Vuelta Espana 2026, Andorra, 4a tappa, Tadej POgacar

Andorra e il solito Pogacar: la torta se la mangia tutta lui

26.08.2026
6 min
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Quasi tre minuti al secondo. Così Tadej Pogacar ha archiviato la quarta tappa della Vuelta ad Andorra, con la facilità di sempre. Se ne è andato a cinquanta chilometri dall’arrivo, dopo che la Decathlon ha provato a fare un ritmo più alto del solito. Vederli correre in modo aggressivo deve aver svegliato nel campione del mondo la necessità di ribadire chi sia lo sceriffo, per cui si è scosso la polvere di dosso e ha iniziato l’ennesima cavalcata.

E’ campione di semplicità e spontaneità. Non se la tira neanche un po’. Si diverte in quello che fa. Eppure in lui c’è la necessità irresistibile di marcare ogni volta una differenza più profonda.

«E’ stata una tappa difficile – ha detto dopo il traguardo di Andorra La Viella – ma sapevo di avere le gambe per fare la differenza. Era il momento giusto per attaccare e sono davvero felice di come siano andate le cose. Ogni vittoria conta e vedere il vantaggio crescere è stata una grande emozione. Ho cercato di mantenere la concentrazione sino al traguardo, perché so che i miei rivali non si arrenderanno facilmente».

La tappa di Andorra è stata la prima veramente dura di questa Vuelta, con 104,8 chilometri e un dislivello di 3.024 metri
La tappa di Andorra è stata la prima veramente dura di questa Vuelta, con 104,8 chilometri e un dislivello di 3.024 metri
La tappa di Andorra è stata la prima veramente dura di questa Vuelta, con 104,8 chilometri e un dislivello di 3.024 metri
La tappa di Andorra è stata la prima veramente dura di questa Vuelta, con 104,8 chilometri e un dislivello di 3.024 metri

L’unica tattica possibile

Con Stefano Garzelli avevamo parlato prima della Vuelta. E nonostante Pogacar abbia risposto bruscamente al giornalista che nella conferenza stampa di Monaco gli ha chiesto se avrebbe vinto al Vuelta senza stancarsi troppo, quello che si vede va esattamente in questa direzione. Grande facilità e grande voglia di chiudere subito la partita, per avere giorni finali meno stressanti.

«E’ nella logica del ciclismo – ripete Garzelli – con un corridore come Pogacar che ha l’obiettivo Vuelta, ma soprattutto mondiale, europeo in Slovenia e Lombardia. La corsa ha una prima parte molto dura, quindi è logico che la interpreti in questo modo e che nei dieci giorni finali si limiterà a controllare. La tappa di Andorra misurava appena 104 chilometri ed era perfetta per un’azione come questa».

Tutto bello. Tutto comodo. Tutto persino scontato. Tanto pubblico ad Andorra, social impazziti, influencer alla berlina, infinite richieste dagli sponsor: Pogacar funziona e poco importa se i rivali attorno passino ogni volta per inadeguati.

Cinquanta chilometri da solo alla media finale di 39,157: così Pogacar ha ribadito il suo primato
Cinquanta chilometri da solo alla media finale di 39,157: così nella tappa di Andorra, Pogacar ha ribadito il suo primato
Cinquanta chilometri da solo alla media finale di 39,157: così Pogacar ha ribadito il suo primato
Cinquanta chilometri da solo alla media finale di 39,157: così nella tappa di Andorra, Pogacar ha ribadito il suo primato

Un ciclismo diverso

Garzelli è stato professionista. E’ stato leader. Ha vinto il Giro d’Italia. Nel 1999 era compagno di squadra di un capitano spettacolare e carismatico quanto e più di Pogacar. Però a un certo punto Pantani fu ripreso dai suoi stessi dirigenti perché aveva vinto anche a Madonna di Campiglio e il giorno dopo, comunque sia andata, fu messo fuori dal Giro. E’ vero che è un altro ciclismo, ma perché adesso non c’è più la necessità di aspettare o rispettare gli altri senza che qualcuno se ne faccia un problema?

«Quello che stiamo vedendo – riflette Garzelli – è davvero un altro ciclismo.  Se analizziamo tutta la stagione, i grandi eventi li hanno vinti quattro corridori, cinque al massimo. Van der Poel, Evenepoel, Vingegaard. Ormai c’è un dominio assoluto dei campioni, soprattutto Pogacar che sta monopolizzando gli ultimi anni. Ragazzi che non si fanno scrupoli, anche perché credo che al giorno d’oggi cpiù di prima omandino gli sponsor. Sembra quasi che ci sia una lotta tra loro, per vedere chi vince di più».

