Mentre la nazionale è in partenza per il Canada, Chiara Consonni ha concluso la sua stagione su strada, impreziosita dalla vittoria nella Philadelphia Cycling Class e da tanti piazzamenti, ultimo il 7° posto a GP di Stoccarda. Attenzione, abbiamo detto su strada, perché nel suo calendario c’è ancora, con tanto di cerchio rosso intorno, il mondiale su pista di Shanghai e questi giorni, dove tutti guarderanno a quel che avverrà a Montreal, saranno per lei preziosi per iniziare la preparazione specifica per un evento al quale guarda con tante speranze.


Consonni ha messo insieme 49 giorni di gara con 2 vittorie a fronte di ben 19 top 10, con 6 podi. Di questi, 4 sono arrivati guardando da dietro il trionfo sempre della stessa atleta, Lorena Wiebes ed è chiaro che questo dentro brucia un po’, dà un leggero senso d’impotenza.
«Tutto sommato non posso lamentarmi della mia stagione, il nostro problema – ossia di noi velocisti – è che c’è la Wiebes che è imbattibile, la favorita in tutte le corse piatte. Quindi vincere è stato tanto difficile quest’anno. Mi sono ritrovata a fare tante gare di alto livello, tante gare WorldTour che mi hanno permesso di mettermi in gioco tante volte, come il Tour of Britain dove per due volte sono arrivata seconda ed è facile indovinare dietro a chi…».


Pensi che potevi fare qualcosa di più?
Si può sempre fare di meglio e per questo c’è un po’ di rammarico, forse qualche podio nelle classiche sfiorato, ma ragionandoci ho fatto vedere che sono sempre lì e nelle corse più importanti posso anche dire la mia.
Accennavi prima alla Wiebes: averla sempre contro e vederla così superiore che effetto fa?
Beh, diciamo che c’è una doppia faccia della medaglia: da una parte vederla così superiore un po’ ti demoralizza, dall’altra però è anche uno stimolo a fare sempre meglio, a raggiungerla, a batterla. Ci abbiamo provato tutte tante volte quest’anno, ma penso che in questo momento sia quasi impossibile. E’ però vero che nessuno è infallibile e allora puoi sempre sperare che sbagli qualcosa, come abbiamo visto a Bruges quest’anno.


Non dipende però solo dall’olandese…
No, assolutamente, sono dell’idea che devi partire sempre con una mentalità vincente, o perlomeno positiva, perché può succedere sempre di tutto. Cerchiamo come squadra di andare sempre alle corse e dire la nostra, come per esempio all’ultima tappa al Tour of Britain, dove abbiamo contribuito tutte a tirare e a chiudere la corsa per cercare di farmi arrivare in volata. Stiamo cercando di migliorare nell’interpretazione delle tipologie di corse. Nella sconfitta, è importante trovare qualche lato positivo per migliorarci.
E’ da poco arrivato il rinnovo per altri due anni, te l’aspettavi?
Ho pensato tanto al mio futuro, a che cosa fare e diciamo che inizia ad essere difficile trovare delle risposte certe. Però ho trovato delle persone in questa squadra che hanno creduto sempre in me, anche se non ho portato a casa i risultati che aspettavo o che loro si aspettavano. Persone che mi hanno sempre sostenuto, han sempre cercato di vedere le cose in maniera positiva. Penso che devo ancora dare tanto a loro e quindi ho deciso fino al 2028 di continuare con loro, poi si vedrà.


Hai già iniziato la preparazione per la pista?
Sì, per tutto il mese di settembre sono concentrata in pista, prima ovviamente sul quartetto, poi personalmente la madison dove stiamo cercando di portare a casa quella maglia che è un po’ di anni che cerchiamo io e Vittoria (Guazzini, ndr). Arriviamo sempre sul podio, ma non riusciamo mai a vincere una specialità che ci ha portato l’emozione più grande della nostra vita. Quindi siamo tanto, tanto motivate sia come squadra che per le prove singole, quindi spero ci aspettino delle belle cose.
Tu e Vittoria sarete impegnate sia nel quartetto che per il discorso Madison. Visto anche le ambizioni che avete, è bene concentrarsi solo su queste due gare?
Sono le discipline che tutti ambiscono a fare. Il quartetto è sempre stata la disciplina che se sei convocato in pista vuoi fare. E’ parte della tradizione di noi italiani, ce l’abbiamo nel sangue. Siamo in tante ad ambire un posto, quindi il cittì dovrà prendere le sue decisioni. Noi comunque siamo un bel gruppo, siamo unite e questi sono i principali obiettivi. Sulle scelte specifiche che farà riguardo al programma di gare, so che saranno per il bene del gruppo.


Il fatto che questi mondiali aprono la qualificazione olimpica è una responsabilità in più? E’ chiaro che adesso ogni risultato conta molto nel cammino verso Los Angeles…
Sicuramente, per noi come per tutte le nazioni. Infatti, confrontando col mondiale che c’è stato subito dopo l’Olimpiade, quello dell’anno scorso, ci aspettiamo più partecipazione e a livelli più alti. Noi stiamo cercando, anche tralasciando qualche obiettivo su strada, di essere comunque sempre costanti nel venire ai raduni in pista, nel lavorare con la maggiore costanza possibile e tutti i nostri collaboratori stanno cercando di tenerci allenati anche in pista. E’ una cosa che a me ha sempre fatto bene, anzi benissimo, anche per la strada. Sappiamo che dobbiamo farci valere, ma non siamo mai arrivate a un mondiale impreparate.