Giro d'Italia, colore, Trofeo Senza Fine

Guercilena direttore: il suo Giro in 20 domande (e 20 risposte)

10.09.2026
7 min
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Dal primo settembre, Luca Guercilena è diventato il Direttore Area Ciclismo Rcs Sports & Events. Per il manager, che ha costruito e reso grande la Lidl-Trek, si tratta di un incarico prestigioso e ancora da scoprire sino in fondo. Dopo tanti anni da numero uno, come sarà lavorare alle dipendenze di Cairo e Bellino? Guercilena avrà l’autonomia per portare la sua mano nella conduzione del Giro d’Italia? E’ quello che tutti sperano. 

Luca ha già rilasciato un paio di interviste, noi lo abbiamo intercettato mentre era in partenza per il Tour of Armenia: nuova gara del gruppo, che scatta proprio oggi da Gavar a Mets Masrik.

Tour of Armenia, ieri per Luca Guercilena c'è stata la prima uscita ufficiale (foto Ambasciata d'Italia)
Tour of Armenia, ieri per Luca Guercilena (secondo da destra) c’è stata la prima uscita ufficiale (foto Ambasciata d’Italia)
Tour of Armenia, ieri per Luca Guercilena c'è stata la prima uscita ufficiale (foto Ambasciata d'Italia)
Tour of Armenia, ieri per Guercilena (secondo da destra) c’è stata la prima uscita ufficiale (foto Ambasciata d’Italia)
Emozionato?

Emozionatissimo! Dico la verità, ci sono tante cose nuove, quindi è piacevole e motivante. Devo imparare tanto, oltre a mettere a disposizione la mia esperienza.

Quando hai cominciato a lavorarci davvero?

Una volta presa e comunicata la decisione, già durante il Tour, per quanto fossi ancora fortemente impegnato con la squadra, era inevitabile iniziare a muoversi e affrontare cose nuove. Pur iniziando il primo settembre, le corse erano dietro l’angolo. Appunto l’Armenia, il Giro d’Abruzzo, il Giro del Piemonte e il Lombardia sono alle porte, quindi ho preferito anticipare la fase di conoscenza. La struttura c’è ed è operativa, il mio contributo arriverà più sulla visione futura che nell’immediato.

Alla Lidl-Trek non sei mai stato l’uomo solo al comando, ma hai sempre saputo delegare: pensi che adotterai lo stesso stile?

Bisogna fare squadra, senza dubbio: il mio sistema di management mette il gruppo al centro e qui ho trovato persone capaci e valide. Credo molto in questa filosofia, basata sulla condivisione delle informazioni, delle soluzioni, l’aiutarsi veramente uno con l’altro, perché alla fine devono emergere RCS Sport, la corsa, il Giro e non gli individui. Non l’ho mai fatto con il team, dove mi si poteva identificare come il grande capo e non lo farò nemmeno qua.

Il singolo emerge se il team funziona?

Ognuno di noi emerge se il progetto è valido. Se invece ti metti al centro, tutto nasce e finisce con te. Il mio scopo è sempre stato quello di lasciare qualcosa di importante a chi mi seguirà e nella squadra secondo me sono riuscito a farlo. Ho lasciato una struttura valida, importante, pronta e ben gestita. Qui l’obiettivo è lo stesso: cercare di creare un sistema che possa essere di grande aiuto al progetto più che a far emergere il singolo.

Hai parlato del Giro da far partire più avanti in modo da abbracciare il 2 giugno e del rischio di sudditanza rispetto al Tour…

Parlavo chiaramente di sudditanza psicologica perché è chiaro, senza ipocrisia ed essendo realisti, che Giro e Tour sono due prodotti in questo momento diversi. Però non bisogna nascondersi dietro questo e farne l’alibi per non migliorare.

Le differenze fra Giro e Tour (qui il direttore Prudhomme) sono soprattutto nel numero degli addetti coinvolti el la cura dei dettagli
Tra le differenze fra Giro e Tour (qui il direttore Prudhomme) ci sono soprattutto il numero degli addetti coinvolti e la cura dei dettagli
Le differenze fra Giro e Tour (qui il direttore Prudhomme) sono soprattutto nel numero degli addetti coinvolti el la cura dei dettagli
Tra le differenze fra Giro e Tour (qui il direttore Prudhomme) ci sono soprattutto il numero degli addetti coinvolti e la cura dei dettagli
In cosa vedi le differenze principali?

Ci sono dei punti di vista strettamente strutturali, partendo ad esempio dal numero degli addetti per fare determinati servizi. Ci sono fronti su cui si può intervenire. Non parlo delle strategie di marketing, ma proprio della visibilità del prodotto che in Francia è spinta all’estremo. Dobbiamo sicuramente prenderne spunto e fare anche quello. E poi i dettagli…

Quali dettagli?

L’attenzione al dettaglio, su cui ci sono tantissime differenze, almeno vissute dal punto di vista del team. La segnaletica, l’identificazione dei pass, come vengono distribuiti i mezzi. Diciamo che la macrostruttura non è molto differente, anzi, credo che il livello sia simile. L’attenzione al dettaglio per un team fa la differenza: non devono preoccuparsi di sapere cosa stia succedendo, ma devono avere informazioni chiare e questo gli rende la vita più semplice.

Al Tour fanno così?

Al Tour c’è un’attenzione esasperata rispetto a quanto facciamo al Giro d’Italia. Siamo a buon punto, ma sicuramente si può fare di più e questi saranno i fronti operativi esterni su cui cercheremo di focalizzarci.

Hai parlato con il tuo collega Prudhomme di questo nuovo incarico? 

