Campionati Europei 2026, Ciccone Evenepoel, sprint

Lo sprint del secolo? Peccato non lo abbia vinto Ciccone

04.10.2026
7 min
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SENCUR (Slovenia) – «E’ la delusione più grande della mia carriera». Giulio Ciccone non ci gira attorno. Dopo l’arrivo è davvero sconsolato. Ci parla, e lo apprezziamo sinceramente, facendo uno sforzo. Certo, vedere Remco Evenepoel indossare la maglia di campione d’Europa per due, forse tre millimetri fa male. Per l’azzurro arriva l’argento, mentre il bronzo è di Christian Scaroni. Eppure, nonostante una doppia presenza sul podio, in bocca rimane un grande amaro.

La prova maschile ha decretato la fine delle gare in linea di questi campionati europei in Slovenia. Di colpo, lo scenario è cambiato lungo le strade e all’arrivo. Oggi c’era davvero tanta gente. La salita di Mozjanka sembrava uno stadio e, in corsa, mancava sua maestà Tadej Pogacar. Figuriamoci se ci fosse stato anche lui. In più è arrivata la Presidente della Repubblica, Nataša Pirc Musar: un segnale di quanto questa manifestazione fosse importante per il Paese. Tadej, invece, l’abbraccio della sua gente se l’è preso da una delle macchine della corsa.

Finale thrilling

Quei due o tre millimetri, però, hanno dato il via a un finale decisamente insolito. Intercettiamo il commissario tecnico Roberto Amadio, che ancora deve scendere dall’ammiraglia. Appena apre lo sportello, ci dice di aver incaricato il team manager Elia Viviani di chiedere una revisione del fotofinish. Sembra che anche Giulio stesso ne abbia fatto richiesta.

E così passano minuti lunghissimi, più di quelli che magari si sono visti in televisione, in attesa di quel fotogramma con le due ruote appaiate e la linea rossa a stabilire da quale parte si trovi quella di Remco e da quale quella di Ciccone. Il verdetto, dunque, è impietoso. E l’argento pesa come il piombo.

Alle nostre spalle c’è la moglie di Ciccone, Annabruna, che incrocia le dita. Ci chiede aggiornamenti. Dai piccoli monitor, a quella distanza, vede ben poco. E vuole ancora sapere chi abbia vinto.

Davvero un dopogara insolito, con un podio sul quale non si sa ancora se i tre corridori saliranno nell’ordine appena comunicato. Poi, alla fine, arriva l’accettazione. Remco primo, Cicco secondo, Scaroni terzo.

«Quei minuti dopo l’arrivo – prosegue l’abruzzese – sono stati tremendi. Siamo arrivati così vicini che nessuno dei due sapeva chi avesse vinto. La sensazione che ho provato subito dopo la comunicazione dei risultati credo sia stata la più brutta della mia carriera. Non ho mai sofferto così tanto per un secondo posto, perché comunque c’era in palio una maglia. E la lasci così, per pochissimo… Fa male.

«L’argento non è da buttare? Quello che conta è la maglia. Quindi oggi posso dirlo proprio ad alta voce: c’è tanta delusione, una brutta delusione».

Remco al millimetro e felice

Certo, detto così, viene da chiedersi: prima della corsa, chi non avrebbe firmato per un risultato del genere? In fin dei conti Remco Evenepoel era il super favorito. Anzi, come avevamo scritto già al termine del mondiale, se non avesse vinto questo Europeo, senza Pogacar, senza altri big e senza i più forti atleti extraeuropei, ne sarebbe uscito ridimensionato.

Se Giulio è scuro in volto, Remco Evenepoel è la luce. La sua maglia di campione europeo sembra quasi una beffa quando gli si trova accanto a Ciccone sul podio e durante la conferenza stampa.

«Vero – dice il belga – stavo ripensando ai Campionati europei del 2021, quando mi batté Colbrelli. Ma oggi proprio non volevo rivivere quella situazione, anche se sapevo che dietro c’era Scaroni e magari avrebbero potuto esserci qualche cambio in più. L’Italia ha corso benissimo, nulla da dire. Sul secondo passaggio hanno fatto un forcing importante e lì ho capito di stare veramente bene.

