Christian Scaroni

Mazzoleni e i 15 giorni di Scaroni fra il Pantani e Montreal

24.09.2026
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Tra l’ultima corsa e il mondiale ci sono quasi due settimane. Un tempo, soprattutto pensando a un appuntamento così importante, sarebbe sembrato un intervallo difficile da comprendere. Oggi, invece, può essere proprio la chiave per arrivare al giorno decisivo con il lavoro già assimilato e la condizione pronta a esprimersi. Per Christian Scaroni la preparazione verso Montreal è stata costruita seguendo una progressione precisa, nata sin dal Giro d’Italia.

A parlarci di questo intermezzo, probabilmente fondamentale, ai fini della prestazione iridata, è Maurizio Mazzoleni, preparatore di Scaroni e della XDS-Astana. Un mondiale studiato nei dettagli insieme tra dati, simulazioni e caratteristiche del corridore.

Maurizio Mazzoleni
Maurizio Mazzoleni è lo sport manager della XDS-Astana. Segue direttamente Scaroni
Maurizio Mazzoleni
Maurizio Mazzoleni è lo sport manager della XDS-Astana. Segue direttamente Scaroni
Si avvicina il mondiale di Scaroni, Maurizio. Una volta sembrava un’assurdità stare 15 giorni senza correre e poi presentarsi al momento clou. Oggi, invece, sembra essere la formula migliore?

Come sempre, nell’avvicinamento a un grande obiettivo, o comunque a un momento in cui si prevede un picco di condizione, si arriva a finalizzare quello che è stato il lavoro fatto nei mesi precedenti. Facendo un passo indietro, Christian ha fatto una buona fase di recupero dopo il ritiro dal Giro d’Italia, dopo che si era ammalato e dunque ritirato. Dopo una buona fase di recupero è venuta l’altura. Si è presentato molto bene nel finale di luglio alle gare in Spagna di un giorno, raggiungendo la top 5 a San Sebastian. E ha fatto bene anche in Polonia.

Poi però si è fermato un po’ con le corse…

Esatto. Ha rifatto un’altra fase di altura per poi affrontare le gare in Italia, da Larciano al Memorial Pantani. A grandi linee, ha rispettato i parametri classici dell’avvicinamento: il volume, l’intensità pre-gara e quella in gara, il secondo richiamo d’altura e poi l’intensità delle tre gare in Toscana. Quel blocco di gare – tre in quattro giorni – è stato veramente fatto bene, perché le ha affrontate anche nel modo corretto, sempre un po’ all’attacco. Infatti si è piazzato per tre volte consecutive, secondo a Larciano, quarto al Giro di Toscana, terzo alla Coppa Sabatini. Sono state prove molto dispendiose, anche volutamente. Buone risposte.

Cosa avete fatto successivamente?

Per questo, nei giorni successivi a quel blocco di competizioni, abbiamo dovuto comunque recuperare un attimo. Bisognava assorbire il carico di una settimana che, come volume, intensità e ore, è stato elevato, considerando anche le sedute di allenamento. Dopo quella fase ci mancava solo un po’ di velocizzazione e qualche richiamo di intensità. Ed è quello che abbiamo fatto negli ultimi giorni, prima della partenza per la trasferta in Canada. Alla fine in questa fase Scaroni ha fatto tra le 20 e le 22 ore settimanali, percorrendo tra i 700 e i 750 chilometri, sempre nell’arco dei sette giorni.

Christian Scaroni
Per Scaroni, nel suo trittico pre-mondiale, tre buoni piazzamenti: secondo, terzo e quarto. In foto il terzo posto al Giro di Toscana vinto da Pellizzari
Christian Scaroni
Per Scaroni, nel suo trittico pre-mondiale, tre buoni piazzamenti: secondo, terzo e quarto. In foto il terzo posto al Giro di Toscana vinto da Pellizzari
Un mondiale preparato come i super big, insomma. Blocco di lavoro, recupero, gara-obiettivo?

Ma perché Christian è entrato in queste dimensioni. Il commissario tecnico gestirà gli atleti a disposizione nel miglior modo possibile e questo, chiaramente, non dipende da noi. E’ giusto che il cittì Amadio scelga le sue tattiche di gara. Il nostro compito è portare i nostri atleti nelle migliori condizioni possibili per un appuntamento così importante. Scaroni è entrato, negli ultimi due anni, in una dimensione di atleta comunque solido, vincente. E anche la classifica UCI aiuta a dirlo: attualmente è a 2.600 punti (primo italiano tra l’altro, ndr)… che sono veramente tanti.

Hai fatto un discorso d’insieme, dalla fase di recupero post Giro alla base, dall’intensità all’altura e persino alla gestione oculata delle tre corse in Toscana. E poi ci sono le caratteristiche del percorso canadese: come si coniugano le due cose?

Da una parte c’è il modello prestativo che la gara richiede, dall’altra il lavoro sulle qualità intrinseche del corridore. Qui sta l’esperienza tra allenatore e atleta, per far combinare entrambe le cose. Con atleti di così alto livello, la tattica chiaramente viene analizzata in base al modello prestativo della corsa. Portare l’atleta nelle migliori condizioni possibili, però, ci sta e deve essere fatto. Prima abbiamo parlato dei 15 giorni che intercorrono fra l’ultima gara di Scaroni, il Memorial Pantani e il mondiale, in realtà a livello lavorativo, parlo degli allenamenti, sono un po’ meno. Sono dodici. Ieri hanno viaggiato. Quindi il blocco è leggermente inferiore ai 15 giorni. Gli ultimi tre saranno gestiti dalla nazionale. Posso dire che Scaroni è arrivato fino a percorrere 170 chilometri nella giornata di sabato 19, con allenamenti abbinati anche a intensità dietro scooter, proprio per simulare quello che può avvenire in una gara come il Mondiale.

