Al di là dei risultati conseguiti, la trasferta dell’Aromitalia Vaiano in Cina, al Tour du Chongming assume un’importanza che perdura nel tempo, anche se la stagione è ormai conclusa perché la squadra italiana si è ritrovata, come formazione Continental, a gareggiare nel contesto del WorldTour, con le principali squadre della massima serie e campionesse assolute a cominciare da quella Lorena Wiebes capace addirittura di monopolizzare il podio in tutte e tre le frazioni.
Un’opportunità da cogliere al volo, quella della formazione nostrana guidata per l’occasione da Matteo Ferrari che ha portato a casa solo sensazioni più che positive: «E’ stata una trasferta un po’ improvvisata perché abbiamo avuto una chiamata proprio all’ultimo, in sostituzione di una squadra WorldTour che si era cancellata dalla corsa. Abbiamo avuto giusto un paio di settimane per preparare la trasferta, sia dal punto di vista dell’allenamento che da quello burocratico. Ma abbiamo colto l’occasione al volo, era la ciliegina sulla torta per noi che abbiamo privilegiato quest’anno un calendario quasi unicamente internazionale, infatti era la nostra terza corsa WorldTour all’estero, dopo il Tour de Suisse e l’Amstel dove siamo stati l’unica formazione italiana presente».


Che cosa rappresenta per voi essere chiamati alla passerella finale del WorldTour?
E’ un bel riconoscimento per le nostre atlete, per i nostri sponsor, anche per il nostro lavoro e comunque un bel biglietto da visita per il futuro, indicandoci che la strada che stiamo percorrendo è quella giusta.
Le ragazze erano quattro, quindi meno delle altre formazioni…
Sì, proprio perché è stata una chiamata proprio all’ultimo secondo. Avendo già in calendario il Veneto e la Tre Valli Varesine quasi in concomitanza, abbiamo dovuto portare le uniche che erano al momento disponibili o comunque con un passaporto pronto. Abbiamo fatto presente agli organizzatori che avevamo un organico ridotto e a loro andava bene, visto che non c’era una grande partecipazione, quindi abbiamo trovato questo accordo.
Come hanno vissuto questa esperienza le ragazze dell’Aromitalia, come si sono approcciate a un viaggio fino all’altra parte del mondo?
E’ stata un’esperienza positiva. Due di loro avevano già affrontato la stessa trasferta l’anno scorso, quindi erano già più “vaccinate”, per le altre è stata un’esperienza nuova che le ha entusiasmate. Abbiamo comunque deciso di dare spazio ad atlete giovani per far fare loro qualcosa di diverso che le facesse crescere, un primo approccio al WorldTour un pochino più “soft”, in una corsa a livello altimetrico abbastanza semplice. Quando vai all’estero è una tappa formativa da ogni punto di vista, sia nell’approcciarti alla nuova cultura, a un nuovo ambiente di gara, a un contesto che non è quello europeo, al quale sono abituale di solito.


Che corsa è stata?
Tutte e tre le tappe erano pianeggianti. Noi dell’Aromitalia abbiamo provato ad animarle fin da subito, visto comunque che non avevamo una velocista di riferimento. Già nella prima tappa siamo andati subito in fuga con La Bella, subito dopo la partenza, perché c’era un Gran Premio della montagna dopo 9 chilometri. Le squadre dei velocisti, soprattutto quella della Wiebes, la Lidl-Trek e la Human Powered hanno tenuto quasi sempre la corsa chiusa per arrivare in volata, anche la UAE stessa puntava allo sprint, quindi c’è stato poco spazio per le fughe, però abbiamo cercato comunque di farci vedere.
Le ragazze hanno notato qualcosa di diverso rispetto alle altre corse, nel fatto che si gareggiava nel WorldTour, che c’erano i più grandi team?
La cosa che le ha più colpite è che c’è stata molta condivisione tra le squadre, perché eravamo tutti nello stesso albergo, quindi vivevamo la quotidianità tutti insieme. Credo che questo sia stato un elemento importante, poter vedere sia come si alimentavano, sia come preparavano gli aspetti prima della gara anche queste atlete di primo livello. Da quel punto di vista è stata un’esperienza formativa. Poi comunque competere con certe squadre è sempre una cosa piacevole, una bella vetrina per farsi vedere.
Rispecchiando la vostra indole di gareggiare sempre a livello internazionale…
Sì, è la maniera migliore per agevolare il processo di crescita delle nostre ragazze, facendole confrontare fin da subito con le squadre forti e le atlete top.


Tu che cosa chiedevi alle ragazze prima e che cosa hai detto loro dopo?
Abbiamo vissuto la trasferta molto in serenità, ci siamo presentati senza pressioni, con la voglia di far bene e di farci vedere. Ho detto loro prima di tutto di divertirsi, di sfruttare l’occasione. E alla fine sono stato anche contento dei risultati, senza una velocista di riferimento, con tante atlete giovani ci siamo piazzati comunque in due tappe su tre con due atlete nella top 20 e abbiamo chiuso con due atlete nelle prime 10 della generale delle giovani. Quindi con un’Aromitalia abbastanza sperimentale abbiamo fatto molto bene.
Come giudichi questa annata del vostro team?
Positiva perché comunque ci siamo fatti sempre vedere. Abbiamo preso la maglia azzurra al Giro con La Bella, abbiamo anche vinto tre titoli nazionali con la greca Milaki e l’ungherese Zsanko. Ho solo un po’ il rammarico, forse abbiamo raccolto meno di quanto avremmo potuto, per sfortuna, perché abbiamo avuto tanti infortuni, tante cadute abbastanza importanti che ci hanno tolto corridori per noi cruciali in determinate parti della stagione, ma un “sette” pieno ce lo meritiamo…


La vostra squadra è tra le pochissime italiane che riesce a fare attività internazionale anche al massimo livello. E’ una responsabilità per voi, considerando che intorno si sta facendo il vuoto?
Diciamo di sì: siamo comunque contenti della strada che abbiamo preso, credo che abbia dato i suoi frutti. Ma è una responsabilità perché oggi sono veramente poche le squadre che riescono a continuare a fare questo tipo di attività e tocca a noi rappresentare tante volte un intero movimento. Ma questa è la strada giusta sia per noi come squadra che comunque ci consente facendoci vedere in determinati contesti di attrarre nuovi sponsor o nuove risorse, ma soprattutto per le ragazze, per potersi confrontare con le migliori atlete sui migliori palcoscenici.