«Sono caduto in salita, non so cosa sia successo di preciso. Forse sono entrato troppo forte e ho accelerato troppo presto. Non so, per fortuna c’erano i miei compagni che mi hanno subito riportato dentro. E non c’è stato nessun problema… A parte il fatto che – ride Remco – il poliziotto, invece di ridarmi la bici, la stava mettendo nel senso opposto alla corsa! Poi, quando sono rientrato, ho deciso di attaccare prima della fine della discesa. Volevo sorprenderli, ma Ciccone mi marcava e mi ha seguito».

Remco parla con sicurezza. In qualche modo, non ce ne voglia, ha fatto il suo. «Non ho mai creduto che avrei vinto facilmente in volata e, quando ho visto Ciccone uscire così forte dalla curva, ho pensato solo a spingere il più forte possibile fino all’arrivo. Quell’ultima curva forse è stato il mio unico errore della gara. Ne sono uscito con un rapporto troppo duro. Ma non era facile perché, comunque, dalla curva al traguardo mancavano 260 metri. Lui ha guadagnato subito terreno. Ai 100 metri mi sono avvicinato e ci ho creduto fino alla fine. Una buona rivincita dopo la brutta giornata del mondiale».

Tra risultato e performance

Eppure la corsa ha detto anche altre cose. Ha detto che Giulio Ciccone era davvero vicino a Evenepoel e da questo punto deve ripartire già dalle prossime corse. Ci ha detto che Remco si conferma un corridore capace di fare la differenza, ma non sempre impeccabile nella gestione tattica. Vero, ne aveva di più. Vero, è più aerodinamico e, come ci dicevano i colleghi belgi, stare a ruota per lui cambiava poco (non ne siamo così convinti). Ma certo ha tirato moltissimo. In più, dall’ammiraglia l’ordine era di non tirare, magari facendo leva sul fatto che Scaroni si trovasse da solo alle spalle, in terza posizione.

A un certo punto Remco si è addirittura arrabbiato con Amadio perché Ciccone tirava meno di lui. «Noi – ha detto Amadio – abbiamo fatto la nostra corsa. Lui può arrabbiarsi quanto vuole. I ragazzi hanno corso secondo programma, quindi non c’è nulla da recriminare».

Ciccone e gli azzurri hanno corso bene, ognuno svolgendo il proprio compito. Lo stesso hanno fatto i belgi, compatti attorno al loro leader. Alla fine, dunque, il verdetto può anche essere giusto, ma brucia per come è arrivato. Abbiamo fatto due conti. Considerata la media di 45,897 chilometri orari, il distacco teorico tra i due (3 millimetri), tradotto in termini di tempo, scenderebbe al di sotto dei millesimi. Vale a dire appena 0,000234 secondi. Roba da CERN di Ginevra…

Ciccone perfetto e sfortunato

Nulla da recriminare, dice Amadio. E, di fatto, come contraddirlo? Anche in volata, tutto sommato, Ciccone se l’è giocata benissimo. Nell’ultima curva ha impostato una traiettoria che gli ha consentito di uscire nettamente più veloce di Remco e quindi di lanciarsi verso il traguardo. Il problema è che da quel punto all’arrivo erano poco meno di 300 metri, con la strada che peraltro tendeva anche leggermente a salire.

Proprio stamattina, quando avevamo percorso quel tratto a piedi, pensavamo a quanto fosse difficile gestire una distanza del genere uscendo in testa da quella curva. Serviva una gamba di quelle fotoniche. E non che a Ciccone mancasse, ma dall’altra parte c’era Remco…

«Non c’è nulla da recriminare – dice Ciccone – veramente niente. Anzi, siamo stati, o meglio sono stato, super fortunato con la situazione che si era creata. Intendo con Scaroni dietro, che mi consentiva di poter stare di più a ruota. Uno scenario migliore non si poteva chiedere. Però le corse sono così. Dopo la caduta di Remco era troppo presto per andare da solo e ho aspettato. Poi lui ha fatto una mossa intelligente ed è scattato in un punto particolare. Io ho chiuso subito, perché se a Remco lasci un metro, poi non lo prendi più.

«Anche nella volata penso di non aver sbagliato niente. La curva l’avevo studiata e l’ho fatta come volevo io. Sono uscito come volevo e con la velocità che desideravo. Questa maglia la sognavo dal mondiale».