Nel bike fitting, raccogliere dati è importante. Saperli interpretare, però, lo è ancora di più. E’ il principio alla base di Iver Vision, il sistema che abbiamo presentato nella precedente intervista a Ivan Bizzoni, concentrandoci sulla filosofia del progetto e sul ruolo della tecnologia al servizio del biomeccanico.
Questa volta entriamo più nel dettaglio del suo funzionamento. Tre telecamere permettono di osservare il ciclista da diverse angolazioni, mentre un sensore inerziale analizza i movimenti del bacino. A questi strumenti si aggiunge un sistema per rilevare le pressioni sulla sella, integrato nel software. Non manca il dialogo con i rulli, per acquisire informazioni sulla cadenza e sulla potenza espressa durante la pedalata. Un insieme di tecnologie che lavorano in sinergia, senza imporre un metodo unico. Perché il software può suggerire, misurare e confrontare, ma la valutazione finale resta nelle mani del professionista.


Ivan, la volta scorsa abbiamo detto che non si tratta del classico bike fitting, ma di strumenti e metodologie a supporto del biomeccanico. Ripartiamo da qui…
Noi utilizziamo telecamere con risoluzione Full HD e una frequenza di acquisizione che arriva a 240 frame al secondo (fps). Le camere sono collegate al computer del biomeccanico e lavorano in sincronia. L’analisi viene quindi effettuata contemporaneamente da tutte e tre le telecamere, oppure da due. Se è disponibile una sola telecamera, questa inquadra il piano laterale e l’analisi avviene soltanto su quel piano.
Con tre telecamere, invece, come funziona?
Le tre telecamere acquisiscono le immagini simultaneamente. Il software analizza i risultati e li restituisce al biomeccanico attraverso una fotografia istantanea del movimento, rilevata nello stesso momento da tutte le angolazioni. Non è necessario analizzare prima un lato, poi l’altro e infine il fronte. Tutto avviene in sincronia, perciò i dati raccolti sono coerenti anche dal punto di vista temporale.
Come sono posizionate le tre telecamere?
Una lateralmente, una frontalmente e la terza sull’altro lato.
Come mai non ce n’è una sul retro? Spesso si parla del bacino che bascula…
L’osservazione è corretta. Abbiamo scelto di utilizzare tre telecamere e di affiancare loro un secondo strumento: il sensore inerziale.
Di cosa si tratta?
Il nostro sensore inerziale è un’unità di misura inerziale, o IMU, che contiene accelerometri e giroscopi. Ci consente di misurare in tempo reale i tre assi di rotazione del bacino, per capire esattamente quanto bascula, quanto ruota e quanto si inclina durante la pedalata. Con le tre telecamere osserviamo entrambi i lati e la parte frontale. Possiamo già valutare l’allineamento delle ginocchia e delle spalle, oltre alla traiettoria delle caviglie e dei piedi. In realtà, saremmo rimasti scoperti soltanto per quanto riguarda i movimenti del bacino. Grazie al sensore inerziale, invece, nessun lato del ciclista resta escluso dall’analisi.


Un sistema che copre tutti e quattro i lati, insomma?
Esatto. Lo fa integrando la videoanalisi, attraverso le telecamere, con l’analisi inerziale, affidata al sensore IMU.
Ci sono altri strumenti nel sistema Iver Vision?
C’è un terzo strumento che non produciamo direttamente, ma per il quale abbiamo un’ottima partnership con l’azienda tedesca Velometric. Si tratta di un sensore per la misurazione della pressione sulla sella. E’ composto da piccoli elementi che vengono posizionati sulla sella e permettono di valutare in tempo reale l’appoggio delle ossa ischiatiche. Non osserviamo soltanto le pressioni esercitate dalle ossa ischiatiche, ma anche quelle dell’area dei glutei. In poche parole, valutiamo l’appoggio nella sua interezza. Questo terzo strumento è gestito dal nostro software ed è collegato sia alle telecamere sia al sensore IMU. Le tre tecnologie lavorano in sincronia e offrono punti di vista differenti, ma complementari, per fornire al biomeccanico un quadro più completo.
Ivan, ci hai parlato di hardware e software. Ma il ciclista dove si posiziona? Iver Vision richiede una bici fissa regolabile oppure basta quella del ciclista?
Il nostro software si adatta a entrambe le possibilità. Nella maggior parte dei casi, il ciclista porta la propria bici, magari quella appena acquistata, dal biomeccanico. Qui viene rimossa la ruota posteriore e la bicicletta viene montata su un rullo. A quel punto inizia il bike fitting, con tutte le misurazioni che abbiamo descritto. Il biomeccanico interviene quindi sulle regolazioni della bici e, al termine della sessione, il ciclista può tornare a utilizzarla. Naturalmente, può esserci una fase successiva di adattamento, con i feedback del ciclista ed eventualmente una seconda visita di controllo.
E la seconda opzione, quella con la bici fissa?
Viene adottata dai biomeccanici che nel proprio studio hanno quelli che potremmo definire simulatori meccanici, regolabili in ogni loro componente. In ogni caso, Iver Vision si adatta a entrambe le soluzioni. Per dirla in parole semplici, al nostro software non importa se il ciclista si trova su un simulatore oppure sulla propria bicicletta.


