Prima ancora di descrivere la tappa di Cordoba, chiusa al secondo posto dietro Van Aert, la scorsa settimana Alessandro Romele ha reso merito a Marino Rosti, figura di cui si parla poco, ma che nella XDS Astana riveste un ruolo delicato e importante. Rosti è quello che nelle mattinate lente dei ritiri propone le sessioni di stretching e yoga dei corridori. Detta così, suonerebbe anche una funzione di poco spessore: quel che manca nella definizione frettolosa è la sua formazione in psicologia dello sport, che gli permette di allargare il discorso dal corpo alla mente.
«La mia presenza – spiega Rosti – ha lo scopo di offrire ai ragazzi la consapevolezza di stare bene fisicamente. Li ho sempre seguiti dal punto di vista dell’allungamento, della postura, del rafforzamento della parete addominale e della posizione in bici, ma da lì all’acquisire consapevolezza del proprio corpo il passo è breve. Ascoltare le proprie sensazioni, le proprie emozioni, quindi dialogare con se stessi. Va da sé che quando cominci a entrare nel loro mondo, si riescono a instaurare certi rapporti che diventano un supporto psicofisico. Quando stai bene mentalmente, riesci a ottenere di più anche dal tuo fisico».


La risalita di Romele
Rileggiamo insieme a Rosi le parole di Romele, che individuano nel problema alla mano destra il momento più basso del 2025: quello in cui non vedeva la luce, quando invece la collaborazione con Rosti ha segnato la ripresa: «E’ stato un periodo particolare per me – ha detto il corridore di Iseo – e Marino è stato la persona che più mi ha aiutato a capire come ragionare e uscire da quella situazioni e come diventare più forte. Lavorare sulla parte mentale mi permette il raggiungimento dei traguardi più alti, scomponendoli in obiettivi a corto, medio e lungo termine».
«Se ti concentri sul problema – riflette Rosti – il problema diventa gigantesco. Invece il problema bisogna risolverlo, ma come si fa? Così abbiamo cominciato. Da una parte le terapie prescritte dal medico, dall’altro il mio apporto personale visto che Alessandro è residente qui a San Marino.
«Abbiamo stabilito la priorità delle urgenze e delle cose da fare, abbiamo definito gli obiettivi. E in breve siamo entrati in un dialogo di coaching, tracciando un programma di allenamento mentale che aiutasse il fisico e pure la mente. Non sono cose distinte, anzi forse la prima è direttamente collegata alla seconda, se addirittura non è più importante».


Romele ti riconosce proprio questa capacità nel gestire gli appuntamenti e gli obiettivi…
Come nell’allenamento atletico, esiste il mental training con cui definisci degli obiettivi che hanno tempistiche diverse. Se ti concentri solo sull’obiettivo finale, dimentichi tutta la strada che devi fare per raggiungerlo.
Come si individua l’obiettivo?
Deve essere raggiungibile, alla portata, ecologico e concreto. Romele aveva bisogno di trovare un obiettivo a lungo termine, che abbiamo scomposto in obiettivi a breve termine, cioè 15-20 giorni, un mese. E altri a medio termine, che possono essere a due mesi. L’obiettivo a lunga scadenza di quest’anno era fare una bella Vuelta. Così abbiamo cominciato a lavorare sul trovare le motivazioni, gli obiettivi, i presupposti. Abbiamo fatto il ritiro assieme. Abbiamo avviato un percorso per ottenere una buona prestazione alla Vuelta, avendo come obiettivo a medio termine il fatto di conquistarsi un posto per andare in Spagna.
Il cammino tracciato da Marino Rosti è parallelo a quello tracciato dagli allenatori?
Certo, deve esserci sintonia. C’è il programma delle gare, stabilisci quelle che possono essere alla tua portata, dove ottenere un obiettivo che consolida il percorso che stai facendo. «Voglio arrivare in condizione alla Vuelta, però in quella gara di avvicinamento desidero arrivare nei primi dieci o fare una top 5». Lo fai nelle gare, lo puoi fare anche sugli allenamenti.


In che modo?
Puoi voler raggiungere una certa potenza nei watt, una certa conducibilità nella bici, una certa posizione, ma per farlo devi essere sereno, lucido e consapevole che adesso gli obiettivi sono quelli. La nostra mente non può averne tanti, altrimenti va in confusione. Per questo è utile stabilire gli obiettivi e con quelli davanti agli occhi, il cammino con Romele è iniziato.
Benedetto il giorno che è venuto a San Marino?
Come XDS-Astana, abbiamo sette corridori a San Marino, quindi ci vediamo a casa, al bar, ci vediamo per una cena. Non mi voglio considerare un babbo, ma forse uno zio. Quando c’è bisogno di fare una cosa, cerco di aiutarli, di risolvere i problemi logistici e altri pratici e tecnici. Rosti c’è. Lo porto qua, lo porto là e nei limiti del possibile, cerco di stargli vicino.
Alla luce di questi obiettivi a breve, medio e lungo termine, si poteva pensare che Romele facesse una Vuelta così bella?
L’obiettivo era mantenere sempre la stessa attenzione. Essendo la prima volta, non doveva farsi prendere dalla foga, dall’entusiasmo e dal desiderio di fare di più. Rimanere concentrato e fare bene quello che riusciva, pensando che nei giorni successivi avrebbe avuto qualcosa da migliorare. Ma senza foga, rimanendo attento e concentrato su quello che stava facendo. Se ti fai prendere dal meccanismo di voler strafare, scopri che le tre settimane di un Grande Giro sono tante. Invece devi anche trovare il modo per divertirti. E Romele secondo me alla Vuelta me si è divertito davvero tanto.