, spazzando via i dubbi anche grazie alla strada

06.09.2026
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Due titoli mondiali per Valentina Corvi, per mettere il sigillo a una stagione straordinaria. I mondiali di mountain bike a Commezzadura hanno avuto nella biker di Sondrio una protagonista assoluta, prima come pedina fondamentale della conquista del team relay attesa da 13 anni, poi aggiudicandosi la maglia iridata U23 che rappresentava una sorta di chiusura del cerchio, dopo la delusione dello scorso anno: «Sto pensando ora a dove metterla – racconta al telefono l’iridata – credo dentro un bel quadro da appendere in casa».

Che cosa ti è passato per la testa mentre tagliavi il traguardo?

Molto. Era il grande obiettivo della stagione, era il mio sogno riuscire a vincere i miei primi campionati mondiali in Val di Sole, quindi in Italia, davanti ai miei amici e compaesani. La stagione era già stata qualcosa di molto importante, ho vinto tanto quest’anno, sono riuscita a fare un grande step in avanti rispetto alle scorse annate. Vincere il mondiale sarebbe stato il coronamento di un percorso quasi perfetto.

Corvi ha preso l'iniziativa sin dalle prime battute, dopo aver vinto l'oro nel team realy il primo giorno (foto Di Donato)
Corvi ha preso l’iniziativa sin dalle prime battute, dopo aver vinto l’oro nel team relay il primo giorno (foto A. Di Donato)
Corvi ha preso l'iniziativa sin dalle prime battute, dopo aver vinto l'oro nel team realy il primo giorno (foto Di Donato)
Corvi ha preso l’iniziativa sin dalle prime battute, dopo aver vinto l’oro nel team relay il primo giorno (foto A. Di Donato)
Tante aspettative, ma anche tanta pressione…

Non era una gara facile, lo sapevo, perché comunque correre in casa e partire da favorita, farlo davanti alla propria gente è un’enorme responsabilità non facile da gestire. Per questo sono veramente contenta di come sono riuscita a venirne a capo nella maniera migliore.

Tu eri già tra le favorite lo scorso anno, eri poi la grande favorita al campionato europeo, ma in entrambi casi le cose non erano andate nella maniera giusta. Ti è venuto qualche dubbio di avere più difficoltà nelle prove di un giorno?

Rispetto all’anno scorso sono cambiata tanto, non sono più la stessa atleta. Alla fine ho maturato delle consapevolezze diverse e questo ha contribuito un po’ anche al miglioramento della gestione di una dove ti giochi tutto, che è sempre una gara particolare. Si sente un po’ di più l’ansia e la pressione, sapevo che serviva un approccio diverso e ho iniziato un percorso con una psicologa e mental coach, utilizzando proprio l’avvicinamento al mondiale tramite le altre gare, soprattutto la Coppa del Mondo.

In gara nessuna ha tenuto il ritmo della Corvi, reduce dal trionfo in Coppa del Mondo (foto Di Donato)
In gara nessuna ha tenuto il ritmo della Corvi, reduce dal trionfo in Coppa del mondo (foto A. Di Donato)
In gara nessuna ha tenuto il ritmo della Corvi, reduce dal trionfo in Coppa del Mondo (foto Di Donato)
In gara nessuna ha tenuto il ritmo della Corvi, reduce dal trionfo in Coppa del mondo (foto A. Di Donato)
Che cosa ti ha proposto?

Abbiamo cercato di evitare di arrivare al mondiale sentendo quella pressione così forte che avrebbe potuto giocare un ruolo sbagliato sulla performance e quindi sono riuscita a arrivare un po’ più tranquilla rispetto al 2025, consapevole di quello che avevo fatto fino a lì e giocarmi le mie carte nel modo migliore.

In questo tuo salto di qualità, quanto ha influito la tua nuova dimensione di stradista e avere alle tue spalle un team del WorldTour?

Moltissimo. Grazie alla Canyon/Sram sono riuscita a impostare la preparazione in modo diverso, sfruttare anche il loro lavoro e il loro aiuto per andare ad affinare la parte di volume e tutte quelle caratteristiche che lo sforzo della strada ti può dare. Questo è stato molto utile in vista della preparazione per la mountain bike, quindi sì, c’è stato un miglioramento anche grazie a quello.

