Domenica 27 settembre ci sarà l’evento clou dei mondiali di Montreal, la corsa in linea maschile elite. Tutto il meglio del ciclismo contemporaneo (esclusa un’assenza, rumorosissima) si sfiderà sui 273 chilometri con 3.800 metri di dislivello, caratterizzati dal circuito finale di Mont-Royal lungo 13 chilometri da ripetere 12 volte.
Un percorso esigente, ma meno estremo di quello di Kigali della stagione scorsa, che oltre agli uomini da Grandi Giri strizza l’occhio anche agli specialisti delle classiche. Un mondiale tecnicamente molto aperto dunque, reso ancora più incerto dal forfait del grande favorito Tadej Pogacar. Tra i moltissimi motivi d’interesse c’è anche il fatto due tra i grandi favoriti correranno nella stessa squadra: il Belgio.
Evenepoel un mondiale l’ha già vinto e anche stavolta punta all’inedita doppietta crono-corsa in linea. Per Van Aert invece, che alla Vuelta ha fatto vedere la gamba dei giorni migliori, potrebbe essere una delle ultime occasioni. Come si gestisce una squadra così, con due capitani di questa caratura e tutti gli occhi del mondo addosso? Ne abbiamo parlato con Serge Pauwels, il CT del Belgio che avrà il (non semplicissimo) compito di gestire al meglio un team così ricco di campioni.


Serge, quando partirete per Montreal?
Io partirò mercoledì (domani, ndr) per Montreal, dove troverò cinque ragazzi che erano già lì per le gare canadesi. La prima settimana staremo a Bromont, che è ad un’ora a est di Montreal, dove abbiamo tre case in affitto. Abbiamo scelto Bromont perché è meglio per gli allenamenti, dal momento che Montreal è abbastanza piatta è c’è troppo traffico Gli ultimi tre ragazzi, Nys, Van Aert e Vermeersch arriveranno invece il 22 settembre,
Specialmente quest’anno, con l’assenza di Pogacar, essere il CT del Belgio al mondiale non sembra essere il lavoro più facile del mondo.
Il fatto che non ci sia lui cambia molto per l’approccio. Quando c’è Pogacar la questione è una sola, capire come batterlo. Noi abbiamo una grande squadra e due leader, che significa che dobbiamo pensare diversamente a come vincere la gara e guardare a più corridori che potenzialmente possono vincere, che possono essere anche 10 o 15.
Quindi l’assenza di Pogacar paradossalmente complica le cose?
Sicuramente è più complesso, dovrò parlare molto con i corridori riguardo a tutti gli scenari diversi che potrebbero esserci, in modo da essere pronti a tutto. Ora per ogni squadra ci sono molte più possibilità, perché la sola presenza di Pogacar toglie a tutti il 50 percento di vittoria. Quindi sarà una gara più aperta di sicuro, ma anche meno facile da controllare.


E avendo voi una squadra così forte, molta della responsabilità di gestire la corsa sarà vostra…
E’ vero, ma anche la Francia ha una squadra forte. Noi comunque non potremo controllare la gara per tutti i 270 chilometri.
Avete due tra i grandi favoriti, Evenepoel e Van Aert. Come pensate di gestire la squadra attorno a due corridori che hanno entrambi le qualità per vincere?
Quello che farò è ascoltare. Abbiamo già avuto un meeting per capire come siano gli scenari migliori per loro. La cosa buona è che sono corridori con caratteristiche diverse e possiamo usare la loro forza in diversi scenari. Loro sono i due leader e potranno giocarsi le loro chance alla pari. Ovviamente poi vedranno anche la condizione durante la gara, dovranno essere onesti e mettersi a disposizione l’uno dell’altro nel caso uno dei due si accorga di avere meno gambe.
Il percorso prevede quasi 4.000 metri di dislivello, a tuo parere è più adatto all’uno o all’altro? Qualcuno pensa sia un po’ troppo duro per Van Aert…
E’ al limite, ma lui è in grande forma, come ha fatto vedere alla Vuelta. Sicuramente quei risultati gli hanno dato molta fiducia, per me è chiaro che sarà semplice, questo percorso è più simile ad una Liegi che ad un Fiandre, ma vedremo.


Anche perché potrebbe essere una delle ultime chance di Van Aert per vincere un mondiale.
Vero, il prossimo anno sarà impossibile, sappiamo già che è troppo duro. Nel 2028 ancora non si conosce il percorso, forse sarà per sprinter, ma non si sa niente di preciso. Wout ha 32 anni (compiuti proprio oggi, ndr) e se dopo la Roubaix vincesse anche il mondiale, sarebbe davvero una stagione incredibile.
Tim Wellens non ci sarà. Avete provato a convincerlo? Quanto influirà la sua assenza?
No, non ho cercato di convincerlo, perché credo che sia molto importante avere una buona comunicazione con i corridori, e lui è stato chiaro con noi da subito dopo il Tour. Voleva concentrarsi a supportare il team nella parte finale della stagione, e io ho rispettato la sua decisione. Il prossimo anno parleremo di nuovo e capiremo come fare, ma con lui è tutto chiaro e non c’è nessun problema.
Che ruolo avrà Thibau Nys? Potrebbe essere anche lui un’opzione per il finale?
Non come leader, abbiamo già chiarito che verrà a lavorare per la squadra. Ma se ha una buona giornata potrà essere sicuramente molto utile per aiutare i nostri due capitani.


Cercherete di fare una corsa dura?
Per noi non sarà facile, ma siamo flessibili avendo due leader con caratteristiche diverse. E’ vero che Pogacar non c’è, ma ormai tutti sono abituati a corse con un finale lungo e duro e credo che molti proveranno ad anticipare da lontano. Quindi mi aspetto un finale simile a quello che abbiamo visto negli ultimi anni, e non all’attendismo a cui eravamo abituati fino a dieci anni fa.
Alla partenza ci sarà anche Van der Poel. Sarà tra i favoriti?
Se partecipa non viene tanto per fare, quindi credo sarà certamente tra i favoriti. Forse non è il percorso perfetto per lui, è un po’ al limite come dislivello, avrà bisogno di una grande giornata. Ma è sempre Van der Poel.
Ultima domanda. Qual è l’errore che il Belgio non si può permettere di fare in questo Mondiale?
Di non esser bene posizionati. Quando saremo nel circuito dobbiamo essere davanti per poter giocare bene le nostre carte. Perché avere corridori nei gruppetti davanti è sempre meglio che essere dietro e dover inseguire.