Europei, Azzurra Ballan

Azzurra Ballan è d’oro! Storia di una giornata memorabile

04.10.2026
6 min
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SENCUR (Slovenia) – Quasi non vorrebbe fare l’intervista Azzurra Ballan, dopo la vittoria agli Europei. Alle nostre spalle ci sono papà Alessandro e il cittì Marco Velo. Magari la sentono e arrossisce. Per fortuna, a darle coraggio c’è una donna, una campionessa che di interviste ne sa qualcosa: Marta Bastianelli. E’ lei a darle la spinta decisiva.

E sì, perché questa giornata va raccontata assolutamente. Emozioni, vittorie e una gran bella corsa da parte di Azzurra Ballan e delle compagne. Tra l’altro, in attesa degli uomini, partiti da oltre due ore, va ricordato che questa è la prima medaglia italiana di questi Campionati Europei in Slovenia.

Europei, Azzurra Ballan
Azzurra Ballan (classe 2008) vince il campionato europeo juniores davanti alla francese Morgane Lestrade e alla tedesca Klara Dworatzek
Azzurra Ballan (classe 2008) vince il campionato europeo juniores davanti alla francese Lestrade e alla tedesca Dworatzek
Azzurra Ballan (classe 2008) vince il campionato europeo juniores davanti alla francese Morgane Lestrade e alla tedesca Klara Dworatzek

Emozioni di famiglia

Azzurra stava bene, anche se all’inizio non sembrava essere proprio al top. Papà Alessandro, invece, ci spiega che era sicuro della condizione della figlia. Prima del mondiale in Canada, a suo avviso, era scesa un po’ tardi dall’altura, dopo il periodo trascorso a Livigno. Tra il tempo necessario per metabolizzare il lavoro in quota e il fuso orario di Montréal, probabilmente non abbiamo visto la migliore Ballan. La condizione migliore è arrivata sette giorno dopo.

Oggi, invece, è stata tutta un’altra storia. Le ragazze hanno corso esattamente come voleva Velo: «Avevo detto loro di essere presenti almeno con una ragazza in tutte le fughe. E così hanno fatto. Anche perché, su un percorso così duro, con le squadre delle juniores, chi avrebbe chiuso? E dopo i primi scatti, in uno di questi c’era Azzurra».

«Al primo passaggio – racconta papà Alessandro, che era sulla salita di Mozjanka – le ho detto di sfilarsi un pochino e di farsi riportare sotto dalle altre. Ormai era davanti e mancavano meno di 200 metri alla vetta. In questo modo poteva risparmiare qualcosa. Al secondo giro, quando era in fuga, invece, le ho detto di andare via regolare, di farsi portare dalle altre. All’ultima tornata, quando per un po’ erano rimaste lei e la francese, le ho detto di scattare se ne aveva. Ma mi ha fatto cenno di no con la testa».

Va detto che Alessandro era in cima alla salita ad aspettare la figlia, con lui anche la moglie Daniela e l’altra figlia, Stella. Racconta che c’era un maxischermo sul quale osservava la corsa proprio in vetta. Mentre per parlare con Azzurra scendeva di circa 300 metri.

«Quello, infatti – spiega l’ex iridato – era un punto in cui non c’era nessuno ed era anche ripido, così potevo parlarle. Le correvo affianco. All’ultima tornata, dopo il cenno con la testa, le ho detto di stare attenta alle due tedesche e di entrare in seconda posizione all’ultima curva. E’ stata bravissima, ha corso in modo intelligente e lucido. Di sicuro è più intelligente del papà!».

Parlando, Alessandro si rammarica un po’ di essersi perso la premiazione, restando in cima a Mozjanca. E’ riuscito ad abbracciare la figlia soltanto pochi istanti prima che la sua Azzurra entrasse all’antidoping. Però se l’è vista in azione e non è stato poco.

Parla la campionessa europea

Dicevamo della timidezza di Azzurra. Una timidezza che man mano si scioglie. Alla fine ne esce un racconto è lucido e coinvolgente.

«Sulla prima salita – dice la più piccola di casa Ballan – avevo paura di non riuscire a stare con le migliori, perché in questo momento la condizione non è proprio al top (e per fortuna! ndr). Così, in discesa, con le compagne abbiamo deciso di anticipare un po’. Sapevamo che poteva essere un punto insidioso e pericoloso e, infatti, siamo riuscite a prendere un po’ di vantaggio».

