E’ ancora tempo di mondiali su pista: da giovedì a domenica Apeldoorn nei Paesi Bassi diventerà l’epicentro dell’attività paralimpica, per un’edizione iridata che, a differenza di quella svoltasi nei giorni scorsi a Shanghai non avrà valenza per le qualificazioni olimpiche che inizieranno più avanti. Ciò non significa che sia un’edizione in tono minore, anzi. Infatti Pierpaolo Addesi, il tecnico azzurro, ha previsto una preparazione molto particolare, che si conclude proprio in queste ore nell’immediata vigilia della partenza verso la sede di gara.


La spedizione italiana conterà 11 atleti, comprese le guide per il tandem: si potrebbe pensare che siano pochi ma conoscendo la tradizione del ciclismo paralimpico, che in casa italiana è storicamente stato più indirizzato verso le handbike, è un numero congruo, soprattutto perché orientato verso la crescita.
«La mia politica è quella di puntare alle specialità olimpiche – spiega Addesi – cioè quelle che poi andremo a rifare a Los Angeles. Dobbiamo concentrare tutte le energie su queste, perché trovo inutile preparare delle specialità dove la medaglia mondiale resta fine a se stessa. Questi mondiali serviranno per fare il punto della situazione in vista delle qualificazioni olimpiche».
Perché per voi le qualificazioni non iniziano da Apeldoorn?
A dir la verità le nostre qualificazioni sarebbero dovute iniziare già dalla Coppa del mondo in Thailandia, cioè da marzo, ma poi l’UCI a febbraio ha stabilito che tutto il 2026 sarebbe stato escluso, quindi si comincerà da gennaio ancora con la Thailandia, con la prova su strada. Ma ai mondiali prendi le slot per partecipare alle manifestazioni del prossimo anno. Quindi partecipare a questo mondiale è importante e far bene lo è ancora di più. Con risultati buoni riusciamo a guadagnarci posti non solo per chi partecipa, ma anche qualcuno in più, speriamo.


Come arrivate a questi mondiali, in che condizioni?
Secondo me bene – afferma sicuro Addesi – nel senso che abbiamo lavorato costantemente, i ragazzi stanno bene, anche se abbiamo avuto qualche intoppo, soprattutto con Claudia Cretti perché due settimane fa ho avuto un piccolo incidente su strada che ha deviato un po’ i programmi avendo avuto bisogno di qualche giorno di riposo per le botte che ha preso. Ma sicuramente arriverà pronta, magari non proprio al 100 per cento, ma quando attacca il numero, conoscendola cercherà di fare comunque il massimo. La pista è il suo pane, 4 titoli mondiali lo scorso anno non sono un caso…
Undici atleti, considerando la storia, lo consideri un numero alto?
Sì, ma si può e si deve fare di più. Io sto lavorando tanto sul reclutamento di ragazzi giovani e già in questo mondiale ci sono degli innesti nuovi. La pista non è facile come la strada, spesso devi fare un lavoro che parte quasi da zero, visto e considerato che in tanti magari la pista non l’hanno mai fatta.


Chi saranno le punte?
Intanto ci sarà Biancalani vincitore iridato su strada e che ha chiuso vittorioso la sua stagione fra gli elite. Uno che vince di là vuol dire che poi di qua non passa inosservato. Poi Salvalaggio che vuole migliorare il 4° posto del 2025 nell’eliminazione. Su loro sono molto fiducioso. Ma nel frattempo ho diversi ragazzi molto molto giovani che ho già visto e dal prossimo anno verranno inseriti.
Cosa sai della pista?
Ad Apeldoorn la nazionale c’è già stata, ma io non c’ero. La pista sembra sia abbastanza veloce, quindi cercheremo di adattarci nei primi tre giorni di prove che avremo a disposizione, scegliere il materiale, i rapporti, tutto quello che servirà. Dalla mia posso godere dell’appoggio di due collaboratori come Fabio Masotti e Giancarlo Masini e poi c’è il team performance che già dallo scorso anno mi ha dato la possibilità di collaborare.


Com’è l’atmosfera nel gruppo?
Io dico che si è creato una bell’amalgama. Mi sono trovato spesso a condividere gli allenamenti anche a Montichiari con le altre squadre azzurre. C’è stata un’integrazione al 100 per cento fra giovani e veterani. L’ambiente fa molto.
La tensione è direttamente proporzionale ai risultati, alle medaglie che si ottengono. Sei abbastanza ottimista in questa occasione?
Parto dal presupposto che quando sei in fase di costruzione – sottolinea Addesi – la cosa più importante sono le fondamenta. Adesso stiamo costruendo e sicuramente qualcosa lo raccoglieremo, non torneremo a mani vuote, come non siamo tornati a mani vuote lo scorso anno. Però io ho bisogno del tempo necessario per avvicinare i ragazzi, per cercare di convincere le società a mandarli, per combattere quel pregiudizio che ancora c’è. La rosa si sta allargando con giovani che oltre ad avere i requisiti, stanno emergendo anche nell’attività “normo”, quindi in questo momento dico che serve tempo per allargare quantità e qualità. Non dimentichiamo poi un fattore tecnico…


Quale?
La pista si costruisce in pista, a differenza della strada che puoi preparare anche in autonomia. Qui dobbiamo andare in pista, quindi sicuramente ha dei tempi più lunghi – conclude Addesi – io comunque confido nei miei ragazzi, abbiamo un tandem femminile che secondo me farà bene. Ho Bernard con Scartezzini davanti che comunque hanno già fatto vedere che c’è una bella sintonia, ma il tandem è una categoria molto particolare, dove il materiale è più che fondamentale. Ho già parlato con Viviani, quando aggiorneremo la parte materiale, potremo raggiungere il top.