No, però ho parlato con Yann Le Moenner (CEO di ASO, ndr), perché ho avuto più spesso l’occasione di confrontarmi con lui. Non abbiamo parlato dei progetti ovviamente, ma ci si conosce bene e sicuramente sono persone di riferimento, su questo non ci sono dubbi. Mi hanno detto in bocca al lupo, sapendo che il mio background è completamente diverso dal loro.

Abbiamo letto che ti piacciono le cronometro, da usare per bilanciare lo strapotere di chi domina in salita. Qualcosa che avevamo suggerito in un editoriale…

Io ascolto quello che mi viene detto (sorride, ndr) e in questo concetto ci credo seriamente. Un Giro di tre settimane deve premiare un atleta di endurance, forte sulle tre settimane. La cronometro ne fa parte e devi dare a un atleta forte contro il tempo che in salita se la cava, la possibilità di lottare con quello che magari è fortissimo in salita e forse cede qualcosa a cronometro. Non sto parlando di specialisti, ma di uomini di classifica. Credo che un Grande Giro debba vincerlo un atleta molto completo e non quello che è esclusivamente scalatore.

Un italiano protagonista sarebbe prezioso per il Giro. Qui la vittoria di Pellizzari ieri al Giro di Toscana
Un italiano protagonista sarebbe prezioso per il Giro. Qui la vittoria di Pellizzari ieri al Giro di Toscana
Un italiano protagonista sarebbe prezioso per il Giro. Qui la vittoria di Pellizzari ieri al Giro di Toscana
Un italiano protagonista sarebbe prezioso per il Giro. Qui la vittoria di Pellizzari ieri al Giro di Toscana
Tracciando percorsi meno ovvi e più aperti?

Per ampliare il ventaglio di possibili vincitori. Quindi se c’è una componente cronometro discreta, magari il bouquet di vincitori può ampliarsi. Le differenze si assottigliano per cui la corsa diventa più appetibile anche dal punto di vista strettamente sportivo.

Il Giro d’Italia non ha un vincitore italiano da dieci anni: quanto sarebbe importante avere un altro dei nostri per rilanciare l’evento?

E’ chiaro che un italiano forte che possa vincere il Giro è fondamentale, ma questo vale per il movimento ciclistico italiano, più che per il Giro di per sé. Finn, Pellizzari, Piganzoli… Sarebbe importante se emergessero a quel livello. Però guarderei oltre…

In che direzione?

Sappiamo che l’italiano forte richiama più gente, così come il grande campione. Credo allora che l’evento debba diventare attrattivo per gli atleti forti in generale. Se è iper-attrattivo e ti dà un valore sportivo e mediatico in più, l’atleta e la sua squadra avranno vero piacere e vero interesse a partecipare e vincere.

Il Tour è esemplare anche nel rapporto con i media: in Francia ci sentiamo importanti anche noi. Quale rapporto immagini fra il Giro d’Italia e chi fa informazione?

L’attenzione ai media è fondamentale. Oggi sempre di più, un grande evento ha forza se viene raccontato bene in tutti i suoi ambiti. Quindi è ovvio che il rapporto con i media sia fondamentale e si debba cercare di amplificarlo il più possibile. Ormai si lavora per trasformare l’evento in una experience. E se il racconto non è all’altezza, è complicato dare un valore alla stessa experience. Sicuramente il rapporto con i media è una delle colonne portanti del progetto di cui sarò in carico.

Metterai il naso in tutte le questioni che riguardano la corsa?

Lo farò in collaborazione con le persone che già ci sono e che sono professionalità molto capaci. Se poi sarà necessario, daremo un imprinting diverso a tutta la struttura, non solamente a un ambito specifico. Credo però che internamente ci sia anche una discreta apertura al cambiamento.

Stefano Allocchio e Giusy Virelli sono due riferimenti nell'organizzazione di RCS Sport
Stefano Allocchio e Giusy Virelli sono due riferimenti nell’organizzazione di RCS Sport: direttori di corsa del Giro uomini e del Giro Women
Stefano Allocchio e Giusy Virelli sono due riferimenti nell'organizzazione di RCS Sport
Stefano Allocchio e Giusy Virelli sono due riferimenti nell’organizzazione di RCS Sport: direttori di corsa del Giro uomini e del Giro Women
Hai avuto dei segnali?

Dai primi giorni, i momenti di condivisione sono stati tanti, proprio perché tutti hanno nuove idee da mettere sul tavolo. Questa è stata un’impressione molto buona, ho percepito una tangibile esigenza di cambiamento.

Avrai dei collaboratori più stretti? 

No, per il momento è fondamentale usare le risorse che ci sono, anche perché parliamo di gente con molta esperienza. Poi in futuro, se ci sarà l’esigenza di inserire nuove figure o ampliare l’organigramma, sicuramente sarà uno degli altri elementi su cui ragioneremo. In questo momento sono il neofita di turno e ho sicuramente piacere di lavorare con le persone che sono lì e che hanno esperienza da anni. Non vedo l’esigenza di fare delle rivoluzioni interne.

Risposta correttissima.

No, sono sincero! A prescindere da chi è ormai prossimo alla pensione, ci sono dei ragazzi molto giovani che hanno voglia di fare. Devono accumulare esperienza e leadership, però parliamo di professionisti, faccio l’esempio di Giusy Virelli, che hanno l’età giusta per fare il salto e diventare dei project manager.

Sei già riuscito a parlare con Mauro Vegni da cui ricevi il testimone?

No.

Nel prossimo Giro d’Italia si vedrà la mano di Luca Guercilena?

C’è sicuramente un margine di intervento che potrà essere tangibile, ovvio però che RCS Sport è un’azienda che guarda avanti e quindi buona parte della corsa è già in stato avanzato. Però sicuramente ci sono degli ambiti in cui si potrà intervenire. Intanto cominciamo con l’Armenia, si parte…