SENCUR (Slovenia) – E poi c’è lui, Christian Scaroni, medaglia di bronzo agli europei 2026. Un bronzo di sostanza, di voglia e di coraggio. Lo scorso anno aveva sfiorato il podio, stavolta è riuscito a salirci. Christian avrebbe voluto e potrebbe essere più contento. Alla fine, lui il suo lo ha fatto, e anche bene. Ma la beffa micrometrica di Giulio Ciccone, battuto da Remco Evenepoel per una manciata di centimetri, inevitabilmente contagia gli animi di tutti.
Scaroni, in conferenza stampa, parla di una bella giornata, della bellissima atmosfera che la Slovenia ha riservato a questo evento e dei tanti tifosi italiani arrivati dal vicino Belpaese. Fa i complimenti a Evenepoel e anche a Cicco. E poi ci racconta per bene come ha vissuto la corsa.


Dicevamo, Christian… Un bel bronzo, il tuo. Proprio sostanzioso, ricercato, voluto.
Dopo l’anno scorso, eravamo venuti qui con la voglia di fare una bella prestazione. Al mondiale, comunque, ci siamo dovuti sacrificare. In quel frangente, come avevo già detto, eravamo rimasti fuori. Ci siamo dovuti spendere io e Piganzoli per recuperare la situazione, ma la gamba si vedeva che c’era. Oggi, anche parlando con Roberto Amadio, partivo insieme a Giulio con i gradi di capitano. Credo che ce la siamo giocata veramente bene.
Anche considerando il tuo attacco da dietro?
Anche il mio movimento all’ultimo giro gli ha permesso di stare a ruota e risparmiare qualche energia in più per la volata. Purtroppo non è servito a farlo vincere, ma, come nazionale, abbiamo corso bene. Sono mancati proprio quei due o tre millimetri per prendere il colore della medaglia più importante.
Amadio ci ha detto che dovevi restare vicino al francese, però tu poi gli hai detto che stavi molto bene. Ci vuole anche coraggio a fare l’azione che hai fatto in solitaria…
Per fare un’azione del genere ti devi sentire bene. Ma diciamo anche che i francesi, quando sono andati via Giulio e Remco, secondo me hanno corso male. O quantomeno in modo insolito per chi si trova a inseguire. Erano in tre e, invece di chiudere, hanno preferito attaccare. Io stavo sulle ruote. Anche in quel frangente, il fatto che Giulio fosse davanti mi ha permesso di correre molto di rimessa. Quando siamo usciti io e Mathis Rondel, a quel punto ovviamente non gli ho dato cambi. A metà salita, quando ho sentito di avere comunque una gamba importante, diversa da quella del francese, mi sono detto che era il momento di provare a vedere cosa sarebbe successo.


E cosa è successo? Oltre al risultato finale, ovviamente…
Alla fine sono partito e mi sono avvicinato un po’, ma comunque non li ho mai visti. Sapevo che il vantaggio era di circa 30 secondi nel momento in cui gli sono stato più vicino. In quei momenti mi guardavo dietro, ma anche alle mie spalle non c’era nessuno. Quindi ho capito che stavo andando a prendermi la medaglia di bronzo.
Ma quindi, Christian, quando sei partito avevi comunque l’idea di riacciuffarli?
Sì, speravo di riprenderli. Non essendoci le radioline, per me era impossibile comunicare subito a Giulio che stavo inseguendo e che quindi poteva già risparmiare energie. Però, visto che la nazionale aveva tante postazioni con cui comunicare tramite le lavagnette, sapevo che in qualche modo gli sarebbe arrivata l’informazione del mio attacco.
Anche Velo, parlando di Azzurra Ballan, ci aveva detto del sistema d’informazione dell’Italia. Vai avanti…
Quindi sì, ci ho sperato fino alla fine. Sappiamo che, quando è davanti, Evenepoel non bada a risparmiare energie, ma magari Remco si sarebbe innervosito non avendo Cicco che tirava. Poi, una volta arrivato in fondo alla discesa, non vedendoli minimamente, ho tirato dritto per il bronzo, ma a quel punto mi guardavo solo alle spalle.


Christian Scaroni è il primo italiano nel ranking UCI. Continua a crescere: dove può arrivare?
Non lo so – ci pensa un po’ Scaroni – non mi pongo limiti, so di essere un buon corridore. Tante volte so anche di essere molto sottovalutato. A casa, i miei amici me lo riconoscono e me lo fanno notare. Ma a me questo non interessa più di tanto, perché in un certo senso mi sgrava anche dalle pressioni. Oggi (ieri, ndr), per esempio, mentre correvo sapevo che il lavoro che avevo fatto al Mondiale non era stato valorizzato da nessuno, almeno a casa dalle tv. Mentre la nazionale era veramente contenta di me.
Come mai questa situazione, secondo te?
Non lo so. Forse perché ho quasi 29 anni o per altri motivi che ignoro. Io so che le risposte concrete vanno date sulla strada. Per me questa è la cosa più importante. E credo di averla data correndo correttamente. Oggi (ieri, ndr) con me c’era anche Diego Ulissi e, quando c’è lui, sa gestirmi bene. Quindi siamo contenti così.
Adesso quali gare farai?
Ci aspetta subito un’altra bella trasferta. Appena finiti questi Europei, ci siamo messi in viaggio per raggiungere l’hotel della Tre Valli Varesine, che si corre proprio domani. Dopo la Tre Valli sarò presente al Giro di Lombardia e, in teoria, anche alle ultime due gare in Veneto.