La campagna acquisti della NSN Cycling Team racconta la volontà di alzare l’asticella. Per il 2027 la squadra si prepara a cambiare passo, puntando su corridori capaci di incidere nelle corse a tappe e nelle classiche. Il nome che spicca su tutti è quello di Richard Carapaz. L’ecuadoriano, vincitore del Giro d’Italia 2019 e campione olimpico a Tokyo, è pronto a portare esperienza, qualità in salita e la possibilità di competere per risultati importanti nei Grandi Giri.
Ma Carapaz non è il solo ottimo acquisto della NSN. Oltre a lui arriveranno anche Santiago Buitrago, Lennert Van Eetvelt e Kasper Asgreen, innesti che ampliano le opzioni tattiche e rafforzano diversi settori della squadra. Ma come cambieranno gli equilibri interni? E quali opportunità si apriranno per i giovani già presenti in organico? Ne parliamo con Francesco Frassi, uno dei direttori sportivi della formazione svizzera, per capire ambizioni, prospettive e possibili scenari della nuova stagione.


Il prossimo anno, Francesco, ti ritroverai con una super NSN…
Eh sì. Aumentano anche le responsabilità, però è una cosa bella. A me piace averne tante, soprattutto quando hai corridori abituati a ottenere risultati importanti e che devono continuare a farli.
Arrivano diversi nomi, ma quattro sono particolarmente importanti. Su tutti un top rider come Carapaz, ma anche Buitrago, Van Eetvelt e Asgreen…
Avere a che fare con corridori sudamericani mi rende contento. Ci ho sempre lavorato bene. Mi piace la loro mentalità. Sono corridori che a volte vanno capiti e assecondati, mentre in altre occasioni devi stargli più addosso. Mi piace l’entusiasmo che hanno, sia come persone sia come atleti. Solitamente sono umili.
Anche Michele Bartoli, che è legato a Carapaz, come abbiamo visto qualche tempo fa, ha sottolineato questi aspetti. Tra l’altro, con te che sei pisano, rischiamo di avere un Carapaz in versione toscana!
Eh sì! Con Michele ho un rapporto d’amicizia e abitiamo non troppo lontani. Mi aveva già parlato di Carapaz, a prescindere dal fatto che sarebbe venuto da noi. Ha un po’ di cuore italiano, dai. E lo stesso vale per Buitrago. Anche lui è cresciuto in Toscana. Ha trascorso qui il suo primo anno da under 23.


Quando avete saputo che sarebbe arrivato Carapaz?
In squadra non ci avevano mai dato l’ufficialità. Poi è normale: il ciclismo è una famiglia e le voci circolavano da tempo. La squadra, però, ci ha dato l’ufficialità il giorno prima dell’annuncio. Quando si profila l’arrivo di un corridore così, finché non lo vedi, non ci credi. Voglio dire, tolti quei tre o quattro mammasantissimi, poi c’è lui. Quando è in giornata, e lo abbiamo visto anche all’ultimo Tour, de France può fare di tutto.
Francesco, chiaramente non voglio parlarti di programmi, perché immaginiamo sia estremamente prematuro. Ma, sapendo che il Tour de France è praticamente off-limits, venire al Giro d’Italia con Van Eetvelt, Carapaz, Buitrago e pure Pinarello vorrebbe dire avere una squadra molto importante, no?
Per i programmi è decisamente presto, in effetti. Faremo il primo ritiro dal 21 novembre e da lì inizieremo a programmare. Riguardo al Giro, con una squadra del genere che dire? Sì, sarebbe bello, potresti avere due punte almeno. Però bisogna anche capire i ruoli dei corridori. Sarebbe una super squadra, ma con tutti quei leader diventa difficile. Qualcuno di loro farà sicuramente il Giro, qualcuno il Tour, qualcuno la Vuelta e qualcuno ne farà due. Sicuramente avremo una squadra più competitiva rispetto a quest’anno per le classifiche.
Classifiche, perché parli al plurale?
Sì, non penso soltanto ai Grandi Giri, ma anche alle corse importanti di una settimana: Tirreno-Adriatico, Catalogna, Paesi Baschi, Romandia… Quest’anno sapevamo che avremmo avuto qualche lacuna. Erano andati via Derek Gee e Riccitello, mentre per Lutsenko era l’ultima stagione, anche se al Giro di Polonia è riuscito a fare qualcosa di buono. Avevamo Alessandro Pinarello, al primo anno nel WorldTour, che ha fatto bene alla Tirreno-Adriatico e all’Arctic Race of Norway, oltre che in Quebec. E’ andato bene anche Paolo Martí, un ragazzo giovane. Ma certo, ci mancavano i leader. Pinarello è un ragazzo di grande talento e ora avere accanto un Carapaz in qualche gara, ma anche un Buitrago o un Van Eetvelt, gli permetterà di alzare il livello.