Abbiamo nominato i rulli. Anche in questo ambito Iver Vision sta portando avanti uno sviluppo interessante. Quali sono i vantaggi?
I rulli più noti, come quelli di Elite, Wahoo, Garmin… sono compatibili con il protocollo Bluetooth. Il nostro software si collega al rullo tramite Bluetooth ed è in grado di leggere in tempo reale la cadenza di pedalata durante la visita biomeccanica. Non solo. Può anche rilevare la potenza espressa e consentire al biomeccanico di impostare in tempo reale la resistenza del rullo, in watt. In questo modo è possibile osservare cosa succede quando il carico aumenta e individuare eventuali asimmetrie nella pedalata o criticità che emergono sotto sforzo.
E’ ormai assodato che Iver Vision sia uno strumento di supporto al biomeccanico, che conserva il proprio metodo di lavoro. Ma il software fornisce almeno delle indicazioni di partenza? C’è una misura più importante delle altre?
Abbiamo una schermata che raccoglie i risultati di numerose misurazioni e che può già rappresentare un punto di partenza. Il primo angolo che mostriamo al biomeccanico è quello del ginocchio.
Perché?
Perché spesso il lavoro parte proprio da lì. L’angolo del ginocchio è infatti collegato alle valutazioni sull’avanzamento, sull’arretramento e sull’altezza della sella. Un altro supporto che offriamo al biomeccanico è la possibilità di selezionare il tipo di bicicletta: strada, gravel, cronometro e così via. In base alla disciplina, il software propone alcuni angoli di riferimento. Si tratta di valori ricavati da studi scientifici e di parametri generalmente condivisi, che costituiscono un punto di partenza per la valutazione.
Interessante, prosegui pure…
Quando il software effettua le misurazioni, confronta i dati rilevati con quelli presenti nelle tabelle. Se, per esempio, l’angolo del ginocchio rientra nell’intervallo previsto, il valore viene visualizzato su uno sfondo bianco. Se invece esce dalla tolleranza impostata, lo sfondo diventa rosso, a indicare una possibile criticità. Accanto al dato compare anche una lampadina, che segnala alcuni possibili suggerimenti su come intervenire per riportare il valore nell’intervallo di riferimento. Come abbiamo spiegato nella prima intervista, questi suggerimenti non sostituiscono il biomeccanico. Sono uno spunto, un aiuto e, in alcuni casi, anche un’occasione di apprendimento.


Iver Vision si conferma uno strumento flessibile. E’ corretto definirlo così?
Sì. In questi anni abbiamo capito che ogni biomeccanico ha la propria formazione, le proprie convinzioni e le proprie idee. Il nostro obiettivo è sviluppare uno strumento flessibile, capace di adattarsi ai diversi metodi di lavoro. Anche le tabelle sono personalizzabili. Se un biomeccanico ritiene che l’angolo del ginocchio debba rispettare determinate tolleranze, può modificarne i valori in qualsiasi momento, adattandoli al proprio approccio.
Cosa possiamo aggiungere, Ivan?
Da qualche mese siamo in contatto con Elite. Alcuni modelli dei suoi rulli dispongono di una funzione molto interessante, chiamata Analisi della pedalata. Questa mostra un grafico a forma di otto, che suddivide la circonferenza della pedalata in intervalli di 15 gradi. Quando la pedivella è in posizione orizzontale si considera lo zero gradi; spostandosi di 15 gradi, il valore aumenta progressivamente, fino a raggiungere i 90 gradi quando la pedivella è verticale, per poi proseguire lungo la circonferenza. La funzione associa la potenza alla posizione angolare della pedivella e permette di capire come il ciclista esprime la propria forza sui pedali. Consente, per esempio, di identificare l’angolo di spinta massima, l’angolo morto e il bilanciamento tra la gamba destra e quella sinistra.
Tutto, ma proprio tutto sotto controllo con Iver Vision insomma…
E’ una funzione molto interessante, disponibile su alcuni modelli Elite. Abbiamo contattato l’azienda e proposto di leggere queste informazioni direttamente nel nostro software. Elite ha accettato e abbiamo quindi implementato questa possibilità. Un’integrazione che agevolerà il lavoro dei biomeccanici che utilizzano i rulli dell’azienda.