Nella ricetta giusta per far nascere un team giovanile non può mancare l’entusiasmo. Ed è per questo che parlando del neonato Team Piton di ciclocross – dieci atleti fra allievi, esordienti e giovanissimi – la presenza di Sara Pitozzi e Nicola Loda è garanzia di una spinta illimitata e genuina. La prima per sua stessa ammissione volge ogni cosa al positivo e si nutre di entusiasmo. Il secondo, dopo 14 anni da professionista, ha scoperto che il ciclismo gli piace anche più di prima ed è bravissimo ad insegnarlo.


Cinquant’anni di bici Piton
Sara Pitozzi, che con suo fratello Simone porta avanti l’azienda di famiglia che nel 2025 ha compiuto 50 anni, è da sempre molto attenta al ciclismo della sua zona. Chi lavora da anni in questo mondo ricorda il marchio Piton sulle biciclette de L’Edile-Gaverina che aveva Giorgio Addis come direttore sportivo e da allora il marchio ha accompagnato alcune delle realtà più belle del bresciano.
«Nella nostra zona – spiega Sara Pitozzi – siamo conosciuti e quindi teniamo molto allo sviluppo del ciclismo, soprattutto giovanile. Ci crediamo molto. E così per il ciclocross ci siamo concentrati sulle categorie giovanili ed è ripartito tutto grazie a Paolo Zanesi, il team manager, che mi ha parlato del progetto. Non è servito altro: se lui chiama, noi ci siamo. E’ una persona molto precisa e professionale, perciò abbiamo risposto immediatamente.
«Quando diamo le bici a una squadra, la parte di test è già stata fatta e quello è il momento giusto per lanciare il nuovo prodotto. In questo caso, abbiamo creato la nuovissima Cross CX, che si differenzia da quella precedente per la serie sterzo ACR (sistema brevettato da FSA, acronimo di Aerodynamic Cable Routing, ndr), quindi con il passaggio dei cavi tutto interno. Ha sempre una geometria molto compatta e racing. Abbiamo consegnato 10 biciclette e i ragazzi hanno cominciato subito a usarle. Per loro è l’occasione di lavorare bene, per noi è importante per la visibilità. E poi per il futuro c’è un’idea su cui si sta lavorando e su cui per ora non diremo niente…».


Le 3 regole di Mariuzzo
Nicola Loda, si diceva, ha fatto 14 anni da professionista e quando nel 1993 i ragazzi de L’Edile Gaverina correvano su bici Piton, lui era appena passato dalla Domus 87 alla MG Boys di Danilo Furlan, prima di diventare professionista. Nel nuovo Team Piton sarà il direttore sportivo: una responsabilità che non gli impedirà certo di continuare a correre (e vincere) tra gli amatori.
«Negli esordienti – spiega – l’obiettivo è insegnargli come stare in questo mondo. Abbiamo creato un gruppo su whatsapp, in cui faccio sempre un’analisi di come è andata la gara e di cosa manca. Così comincio a fargli capire che la bicicletta è fatica. Siamo nell’epoca dei watt, dei carboidrati ogni 40 minuti, i gel che bisogna bere… E’ tutta un’esasperazione, ma alla fine aveva ragione Mariuzzo (ex professionista veneziano e direttore sportivo di grandissima esperienza, ndr) quando correvamo alla Ballan o alla Liquigas. Nel ciclismo ci sono sempre le stesse tre regole e rimarranno sempre quelle: allenarsi tanto, mangiare poco e andare a dormire presto.
«Devi fare i sacrifici, allenarti, fare la vita da corridore, riposare, recuperare ed è quello che, pur divertendosi, devono capire. Se un domani vorranno andare avanti, devono sapere che la bicicletta è dura, ma ti può regalare delle belle emozioni. Non tutti sono Evenepoel, Pogacar o Seixas, però se ti impegni puoi tirare fuori il meglio di te. Che poi è quello che ho trasmesso al “Baruzzino” (Francesco Baruzzi, passato al devo team della Visma, ndr) e a tutti i ragazzini di qui che ho allenato nel ciclocross».