Cosa intendi di preciso?
Che il livello si alza sia fisicamente, avendo gente così forte al tuo fianco, sia sotto altri aspetti. Sul piano personale ti confronti con chi ha vissuto esperienze diverse, con corridori che arrivano da altre squadre. Sono convinto che Pinarello, ma anche altri giovani che già erano alla NSN, il prossimo anno faranno un altro gradino. Poi, se parliamo di programmi, tutto dipende. Bisogna vedere i percorsi, parlare con il performance coach e ascoltare gli atleti stessi.
Con Carapaz si hanno più possibilità: la classifica oppure le tappe. In tal senso è molto versatile…
Non so se la dirigenza abbia già parlato con lui di calendario, però, guardando a come ha corso quest’anno, la scelta è ampia. E’ partito al Tour con l’obiettivo di vincere tappe, ne ha vinte due, ma poi ha ottenuto anche una top 10 perché andava davvero forte. Alla Vuelta ha fatto un po’ più di classifica, però si vedeva che puntava deciso a una tappa. Alla fine bisogna capire come si deciderà di farlo partire nei Grandi Giri. Non dimentichiamo che abbiamo anche Biniamo Girmay e che, in base ai suoi programmi, si determineranno le formazioni e, di conseguenza, gli obiettivi.
Ecco, Francesco, hai nominato Girmay. Spostiamoci sulle classiche. Oltre a lui avete preso Asgreen. Per carità, non è più un ragazzino, però uno così può essere una punta, un aiuto prezioso per Girmay e persino un sostegno per un leader dei Grandi Giri, se c’è da tirare forte in pianura…
Parlando di Asgreen, è normale che, dopo aver vinto il Fiandre a 24 anni, tutti si aspettassero che conquistasse altre classiche. Non ci è riuscito, però si è portato a casa tappe al Giro e al Tour. E’ arrivato ottavo nell’ultima corsa iridata. E’ un corridore che sta andando forte e sicuramente viene a rinforzare il nostro settore delle classiche. Ci voleva per noi della NSN una persona d’esperienza e personalità come lui, che possa essere una punta oppure un supporto per Biniam. Anche perché, quando si parla di classiche in Belgio, si pensa soltanto alle Monumento, ma ci sono tante altre corse importanti. Sono prestigiose anche quelle e magari punteremo forte pure su questi appuntamenti.


Ci sono altri nomi della NSN che potrebbero sorprenderci?
Mi ha fatto un’ottima impressione anche un altro acquisto: Artem Shmidt. L’ho visto in azione quest’anno. E’ un ragazzo ancora giovane che viene dalla Ineos. E’ stato campione nazionale a cronometro negli Stati Uniti e alla Quattro Giorni di Dunkerque. Nelle classiche può essere il giovane da affiancare ai due di cui abbiamo parlato prima. Vedrete che sarà una bella sorpresa. Senza dimenticare Corbin Strong, che saprà rifarsi. E occhio, parecchio occhio, a Lewis Askey.
Francesco, e invece tu? Da quel che si sente, i ragazzi ti stimano molto e stai crescendo anche tu…
Il primo anno in NSN è stato un po’ di ambientamento, lo ammetto. Molti erano di madrelingua inglese e tutto era nuovo. Poi una cosa è parlare inglese, un’altra è lavorare con venti nazionalità diverse, di cui, ripeto, quindici sono di madrelingua inglese. Ho trovato nuovi metodi di lavoro, ma anche persone che danno tanto rispetto. E credo che questo sia il miglior pregio della squadra. Quest’anno ho avuto modo di ricevere più fiducia da parte del team e ho lavorato ancora meglio. I rapporti si sono stretti e abbiamo un bel gruppo. Si lavora bene. Riusciamo spesso anche ad andare a correre o in palestra insieme, anche se ognuno ha orari diversi. C’è chi va alle cinque del mattino, chi alle sette di sera e chi a pranzo. Ognuno prova a fare attività quando può, in base al proprio lavoro. Ma alla sera si scherza sempre insieme.