Cesare Bonvegna, Team Bike Siracusa, morte, strada, omicidio stradale, vittima

Un’altra vittima della strada: il conto sale, quanto durerà la pazienza?

21.09.2026
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Nemmeno il tempo di mettere insieme le idee e i pensieri scaturiti dalla chiacchierata fatta con Stefano Garzelli e Giuseppe Di Fresco alla presentazione delle squadre al Giro della Lunigiana, che è arrivata l’ennesima notizia che nessuno vorrebbe e dovrebbe sentire. Giovedì 17 settembre Cesare Bonvegna, ragazzo di 16 anni che correva per il Team Bike Siracusa, è morto in un incidente stradale mentre si allenava nella sua Sicilia (in apertura foto Instagram Team Bike Siracusa). 

La notizia è rimbalzata sulle varie pagine social, siti specializzati e qualche testata nazionale, per il resto la morte di un ragazzo di 16 anni è stata inghiottita dal silenzio. Le dinamiche che hanno portato alla morte di Cesare Bonvegna, il quale ha perso la vita sulla Strada Statale 185 in località Mazzarrà Sant’Andrea, raccontano di un impatto violentissimo con un’automobile. 

Enrico Balliana, Sardegna, Giro della Lunigiana, Ecoteck (foto ptzphotolab)
La morte di Cesare Bonvegna è arrivata pochi giorni dopo il Giro della Lunigiana, corsa di riferimento per la categoria juniores, nella quale militava (foto ptzphotolab)
Enrico Balliana, Sardegna, Giro della Lunigiana, Ecoteck (foto ptzphotolab)
La morte di Cesare Bonvegna è arrivata pochi giorni dopo il Giro della Lunigiana, corsa di riferimento per la categoria juniores, nella quale militava (foto ptzphotolab)

Il buio

Durante l’ora e mezza nella quale si è svolta la presentazione delle squadre a Lerici, in occasione del 50° Giro della Lunigiana, il tema affrontato insieme a Stefano Garzelli e Giuseppe Di Fresco era la mancanza di ragazzi e il numero sempre minore di squadre

Si parlava di numeri di atleti juniores tesserati in ogni Regione, dei costi sempre più alti che le squadre giovanili devono affrontare, dei problemi di trovare bambini e di quanto questo spaventi e renda difficile andare avanti. Mentre ragionavamo affrontando temi e argomenti diversi a un certo punto ci siamo fermati, ci siamo guardati e la risposta è stata: «Il ciclismo sta diventando uno sport troppo pericoloso».

Le famiglie hanno paura a mandare i propri figli per strada, anche chi è cresciuto ed è diventato uno degli atleti di riferimento del movimento in Italia e in Europa come Stefano Garzelli ha ammesso la sua preoccupazione: «Se fossi rimasto a vivere in Italia – ci aveva detto – non avrei fatto fare ai miei figli ciclismo».

Stefano Garzelli vive a Valencia da tanti anni, i suoi figli sono cresciuti con la bici e il ciclismo ora lo praticano. Ma la paura rimane viva in chi si ritrova a girare per le strade del nostro Paese. 

Cesare Bonvegna, Team Bike Siracusa, morte, strada, omicidio stradale, vittima
Cesare Bonvegna, atleta del Team Bike Siracusa è morto a causa delle ferite riportate a seguito di un incidente stradale giovedì 17 settembre scorso
Cesare Bonvegna, Team Bike Siracusa, morte, strada, omicidio stradale, vittima
Cesare Bonvegna, atleta del Team Bike Siracusa è morto a causa delle ferite riportate a seguito di un incidente stradale giovedì 17 settembre scorso

L’allarme

Il ciclismo affronta uno dei momenti più bui e difficili della propria storia, almeno per quanto riguarda l’Italia. Giuseppe Di Fresco ha detto di aver realizzato una giornata di prova dedicata ai bambini nella sua Toscana, alla quale hanno aderito in 300. Ha aggiunto però anche che fra questi, soltanto uno alla fine si è iscritto alla società. 

Il ciclismo rimane uno sport capace di mettere chi lo pratica davanti a sfide, gare, allenamenti, panorami e percorsi che catturano la curiosità e il confronto costante con la fatica e l’emozione di raggiungere i propri obiettivi. Il rischio è tuttavia che la rabbia, la mancanza di comprensione e la maleducazione stradale degli automobilisti siano così cieche da diventare omicide. 

Un primo passo da fare è la realizzazione di ciclodromi e strutture che possano permettere ai bambini e ai ragazzi di allenarsi in sicurezza
Un primo passo da fare è la realizzazione di ciclodromi e strutture che possano permettere ai bambini e ai ragazzi di allenarsi in sicurezza

Sempre meno squadre

Quindi le squadre chiudono, i ragazzi iscritti sono sempre meno e si aprono scenari secondo i quali ci stiamo avvicinando a un punto di non ritorno. Poco importano i discorsi calati dall’alto: devo team, estremizzazione della categoria e tutto quello di cui si parla ogni volta. Il ciclismo è in crisi anche perché costa vite. Quale altro sport conta un numero di morti così elevato? 

Le famiglie preferiscono spendere soldi in quote di iscrizione sempre più alte in circoli di tennis, scuole calcio, di basket e altro. Si arriva al campo, si lascia il proprio figlio per un’ora e mezza o due insieme a tanti altri e si torna a prenderlo, consapevoli che il rischio è praticamente pari a zero. 

Allora la Federazione dovrebbe aprire gli occhi, guardare al problema e capire che per risolvere le diverse dinamiche legate allo sport che tutti amiamo si debba guardare all’educazione stradale al costruire strutture per allenarsi. Uno sforzo che deve essere rivolto ai più piccoli, perché è grazie a loro se il ciclismo può contare di risollevarsi.  

L'urto fra GabriL'urto fra Gabriele Scagliola e l'auto è stato così violento che il manubrio della bici ha aperto il cofano dell'autoele Scagliola e l'auto è stato così vioento che il manubrio della bici ha aperto il cofano dell'auto
La parte più importante è l’educazione stradale, fatta partendo dai più piccoli per crescere generazioni consapevoli dei rischi e delle responsabilità che si hanno quando si è al volante
L'urto fra Gabriele Scagliola e l'auto è stato così violento che il manubrio della bici ha aperto il cofano dell'auto
La parte più importante è l’educazione stradale, fatta partendo dai più piccoli per crescere generazioni consapevoli dei rischi e delle responsabilità che si hanno quando si è al volante

Educazione e sicurezza

A Vezzano, la partenza della seconda semitappa del Giro della Lunigiana è avvenuta all’interno di un ciclodromo: 800 metri di strada asfaltata chiusa al traffico. Un luogo ideale per far girare i bambini, insegnargli ad andare in bici in sicurezza. Un ciclodromo che risulta inutilizzato, vuoto per i restanti 364 giorni all’anno. Le squadre giovanili mancano, ma manca anche chi abbia il coraggio di guardare in faccia il problema, che riguarda tutti e non solo poche realtà.

La Federazione dovrebbe provare a farsi carico di questo, proponendo attività capillare sui territori sfruttando le strutture disponibili e parlando con le autorità competenti per realizzarne di nuove. Intraprendendo un percorso di crescita costante e programmato

A questo dovrebbe seguire un importante lavoro sulla consapevolezza e sull’educazione stradale, in collaborazione con le scuole guida e con le scuole. Un Paese sicuro lo si costruisce partendo dai più piccoli. Senza dimenticarsi di punire chi li uccide.