Il pistino da cross
Il suo lavoro con i ragazzi del Team Piton punta soprattutto sulla sfida, sulle gare e sul divertimento. Il mercoledì si trovano nello spazio verde alle spalle del vecchio negozio di bici dei suoi genitori, dove Nicola aveva ricavato un pistino per girare con la moto da cross: la sua grande passione.
«Soprattutto ora a inizio stagione – spiega Loda – il sabato e la domenica andiamo a fare delle gare perché serve per fargli prendere il ritmo. Si accorgono che in quelle regionali si difendono, mentre nelle nazionali c’è da soffrire. Per questo aspetto specifico, preferisco un allenamento in meno e una gara in più. Invece il mercoledì facciamo un bell’allenamento, con due ore intense e degli esercizi.
«Ho un paio di persone che mi aiutano e gli faccio fare delle garette tra loro, prove conometrate tra i birilli e anche sessioni di tecnica per chi è al debutto nella specialità, perché magari arriva dalla mountain bike. Qualcuno invece deve lavorare ancora sul fondo, come Jacopo Palermo che viene dallo short track e nel finale del Trofeo Guerciotti si è spento e ha perso posizioni. Lui dovrà lavorare sul fondo e sulla resistenza agli alti regimi per 40 minuti».


Le sfide in salita
Il modo per tenerli sul pezzo, visto che comunque si tratta ancora di ragazzini, è metterli in sfida fra loro: una prassi che Loda conosce bene, ricordando quanto faceva tra i professionisti il burbero e geniale Giancarlo Ferretti che per spingere i suoi corridori ad allenarsi al meglio, metteva premi sulle salite (con loro che erano professionisti anche in denaro), che smuovevano la grinta e la goliardia del team.
«Serve fare così – sorride Loda – quando il lavoro inizia a diventare troppo pesante. Ho la fortuna di avere qua vicino la Maddalena da Muratello o il San Giuseppe, che è un chilometro e mezzo di salita ripida. E allora gli faccio fare gli esercizi, li faccio giocare, ma alla fine li porto a fare un po’ di salita sul San Giuseppe. Però prima che partano, li provoco e la mettiamo in sfida.
«E allora gli dico che a chi arriva in alto per primo pagherò la pizza oppure gli regalerò un pacchetto di savoiardi che ho a casa. Devi conoscere il loro livello per provocarli, così proponi dei traguardi raggiungibili e loro si divertono. E mi diverto anche io, perché vedo la loro voglia e il loro impegno e quello mi dà la soddisfazione maggiore».


La multidisciplina vince
E’ la ricetta giusta, quella dell’entusiasmo di cui abbiamo parlato in partenza: lo stesso di quando lavorava con Baruzzi e con Elisa Bianchi che dal prossimo anno correrà alla LIV-Jayco-AlUla, mentre nella squadra di Loda ha iniziato a crescere con una grinta pazzesca sua sorella Margherita.
«Prendiamo lei per esempio – spiega Nicola – che è ancora piccola e si incavola perché la battono. Guardavo il podio del Trofeo Guerciotti l’altro giorno, in cui è arrivata quarta. Le prime cinque erano in fila in base allo sviluppo fisico. La quinta e la quarta erano ancora piccoline, le prime tre erano donne fatte. E allora quando la vedo arrabbiarsi e stringere i denti, le dico di non mollare e di tenere duro, perché quando sarà grande anche lei, se le mangerà tutte. Ed è bello che abbia questa voglia di arrivare, perché diventa la sua benzina quando si allena.
«Penso che nelle categorie giovanili, in esordienti e allievi, la multidisciplina sia fondamentale. Sempre al Guerciotti, c’era un rettilineo di 500 metri con terreno asciutto. In quel tratto, i miei che pure vanno forte, andavano agili perché arrivano dalla mountain bike, mentre quelli che fanno anche strada, calavano il rapporto e gli andavano via. Magari facevano meno RPM, ma allungavano in maniera impressionante. L’ho fatto notare a Jacopo Palermo e a Nicolò Lombardi, che sono gli allievi. Gli ho detto che l’anno prossimo dovrebbero fare qualche gara su strada e non solo mountain bike, perché altrimenti in pianura gli mancherà sempre qualcosa, mentre nella tecnica di guida sono dei draghi».
E qui il discorso si farebbe molto interessante, come lasciato intuire da Sara Pitozzi in partenza. Un progetto più ampio, che a Loda piace molto, ma è così in embrione che si farà meglio a lasciarli lavorare e vivere appieno l’avventura nel cross con il Team Piton. La stagione è appena iniziata, le basi sono giuste. L’entusiasmo davvero non manca.