A quel punto le cose cambiano. Come succede spesso a chi ha fondo, passata la prima difficoltà le gambe e le sensazioni migliorano quasi d’incanto senza una motivazione vera e propria. Azzurra lo racconta così: «Quando poi è iniziata la seconda salita, mi sono sentita bene. Le gambe hanno cominciato a girare e allora ho capito che avrei potuto vincere questa gara.

«Sono sempre stata tranquilla da lì in poi. Non avevo tensione o paura di vincere. E poi sapevo che dietro avevo delle compagne forti. Quindi sapere che c’era un piano B è stato importante. In ogni caso ho rischiato, ho tirato forse anche un po’ più di quanto avrei dovuto. Marco Velo mi aveva detto quello che dovevo fare. Mi aspettavo qualche attacco in più da parte delle tedesche, ma poi, quando ho visto che puntavano allo sprint e che una delle due si era messa a tirare per l’altra, mi sono concentrata soprattutto sulla ragazza francese. L’ho sorpassata all’ultima curva e poi l’ho battuta in volata».

Quel sorpasso all’ultima curva è una perla tattica. Davvero, come diceva papà Alessandro, Azzurra è stata lucida oltre che forte. Pensate che il tecnico francese, dall’ammiraglia, aveva suggerito alla propria atleta esattamente la stessa cosa. Solo che Azzurra lo ha fatto, mentre la francese no.

«Io – prosegue Azzurra, con il suo viso pulito e soddisfatto – non sapevo se ero più veloce delle altre, non le conoscevo. So però che sono abbastanza veloce. E comunque stavo bene. Se mi sento passista o scalatrice? Non lo so ancora, devo essere sincera. Però vedo che in salita tengo bene».

Le sei ragazze convocate da Velo: oltre ad Azzurra, ci sono Elisa Bianchi, Rachele Cafueri, Alessia Orsi, Giorgia Pellizotti e Matilde Rossignoli
Le sei ragazze convocate da Velo: oltre ad Azzurra, ci sono Elisa Bianchi, Rachele Cafueri, Alessia Orsi, Giorgia Pellizotti e Matilde Rossignoli
Le sei ragazze convocate da Velo: oltre ad Azzurra, ci sono Elisa Bianchi, Rachele Cafueri, Alessia Orsi, Giorgia Pellizotti e Matilde Rossignoli
Le sei ragazze convocate da Velo: oltre ad Azzurra, ci sono Elisa Bianchi, Rachele Cafueri, Alessia Orsi, Giorgia Pellizotti e Matilde Rossignoli

Bravo Velo

E poi c’è Marco Velo, a cui va riconosciuto il merito di un lavoro che sta prendendo sempre più corpo e che, con le giovanissime, a quanto pare, è particolarmente certosino. Di fatto, nel finale il cittì ha detto ad Azzurra Ballan le stesse cose che le aveva suggerito papà Alessandro.

«Mi sono fatto lasciare da Viviani, che guidava, più o meno ai cinque chilometri dall’arrivo – racconta il tecnico – quando ormai la discesa era finita e iniziava la pianura. Le ho detto di stare attenta alle due tedesche, che sarebbero potute scattare, e anche alla francese, che era la più forte. Le avevo studiate bene. E lei è stata bravissima a eseguire tutto».

«Con le juniores, che cambiano in continuazione, è importantissimo stabilire un certo legame e fare gruppo. Sono state brave, si sono aiutate. Ieri sera, poi, abbiamo rivisto la gara e fatto delle considerazioni anche con le professioniste rimaste. Mi spiace solo che senza un errore di gioventù Matilde Rossignoli a Montreal potevamo aver portato a casa i due ori più importanti».

Intanto ci spostiamo all’antidoping. La pipì proprio non ne vuol sapere di uscire e così la chaperon ci concede, sotto i suoi occhi vigili, di continuare a parlare con Azzurra. Chiaramente fuori dalla stanza riservata al controllo. Ma ormai c’è spazio per le emozioni e per iniziare a rispondere ai tanti, tantissimi messaggi. Si parla già un po’ della cronometro – Azzurra disputerà il team relay juniores – e della scelta, ancora in dubbio, circa l’utilizzo della monocorona da 52 denti. Secondo Azzurra, potrebbe essere un rapporto un po’ troppo duro su una salita tanto ripida.

«Qual è il momento di questa gara che mi viene in mente? Se chiudo gli occhi, rivedo l’istante in cui taglio il traguardo e alzo le braccia al cielo. Ma forse devo ancora realizzare quello che ho fatto».