Una gran massa di tifosi era a Commezzadura per sostenere la Corvi, anche dalla sua Sondrio (foto Di Donato)
Una gran massa di tifosi era a Commezzadura per sostenere la Corvi, anche dalla sua Sondrio (foto A. Di Donato)
Una gran massa di tifosi era a Commezzadura per sostenere la Corvi, anche dalla sua Sondrio (foto Di Donato)
Una gran massa di tifosi era a Commezzadura per sostenere la Corvi, anche dalla sua Sondrio (foto A. Di Donato)
Ti trovi davanti a un bivio, tra il continuare nella mountain bike e soprattutto coltivare il sogno olimpico, oppure essere coinvolta sempre di più per la strada?

No, in realtà penso che il grande obiettivo sia appunto la partecipazione alle Olimpiadi – afferma Valentina Corvi – anche per il team. Il mio amore per la mountain bike è qualcosa di molto forte, non riesco a metterla totalmente da parte e il team lo sa. Sarebbe bello riuscire a continuare a fare un percorso parallelo combinando un po’ le due discipline. Non ho ancora deciso come gestirò questa cosa. C’è ancora tempo, penso, il prossimo anno sarà quello preolimpico e poi ci sarà Los Angeles, dopo si vedrà. Adesso sinceramente sto cercando di godermi quello che ho fatto domenica.

Come biker ti conosciamo e sappiamo che sei in cima al mondo, ma come stradista, come ti definiresti?

E’ una domanda un po’ difficile, perché ho corso poco per riuscire a definirmi. Sicuramente mi vedo come una scalatrice o comunque con caratteristiche più da salita. Sono attratta molto dai giri a tappe per capire come il mio fisico potrebbe rispondere ad eventuali prove back to back. Mi piacerebbe anche scoprire queste nuove dimensioni quindi penso che il futuro sarà interessante, perché il prossimo anno sarò sicuramente più presente su strada rispetto a quest’anno.

Solo nelle ultime battute Corvi ha capito che la maglia iridata era ormai sua (foto Di Donato)
Solo nelle ultime battute Corvi ha capito che la maglia iridata era ormai sua (foto A. Di Donato)
Solo nelle ultime battute Corvi ha capito che la maglia iridata era ormai sua (foto Di Donato)
Solo nelle ultime battute Corvi ha capito che la maglia iridata era ormai sua (foto A. Di Donato)
La difficoltà maggiore che tanti biker hanno trovato facendo il passaggio alla strada era il correre in mezzo al gruppo. Tu come ti ci trovi?

E’ una sensazione un po’ diversa, nel senso che non siamo abituati a essere così tanto vicini ai corridori, ad avere quella sensazione di essere come bloccato all’interno di un gruppo, però penso che sia qualcosa che si migliora gara dopo gara. Per quello che ho potuto provare io non ho paura a stare nel gruppo e a cercare comunque di stare avanti e riuscire a muovermi. Questo penso sia già un vantaggio, ma più corri, più impari anche a essere veloce nel muoverti in gruppo, nell’andare dietro e tornare davanti.

In tutto questo, come si inserisce, se si inserisce, il ciclocross?

Penso che il capitolo del ciclocross sia qualcosa di chiuso, almeno per il momento. Mi viene da concentrarmi di più su quello che faccio durante la stagione estiva, che è già estremamente impegnativa, poi ho bisogno del recupero dopo riuscire ad impostare la preparazione invernale senza gare. Tra MTB e strada il 2027 si prospetta già bello ricco così…

Per Corvi la vittoria iridata chiude un cerchio, ma ora si lavora per il grande obiettivo olimpico (foto Di Donato)
Per Corvi la vittoria iridata chiude un cerchio, ma ora si lavora per il grande obiettivo olimpico (foto A. Di Donato)
Per Corvi la vittoria iridata chiude un cerchio, ma ora si lavora per il grande obiettivo olimpico (foto Di Donato)
Per Corvi la vittoria iridata chiude un cerchio, ma ora si lavora per il grande obiettivo olimpico (foto A. Di Donato)
Quando hai capito, domenica, che il grande traguardo era ormai conquistato?

Vicino alla fine, nel senso che non ho mai abbassato la tensione, anche negli ultimi due giri in cui il gap stava cominciando ad aumentare. Mi sono passati davanti pensieri in cui poteva succedere ancora di tutto, quindi di continuare a spingere, di arrivare appunto vicino al traguardo. Dopo l’ultima salita però me la sono proprio goduta…