La vittoria di Enric Mas alla Vuelta ha rimesso la Movistar al centro della scena proprio nel momento in cui il futuro della squadra sembrava più incerto. Il successo del maiorchino arriva infatti dopo una stagione nella quale la formazione di Eusebio Unzue aveva rischiato di avvicinarsi pericolosamente alla zona bassa del ranking UCI. E in più, nel frattempo, Telefónica, attraverso il marchio Movistar, aveva già fatto sapere di voler rivedere il proprio impegno al termine dell’attuale ciclo.
Il contratto col main sponsor è valido fino al 2029, ma da tempo la struttura navarra cerca un secondo sponsor. Ora, però, sul tavolo c’è un argomento che nel ciclismo vale più di molte presentazioni: una vittoria in una grande corsa a tappe. E Mas, con la maglia rossa sulle spalle, può aver riacceso una storia che sembrava arrivata a un passaggio delicato.


Lo smalto ritrovato
La fotografia della Movistar racconta una squadra ancora enorme per storia e struttura, ma che negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con un rendimento lontano dagli anni migliori. Nel 2026 il team festeggia la 47ª stagione consecutiva nell’élite e può contare oltre che sulla squadra maschile, su quella femminile e sull’Academy. Il palmarès del team di Unzue è impressionante: 8 Tour, 5 Vuelta, 6 Giri d’Italia, 11 titoli mondiali e oltre 1.000 vittorie complessive.
E forse è proprio questa grandezza storiaca che rende più evidente il confronto con il presente. Dopo l’addio di Alejandro Valverde, il corridore che per anni aveva rappresentato il punto di riferimento tecnico e mediatico della squadra, è mancato un leader capace di occupare con continuità quello spazio. Nairo Quintana aveva lasciato la struttura già nel 2019, per poi ritornarvi, mentre gli anni successivi hanno visto alternarsi Enric Mas, Fernando Gaviria, e man mano corridori sì bravi, ma non certo paragonabili ai precedenti. pensiamo per esempio a Einer Rubio, Alex Aranburu, Ivan Romeo, Davide Formolo.
Senza andare troppo indietro nel tempo, nel 2025 la Movistar aveva chiuso la stagione al 15° posto del ranking UCI e con nove vittorie. Quest’anno, prima della Vuelta, la situazione era diventata ancora più delicata. La Movistar era finita al 18° posto della classifica triennale, cioè a ridosso della zona che determina la permanenza nell’élite. Dopo la corsa spagnola, grazie ai punti di Mas, è risalito al 13° posto. Il quadro racconta bene la distanza fra la tradizione e il momento attraversato dalla squadra.


La Vuelta di Mas cambia il racconto
Nessuno si aspettava che in questa stagione Mas potesse essere il corridore capace di riportare la Movistar sul gradino più alto di un Grande Giro. Anzi, la sua stagione era stata segnata da problemi fisici e da un rendimento non sempre all’altezza delle aspettative. La Vuelta, invece, gli ha restituito prima di tutto la fiducia.
Chiaramente è stato decisivo il ritiro di Tadej Pogacar, caduto nella prima settimana. Ma ridurre il successo della Movistar a quella circostanza sarebbe limitante: il maiorchino ha dovuto difendere la maglia per molte giornate, ha vinto una tappa e soprattutto ha dimostrato una continuità che gli era mancata nei momenti decisivi delle precedenti grandi corse a tappe. Per Unzue è proprio questo l’aspetto più importante.
«Mas – ha detto Unzue – ha finalmente espresso il livello che aveva mostrato di possedere, ma che per varie ragioni, fra cadute, problemi fisici e mancanza di fiducia, non era riuscito a trasformare in un risultato di questo peso. La sua vittoria arriva inoltre dopo quattro podi alla Vuelta: tre secondi posti e un terzo».
Anche il modo in cui il team ha gestito la corsa conta. Movistar all’improvviso è tornata ad essere squadra, non era più soltanto un contenitore di battitori liberi. Il lavoro degli uomini accanto a Mas, la gestione delle fughe e la capacità di difendere il vantaggio hanno dato sostanza al successo. Tutto ciò ha prodotto un’immagine importante, spendibile sul mercato degli sponsor. Altro aspetto su cui ha insistito subito dopo la sera di Granada Unzue: una squadra storica, ancora capace di vincere una grande corsa a tappe con un leader cresciuto e confermato internamente.
«Questo successo – ha detto Unzue a Primicias – può aiutare la ricerca di un partner. Telefónica ha fatto sapere di essere disponibile a condividere il progetto con un secondo sponsor e, più in generale, la struttura lavora da tempo per trovare nuove risorse. La vittoria di Mas non cancella il problema, ma cambia le cose. Cambia il messaggio da presentare a un’azienda interessata a entrare nel ciclismo».


Verso il futuro
Il futuro, dunque, non è ancora scritto. Ed è importante separare le certezze dalle ipotesi. La certezza è che Telefonica, in pratica Movistar, ha un contratto fino al 2029. La stessa azienda, negli ultimi mesi, ha però aperto alla possibilità di un nuovo assetto, mentre Unzue aveva detto della ricerca di un secondo sponsor già prima del Tour, addirittura paventando l’ipotesi che un nuovo soggetto potesse rilevare interamente lo spazio oggi occupato da Movistar.
La vittoria della Vuelta arriva quindi nel momento migliore possibile dal punto di vista della visibilità. Il ciclismo vive anche di storie: quelle che permettono a un marchio di associare il proprio nome a un’impresa, a un atleta, a un pubblico. Ma c’è poi un altro elemento interessante: la Movistar non sembra voler costruire il futuro soltanto attorno a Mas, che ha comunque più di 31 anni. Si sta muovendo forte sui giovani, in particolare quelli spagnoli. Ne sono un esempio Ivan Romeo, Pablo Castrillo e Javier Romo e il fatto che si continui a sostenere la Movistar Academy, in pratica il devo team, e l’ancor più piccolo Baqué Movistar Team, squadra di club che annovera juniores.
Unzue ha detto che durante questo inverno avrà molto lavoro, tante cose da rivedere, ma con prospettive più ottimistiche. Si parte da Mas che, giustamente, torna ad essere il faro del team e ad una strutta che si rilancia. La chiave ruota tutta attorno alle risorse finanziare. Ma Unzue da quesi mezzo secolo è sulla cresta dell’onda e saprà come comportarsi.
Per esempio, ha già anticipato indirettamente che riporterà Mas al Tour de France. Il re della Spagna nella corsa francese. Sono piccole strategie di comunicazione che hanno risvolti di marketing, terreno da sempre fertile per Unzue. Probabilmente nel tempo uscirà dal guscio dell’essere un team del tutto spagnolo: sponsor, corridori di punta, staff… Anche perché inevitabilmente questo ciclismo porta ad un’internazionalizzazione. L’esempio più lampante è la Decathlon. E questa ancora prima che il nuovo sponsor potrebbe essere la vera novità.