LAGO SERRU’ (TO) – La doppietta Giro Next Gen e Tour de l’Avenir messa a segno da Lorenzo Finn e dalla Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies ha uno spessore enorme e ripaga l’impegno di una stagione che nel team tedesco non faticano a definire: «Da 10 e lode». Lo scalatore ligure ci ha abituati al sapore dolce della vittoria, ma non si deve dimenticare che per un sorso di questo elisir la fatica sia uguale per tutti e costa mesi di lavoro. Tanto dolce quanto breve, la vittoria è una caramella e il suo zucchero si scioglie in fretta. Il rischio è di dimenticarselo, per questo non si deve dare per scontato ciò che si è fatto.
Lorenzo Finn è nato per guardare agli obiettivi, raggiungerli e poi puntare subito a quelli successivi. Parla con la voce bassa e la pacatezza di chi sa che c’è sempre qualcosa da raggiungere. Per questo ci sono i compagni di squadra e lo staff, così da ricordare e festeggiare tutti insieme la fatica condivisa sulle strade. Perché a volte tutto scorre via rapidamente, tanto che sembra essere facile. Ma non lo è, mai.


La squadra
Non è facile avere diciannove anni, arrivare alle corse e avere gli occhi di tutti puntati addosso. Rispettare le aspettative che ci si mette sulle spalle e portare il peso di quelle altrui. Per questo quando parliamo con Pello Olaberria, diesse della Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies, non ci dimentichiamo che la maglia gialla l’ha indossata Lorenzo Finn ma che la vittoria è di tutti (in apertura foto Jolypics-Tour de l’Avenir).
«Penso che siamo stati bravi, anzi bravissimi – dice il Pello Olaberria alle spalle del camper del team – fin dal primo giorno. La squadra ha fatto un bellissimo lavoro e in quella tappa lo stesso Lorenzo ha corso bene mettendo già un piccolo vantaggio tra sé e gli altri uomini di classifica. Nel giorno dell’Iseran, invece, abbiamo lasciato andare via un gruppettino pericoloso. Non la migliore situazione, ma un grande lavoro di Paul Fitzke ci ha permesso di chiudere. Lorenzo in salita ha fatto vedere di andare fortissimo e ha sistemato tutto. Allo stesso modo è stato fondamentale il lavoro di tutti nel corso dell’ultima tappa e di tutta la corsa».



Una doppietta che ha qualcosa di storico…
Lorenzo Finn ha dimostrato di essere il più forte in questa corsa, non solo di gambe ma anche mentalmente. L’obiettivo a inizio stagione era questo, vincere entrambe le corse a tappe di riferimento per la categoria under 23. Se a questo penso che abbiamo aggiunto tanti altri successi, come la vittoria di Donati alla Paris-Roubaix Espoirs, direi che abbiamo fatto una grande stagione.
Cosa vuol dire partire con obiettivi così ambiziosi?
Avere dello stress e conviverci. Sappiamo che Lorenzo aveva ottime chance di raccogliere tutto, ma fino a quando non è fatta, vivi con un po’ di ansia. Tutti guardano a noi, sanno che abbiamo il corridore più forte e non sempre è facile correre così. In corsa non c’è la radio e controllare ogni momento diventa complicato. Finn è un leader bravo, ha tutto chiaro in testa e sa cosa vuole.


Con il senno di poi questa stagione in più tra gli under 23 è stata la scelta giusta?
Penso di sì. Quello che Finn aveva in testa era di vincere il mondiale, l’Avenir e il Giro Next Gen. Ha vinto il mondiale in Rwanda al primo anno e ha corso tutta la stagione con la maglia iridata. Quest’anno è riuscito a centrare gli altri due obiettivi, quindi ha fatto tutto. Inoltre tra Giro Next e Avenir ha vinto al Sibiu Tour tra i professionisti.
Quanto è importante arrivare nel WorldTour in questo modo?
E’ importantissimo, alla fine lui sa che lui è il più forte tra gli under 23. Non ha bisogno di vincere un altro mondiale o un europeo. Vuole andare subito con i professionisti (una velata conferma che vedremo Finn tra i grandi sia al mondiale che all’europeo, ndr).


Adesso che arriva nel World Tour l’attenzione sarà ancora più alta…
In questi giorni con i social si hanno tante informazioni, tutti conoscono i numeri e i dati principali dei corridori. Sanno che Finn ha i valori per vincere anche nel WorldTour. Sicuramente avrà pressione da questo punto di vista, ma avrà già modo di confrontarsi con loro da qui a fine stagione.
Quanto saranno importanti queste corse di fine anno in vista del 2027?
Un buon riscontro, ma ci prenderemo tutto l’inverno per capire, sappiamo che potrebbe fare i Grandi Giri ed essere leader. E’ ancora molto giovane, il prossimo anno sarebbe il suo terzo da under 23. Tre settimane di gara sono tante, abbiamo visto che Seixas lo ha fatto. Ma dobbiamo guardare più avanti, senza mettergli troppa pressione fin da subito.