Stefano Zanini lo conosciamo da una vita. Da quando era corridore e si divertiva a saltare sulle pietre del Nord, a vincere l’Amstel Gold Race, le tappe al Giro e anche al Tour. Poi, da quando è diventato direttore sportivo della XDS Astana, è diventato un nostro interlocutore fisso ogni volta che il tema tecnico richiede un ragionamento lucido e magari scanzonato. Quello che mancava nel suo ritratto è l’impegno con i bambini, che mette nell’organizzare il Trofeo Zazà: un weekend di gare nei giorni in cui i big sono ai mondiali e lui ha più tempo.
Lo ha fatto anche quest’anno, il 19 e 20 settembre, nella sua Gorla Maggiore, a margine della Pedala con Zazà, la cicloturistica con cui da dieci edizioni raccoglie fondi per ottime iniziative. Ma torniamo al ciclismo dei bambini. Dieci anni fa, Stefano fa ha iniziato con i giovanissimi di domenica, nel pomeriggio della cicloturistica. Da tre o quattro anni invece, il sabato mattina si è riempito di esordienti e allievi e il pomeriggio di juniores.


«L’anno scorso – racconta Zanini – mi hanno chiesto se volessi diventare presidente della SC Canavesi, una squadra storica di Gorla Maggiore, intitolata a Severino Canavesi, che fu il primo professionista di qui. Ho accettato e da allora guido la società che è prettamente organizzatrice e non ha atleti agonisti e con quello che abbiamo organizziamo tutto».
Dove si svolge il tutto?
Nella piazza principale di Gorla Maggiore, piazza Martiri della Libertà: partenze e arrivo del sabato, partenza della pedalata e anche i bambini si godono il palco come fossero i corridori veri.
Ovviamente farete voi la prima squadra WorldTour in Italia, giusto?
Ci stavo proprio pensando (dice Zanini prima ridendo e poi facendosi serio, ndr). No, secondo me l’obiettivo migliore adesso è pensare veramente al settore giovanile, perché sennò tra qualche anno non avremo nessuno che possa arrivare a fare il professionista.
Come dire che andando avanti così si esaurirà la spinta alle spalle delle categorie superiori?
Esatto. Va bene che la domenica c’era un’altra gara di giovanissimi qua vicino, però ne abbiamo avuti circa 60 in meno. Il giorno dopo, lunedì sera, sono stato a una riunione fra società. C’era il presidente regionale e poi altri presidenti provinciali della Federazione, per cercare di capire quali siano i problemi. Un po’ di interesse da parte della regione e delle province c’è, però bisogna vedere se poi più in alto si muovono.






Quando le varie società vengono a iscriversi, riesci a parlare con i loro dirigenti per capire quale sia il polso della situazione?
Ho parecchi amici, ex compagni di squadra che portano avanti anche loro delle squadre e fanno molta fatica, perché è difficile portare i più giovani al ciclismo. Vuoi per le strade e vuoi giustamente con quello che succede, i genitori non si fidano più a portarli e i giovanissimi sono veramente in calo.
C’è qualche ciclodromo chiuso dalle due parti?
Proprio quella sera, c’era una squadra, la Cardanese, che ha a disposizione un terreno grandissimo che sono anche disposti a condividere con altre società per portare bambini. E hanno chiesto se sia possibile avere un tecnico federale per seguire i bambini, non solo della loro società, ma di altri che vogliono usufruire di questo terreno. E’ già tutto pronto per allenarsi, insomma.
Forse il ciclodromo chiuso, almeno per i più piccoli, è l’unica chiave…
Le squadre giovanili adesso più o meno si arrangiano tutte in questo modo, perché non c’è altra soluzione. Devono girare in un posto chiuso e ci vorrebbe qualche attenzione anche da parte dei comuni. Il ciclismo si fa su strada, non possiamo andare a girare in un palazzetto: bisogna farlo su strada, non ci sono altre soluzioni. E se le strade sono chiuse, è ancora meglio.
La Michele Bartoli Academy a volte gira in un anello asfaltato accanto alla pista di atletica in un campo sportivo…
C’è un’altra squadra della provincia, il GS Prealpino, e anche loro hanno una lingua d’asfalto intorno alla pista di BMX. E’ abbastanza tecnico, anche bello, una bella fortuna avere una situazione del genere.








A livello organizzativo, il Comune di Gorla Superiore vi viene incontro?
Siamo fortunati che mi concedano ogni cosa. Faccio tutte le richieste del caso e ho molta disponibilità da parte del Comune, fin dal venerdì quando arrivano i camion di Ro.Fra. per mettere le stesse transenne del Giro d’Italia. Quest’anno hanno messo su una roba esagerata forse, però credo che per i bambini e anche per il settore giovanile sia molto bello avere quasi un arrivo da professionisti.
La sicurezza serve anche a loro. Vedere la Panda parcheggiata sul traguardo del Ghisallo Memorial ha fatto male al cuore…
Che brutta cosa, è vero. Sulla sicurezza divento matto, perché voglio che sia fatto il massimo e non si lasci nulla al caso. Poi la caduta può succedere, ci mancherebbe, però cerco di fare il massimo possibile, mettere il più possibile le protezioni. E sui 9 chilometri del circuito del sabato ho quasi tutte le strade e gli incroci presidiati da un ASA e un volontario. Così sono coperto e sicuro che non escano macchine. Magari all’inizio della corsa ci sono le moto, ma se si forma la fuga, quelli dietro potrebbero essere scoperti. Così è bene evitare che qualcuno possa immettersi.
Come è successo al Giro del Portogallo quando è morto il fratello di Tarling?
L’anno scorso una macchina si è immessa e una moto della scorta ci è finita contro. Per fortuna il motociclista si è rotto soltanto il femore ed è guarito perfettamente, ma il guaio è dietro l’angolo. Così quest’anno ho messo più persone, bisogna stare super attenti.
Nella Pedala con Zazà abbiamo visto qualche faccia nota…
Quest’anno eravamo 293, bel numero. E’ venuto anche Giuseppe Saronni, il Beppe. Poi c’era Davide Ballerini, mio nipote Matteo, Luigi Botteon. C’era Cristiano Frattini, un ex anche lui. Il tutto con la supervisione del dottor Guardascione, che è venuto anche lui in bici. Carlo è un amico e un grande appassionato e sull’ambulanza al seguito c’era sua figlia. A livello medico eravamo copertissimi.






La pedalata con Zanini si fa sempre per beneficenza?
Si paga l’iscrizione, si riceve il pacco gara e si può pagare anche senza partecipare. Lo scopo è quello della beneficenza e anche quest’anno abbiamo donato subito, che è una cosa cui tengo, due assegni alle Cuffie Colorate di Busto Arsizio e Magari Domani di Gazzada, qui vicino: due associazioni che operano nello sport per i disabili. Lo scorso anno invece andò tutto in beneficenza al Progetto Sport presso l’Istituto Tumori di Milano. Fortunatamente abbiamo dei buoni amici appassionati che ci sostengono
Qual è la gratificazione per un direttore sportivo WorldTour nell’organizzare una cosa così?
La responsabilità è altissima, perché rispondo io in prima persona di qualsiasi cosa, essendo presidente della società organizzatrice. Se stai a guardare quello che potrebbe succedere, allora non faresti niente. Lo faccio per passione, perché mi piace, mi piace vedere la gente contenta. Le squadre ci fanno i complimenti per l’organizzazione, è il modo ridare al ciclismo quello che ho ricevuto.