GP Cycliste Montreal 2026, Giulio Ciccone

Fiducia Ciccone: con Remco, Seixas e Del Toro ce la giochiamo

18.09.2026
7 min
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Stowe è una cittadina del Vermont rinomata soprattutto per gli sport invernali. Da lunedì è il buen retiro di Giulio Ciccone, che l’ha raggiunta assieme ad Ayuso e uno sparuto drappello della Lidl-Trek dopo il GP Cycliste de Montreal. Qui l’abruzzese svolgerà i lavori di rifinitura per il mondiale del 27 settembre e alla vigilia della corsa iridata raggiungerà la nazionale.

Le ultime sono state giornate convulse. Ciccone racconta che dopo il secondo posto al GP Quebec, la squadra è partita in bici dall’hotel alla volta di Montreal, ma visto il traffico hanno rinunciato all’idea di arrivare. Perciò si sono fermati lungo la strada, si sono cambiati, hanno comprato qualcosa da mangiare in un chiosco e hanno raggiunto la città. L’indomani hanno corso e da lunedì si sono spostati nel Vermont. Le sensazioni sono state migliori di quanto Ciccone si aspettasse, ma il duello con Evenepoel di Quebec gli ha fatto capire che c’è ancora del lavoro da fare.

Roma, ultimo atto del Giro: in casa Lidl-Trek festa italiana per Ciccone, l'inventore della squadra Guercilena e Jonathan Milan
Giulio Ciccone è nato a Chieti il 20 dicembre 1994. E’ nel gruppo Trek dal 2019: la fine della gestione Guercilena non lo ha lasciato indifferente
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Come stai?

Sto bene. Dopo il Deutschland Tour, in cui invece sono stato male (Ciccone si è ritirato dopo la terza tappa, ndr), ho fatto qualche giorno senza bici, quindi non sapevo nemmeno io come mi sarei trovato. Questa trasferta l’avevo presa come allenamento, come un test, invece devo dire che la condizione è buona, quindi si può davvero migliorare. Sono qui con il mio allenatore e con Cerea, il massaggiatore. Un ritiro spirituale privato, diciamo (e sorride, ndr), ma si riesce a lavorare bene.

L’anno scorso a Kigali hai preso il sesto posto da leader azzurro: un risultato che ti ha dato qualche consapevolezza in più? Ti senti pronto per essere nuovamente il capitano?

A me fa piacere, sinceramente. Non mi crea problemi di pressioni o cose del genere. Ricordo bene la fatica di Kigali, però, come ho già detto, quest’anno vedo una nazionale con più punte e corridori che stanno andando fortissimo. Non avrebbe senso presentarsi con un solo capitano, immagino piuttosto una squadra con 2-3 leader, anche perché il percorso si presta a tattiche diverse, quindi è meglio avere una nazionale più aperta.

Lo stesso concetto espresso ieri da Pellizzari, secondo cui l’interesse superiore della nazionale dovrà sovrastare quello dei singoli.

Esatto! Ripeto, se siamo in 2-3 ad un livello più alto, quando la gara si farà dura potremo giocare sul numero. Nel senso che se fossimo in tre in un gruppo ristretto, cambierebbe tutto. Non è un circuito in cui tirare e usare i corridori buoni per fare selezione. E’ meglio rimanere in tanti e cercare di risolvere la corsa immaginando vari scenari. Senza Tadej (Pogacar, ndr) la gara si può muovere in diverse direzioni, quindi bisogna essere pronti e numericamente in forze.

Che impressione hai della nazionale?

La vedo bene. Pellizzari sta volando, ha dei numeri top e quest’anno sta dimostrando che ha fatto un grandissimo salto. Scaroni in queste gare va fortissimo. Un altro che conosciamo bene e negli appuntamenti importanti, specialmente i mondiali, si esalta è Bettiol. E questo è un percorso che a lui piace. Finn invece non lo conosco benissimo, a parte averlo incontrato qualche gara. Arriva da una stagione molto importante e se è motivato, secondo me farà bene e soprattutto imparerà tanto. Io alla sua età ero al secondo anno alla Colpack, insomma, altri tempi…

Campionato del mondo Kigali 2025, prova su strada professionisti, Marco Villa e Giulio ciccone, dopo corsa
Lo scorso anno a Kigali, il cittì Villa aveva individuato in Ciccone il leader azzurro e alla fine venne il sesto posto
Campionato del mondo Kigali 2025, prova su strada professionisti, Marco Villa e Giulio ciccone, dopo corsa
Lo scorso anno a Kigali, il cittì Villa aveva individuato in Ciccone il leader azzurro e alla fine venne il sesto posto
Quanto sarà importante la squadra sul percorso di Montreal? Del Toro ad esempio sarà praticamente da solo…

Ne parlavo con altri corridori. Per come è andata la gara domenica, il livello di Montreal è stato altissimo. Abbiamo iniziato l’ultimo giro in sette corridori e tre erano della UAE Emirates, quindi anche tatticamente la gara del mondiale sarà diversa. Le nazionali non sono attrezzate come i team, potrà succedere di tutto.

Secondo te Evenepoel giocherà a fare il Pogacar?

Per fare il Pogacar, devi essere tanto, ma proprio tanto superiore agli avversari, come Tadej del resto. Secondo me è difficile che a Remco lascino tanto spazio. A Quebec è andato via perché gli altri hanno commesso un errore (lo hanno seguito soltanto Ciccone e Charmig, ndr). Quando gli lasci 50 metri, sai già che se te ne prende 100 e poi 200 e poi è difficile chiudere. Secondo me, Remco proverà a usare la sua arma, cioè quella di provare ad anticipare nel momento della gara dove non te l’aspetti. E poi basta, non lo prendi più. Quando fa così, ti ammazza.