Queste intensità prevedevano anche dei cambi di ritmo in salita?

Si. Sono cose sulle quali lavoriamo da anni. Le facciamo anche quando siamo in altura. E’ un po’ una nostra peculiarità, Scaroni ci si trova bene. Giustamente, l’allenamento va adattato corridore per corridore. Con Scaroni abbiamo fatto questo tipo di avvicinamento. Non c’è mai una formula magica, ma ci sono allenamenti da adattare in base alla situazione e al percorso. Potevano anche emergere situazioni di gara diverse nella settimana delle gare in Toscana e quindi potevano servire richiami diversi o tipologie di lavoro differenti. E’ andata come ci aspettavamo e pertanto abbiamo gestito queste giornate con molta accuratezza e nel modo in cui avevamo previsto. Bisogna considerare che ormai è un lavoro di squadra. Non ci sono più solo l’atleta e l’allenatore, ma anche il nutrizionista, in questo caso Luca Simoni, il massaggiatore, il fisioterapista e tutti coloro che ruotano attorno all’atleta.

Christian Scaroni
Ogni allenamento è stato ponderato anche tenendo conto di alimentazione, idratazione, massaggi, fisioterapia
Christian Scaroni
Ogni allenamento è stato ponderato anche tenendo conto di alimentazione, idratazione, massaggi, fisioterapia
Dove avete svolto questi allenamenti?

Sono stati fatti a casa, nella zona di casa Scaroni, quindi nel Bresciano.

Riguardo invece proprio al tuo lavoro, quanto è stato importante il GP di Montréal? Hai avuto i file dei tuoi atleti?

Quello di Montreal è un percorso che conosciamo. Abbiamo dati di tutte le stagioni. Ma il mondiale sarà una corsa diversa e dipende sempre dalla tattica. Noi abbiamo un database su tutte le classiche della stagione. Possiamo fare un excursus degli ultimi dieci anni, però poi ci sono sempre la tattica e le situazioni di gara, che portano più o meno a un accumulo di fatica dell’atleta. Ci sono predizioni che possiamo fare, ma le fasi situazionali sono variabili e difficilmente calcolabili a priori. Di sicuro conosciamo gli standard che servono.

Di queste indicazioni ce n’è qualcuna che ti ha un po’ colpito o sorpreso?

Non in particolare. Come detto, conoscevamo la corsa e gli standard delle performance richieste. Quello che ho notato è che è un percorso in cui se ti muovi nei momenti sbagliati, magari anticipando troppo, rischi di pagare tanto. E’ un tracciato che può diventare estremamente selettivo se affrontato in un certo modo, ma può anche non diventarlo e far sì che arrivino dieci o quindici atleti nelle fasi finali a giocarsi un arrivo in volata ristretta. Ma immagino che questa valutazione l’abbiano fatta un po’ tutti i cittì e i vari tecnici.

Il 4° posto dell'europeo 2025 ha lasciato al lombardo una nuova dimensione. Ora è 18° nel ranking mondiale
L’anno scorso all’europeo Scaroni chiuse al quarto posto, risultato che gli ha dato maggiore maturità
Il 4° posto dell'europeo 2025 ha lasciato al lombardo una nuova dimensione. Ora è 18° nel ranking mondiale
L’anno scorso all’europeo Scaroni chiuse al quarto posto, risultato che gli ha dato maggiore maturità
Hai parlato di modello prestativo, di database, di numeri. Rispetto ai Seixas, ai Remco, ai Del Toro, quanto si è avvicinato Scaroni?

Scaro è cresciuto tanto. Ma non è una semplice componente numerica, chiaramente. Conosciamo i nostri numeri e, al tempo stesso, sappiamo quanto sono forti gli altri. Ma torno a parlare anche di tattiche e di situazioni. Prendiamo l’europeo dello scorso anno: Christian si è giocato comunque un podio ed è finito in quarta posizione. E’ stato vicinissimo a Seixas. Se Remco, in quella fuga a cinque, si fosse gestito in modo diverso, probabilmente potevano arrivare in cinque a giocarsi le medaglie. E quelle sono dinamiche di corsa, al di là dei valori che possono avere i singoli ragazzi. Quindi è sempre in base alla situazione di gara che si va a creare che si giudica una prestazione. Diciamo che Christian ormai ha dimostrato di poter stare con i big.

Non solo numeri, dunque. A livello psicologico, San Sebastián è stata una bella iniezione di fiducia in tal senso non credi?

Sì, ma direi anche la Liegi. Sono tutti piazzamenti che rafforzano la crescita del corridore Scaroni negli ultimi anni. I risultati aiutano sempre. Farli nelle classiche Monumento o nelle gare WorldTour rafforza questa tesi. Detto questo, poi è logico che, se ci si confronta con Remco – abbiamo visto lo stesso Ganna nella recente cronometro – la maggior parte dei corridori si vede in seconda posizione. Però nulla vieta, in una gara su strada in linea, che ci siano situazioni che portino anche corridori meno forti, ma comunque forti, a potersi giocare una medaglia. E’ anche il bello del ciclismo. Sta a noi allenatori, che proprio abbiamo in mano quei numeri, essere consapevoli e dare all’atleta queste informazioni per renderlo il più efficace possibile nella competizione.