Ha detto che per battere Ciccone a Quebec ha dovuto faticare.

L’ho visto da vicino, non è al livello di Tadej e questo l’ho sempre detto. Non bisogna fare troppi giri di parole: quando c’è Tadej, si corre per il secondo posto, punto. Non c’è troppo da discutere, con lui non si può dire: speriamo, vediamo… Pogacar è superiore e basta. Poi ci sono corridori fortissimi come Remco, Del Toro, Seixas, che però si muovono a un livello dove te la puoi giocare. La gara può andare in diversi modi, ma non parti per il secondo posto. Poi magari fai ugualmente secondo, come è successo a me, però intanto sei arrivato lì a giocarti la gara.

Pensi che nel tratto in linea prima del circuito potrà succedere qualcosa?

Sinceramente quella prima parte non l’ho valutata tantissimo. L’ho guardata e non ci sono difficoltà enormi, quindi secondo me bisognerà solo stare attenti, cercare di salvarsi il più possibile, evitare cadute, evitare di sprecare energie, però non sembra decisiva. La parte fondamentale sarà invece il circuito e ho avuto la fortuna di correrci sopra. Quando fai un percorso in gara, capisci dove fai fatica, dove puoi recuperare, dove puoi muoverti. Quindi per me la parte fondamentale sarà il circuito.

Volata di Quebec City, primo Evenepoel, secondo Ciccone: «Ma almeno me la sono giocata!»
Volata di Quebec City, primo Evenepoel, secondo Ciccone: «Ma almeno me la sono giocata!»
Volata di Quebec City, primo Evenepoel, secondo Ciccone: «Ma almeno me la sono giocata!»
Volata di Quebec City, primo Evenepoel, secondo Ciccone: «Ma almeno me la sono giocata!»
Che cosa si può dire tecnicamente del percorso, visto che lo conosci così bene?

Il circuito è tecnico, conta tanto la posizione, saper guidare la bici, anche nelle discese. Ho visto Remco e tanti corridori con la monocorona, però aveva il cambio posteriore da gravel per usare rapporti più grandi. Di sicuro risparmi del peso – ragiona Ciccone, grande appassionato di tecnica – però non mi entusiasma troppo, quindi io penso di rimanere sullo standard e andare con la doppia.

Averci corso sopra due settimane prima ti ha dato dei riferimenti per il mondiale?

Sì, al 100 per cento. Aver corso a Montreal è stato la cosa migliore. Non parliamo di averlo fatto l’anno scorso, ma due settimane prima del mondiale, quindi ho dei riferimenti importantissimi. Per questo ho voluto esserci a tutti i costi, come del resto il 90 per cento dei favoriti. Peccato solo che per venire qui sia servito prendere l’aereo, ma ci sono da così tanto tempo che alla fine avrò fatto in tempo ad annacquare la mia paura di volare (ride, ndr).

Come ti alleni in questi giorni?

Ho bisogno in particolare di trovare un po’ di brillantezza. Al Germania, avevo lavorato per questo calendario, però mi ero fermato e ho perso un attimo di equilibrio. Se ti fermi anche solo per 3-4 giorni, quando riparti, non ti senti a posto. Quindi io sono arrivato alle due gare in Canada non in dubbio, ma con la consapevolezza di dovermi testare. Ora so che sto bene, quindi lavorerò per rifinire la condizione. Nei primi giorni ho recuperato, poi ho iniziato a rifare qualche lavoro di brillantezza.

E come si fa?

Pedalando dietro macchina e dietro moto, comunque qui ci sono salite e tutto quello che serve per lavorare bene. Con il preparatore venuto apposta negli Stati Uniti, cureremo tutti i dettagli. C’è spazio per sbagliare il meno possibile. Il corpo umano non è una macchina, però si cerca di fare tutto al meglio.

Questa è Stowe, la cittadina del Vermont dove Ciccone si sta allenando, a tre ore da Montreal (depositphotos.com)
Questa è Stowe, la cittadina del Vermont dove Ciccone si sta allenando, a tre ore da Montreal (depositphotos.com)
Questa è Stowe, la cittadina del Vermont dove Ciccone si sta allenando, a tre ore da Montreal (depositphotos.com)
Questa è Stowe, la cittadina del Vermont dove Ciccone si sta allenando, a tre ore da Montreal (depositphotos.com)
In realtà non sono neanche due settimane, visto che mercoledì 23 dovresti raggiungere la nazionale, giusto?

Sto cercando di capire. Mercoledì dovremmo trovarci per fare la recon il giorno dopo, ma visto che su quel percorso ho corso e lo conosco bene, forse sarebbe meglio restare qui. Allenarsi a Montreal non è semplice – dice Ciccone – per cui sto cercando di capire se sia meglio andare il 23 o ritardare. Ci sono tanti corridori, anche di altre nazionali, che arrivano addirittura il venerdì.

Ultima cosa, che sarà utile anche per fare la valigia: a Montreal sarà caldo o si sta bene?

C’è una grande escursione. Qui nel Vermont, che sono tre ore da Montreal, la mattina ci sono cinque gradi e a mezzogiorno si arriva a venti. A Montreal è simile. Il giorno prima della gara erano tredici gradi, in gara erano venti. Di certo non si berrà tantissimo come a Kigali, ma domenica c’era rischio di pioggia e tanta umidità e ho visto tanti corridori buttarsi acqua addosso. Sarà bel tempo, ma non ci sarà niente di facile.