Gall e Onley hanno provato a marcare la differenza in ottica podio, ma senza risultati di rilievo
Sulle salite finali verso Andorra, Gall e Onley hanno provato a marcare la differenza in ottica podio, ma senza risultati di rilievo
Gall e Onley hanno provato a marcare la differenza in ottica podio, ma senza risultati di rilievo
Sulle salite finali verso Andorra, Gall e Onley hanno provato a marcare la differenza in ottica podio, ma senza risultati di rilievo
Quindi, ammesso che ci sia mai stato, non c’è alcun fair play tra i gruppi sportivi?

No, assolutamente. Pogacar avrebbe voluto vincere anche la seconda tappa e avrebbe vinto anche anche la tappa che è stata annullata, quindi forse avrebbe vinto tre tappe in quattro giorni. Ormai è cambiato il ciclismo, c’è il monopolio di due o tre squadre e di questi tre o quattro corridori che fanno un altro sport. Quando partono loro, quando sono al via, tutti gli altri sanno già che devono correre per il secondo posto.

Secondo te è divertente per un corridore vincere sempre da solo e con questa apparente facilità?

E’ una domanda che mi pongo anch’io, però credo che stia provando a raggiungere dei record che entreranno nella storia del ciclismo, quindi è proprio questo il discorso. Forse sarà difficile, però credo che presto o tardi farà un pensierino a vincere i tre Grandi Giri nello stesso anno. Quando a Monaco gli hanno chiesto se vincerà facilmente e lui si è innervosito, forse voleva sottolineare che anche lui deve fare fatica, anche lui rischia. Non vado alle corse per giocare, anch’io faccio fatica, anch’io rischio. Da questo punto di vista ci può stare e ieri verso Andorra ha faticato e preso i suoi rischi in discesa.

Ieri ha attaccato in risposta al forcing della Decathlon, come se avesse voluto metterli a posto…

Provo a immaginare di essere un corridore o un direttore sportivo in questo momento. E’ chiaro, come ho già detto l’altra volta, che avere Pogacar alla Vuelta è chiaramente positivo, perché regala spettacolo. Non ho mai visto tanta gente all’arrivo di Andorra, dove per la Vuelta non si era mai vista una folla così. Dall’altra parte, Tadej ammazza la corsa. Dietro già si lotta per i piazzamenti, ma siccome sta facendo la storia del ciclismo, non credo che per gli organizzatori sia un problema. La star è lui.

Anche Pantani era una star e in quel Giro aveva già vinto quattro tappe: perché lui dava fastidio?

Era un altro ciclismo e noi eravamo la Mercatone Uno. Ora c’è lo strapotere di Pogacar, lo strapotere della sua e di altre squadre come la Red Bull e la Decathlon che sono state costruite molto bene. Credo che anche gli interessi economici vadano sopra ogni regola, mentre forse un tempo tra i team c’era forse una relazione diversa. Il ciclismo resta uno sport molto bello, ma io credo che si stia trasformando in un grande business, mentre prima si aveva la sensazione di doversi dividere la stessa torta, in modo che ce ne fosse per tutti.

Alla fine la seconda piazza l'ha presa Jarno Widar, che ha iniziato a dimostrare le qualità messe in mostra fra gli U23
Alla fine la seconda piazza ad Andorra l’ha presa Jarno Widar, che ha iniziato a dimostrare le qualità messe in mostra fra gli U23
Alla fine la seconda piazza l'ha presa Jarno Widar, che ha iniziato a dimostrare le qualità messe in mostra fra gli U23
Alla fine la seconda piazza ad Andorra l’ha presa Jarno Widar, che ha iniziato a dimostrare le qualità messe in mostra fra gli U23
E davanti a tutti c’è un campionissimo che fa sembrare tutto facilissimo, anche se di facile non c’è proprio niente.

Qualche giorno fa, ho parlato con Agostini e gli ho detto che è impressionante. Mi ha risposto che anche loro fanno fatica a capire come faccia ad andare così forte. Se guardiamo la cronometro, forse riusciamo a entrare meglio nel suo modo di pensare.

In che modo?

Essendoci in ballo la storia di Tarling, penso che probabilmente il suo obiettivo non fosse vincere. Stava bene a tutti che vincesse Joshua per ricordare il fratello. La lucidità che ha avuto Pogacar nel momento in cui gli hanno detto che Hayter era primo, è stata pazzesca. Ha aperto il gas, ha rischiato e ha vinto. E’ stato impressionante.

La sua bravura è anche avere piccoli gesti che lo portano fuori dal ruolo del cannibale. Prendi gli occhiali regalati al figlio di Van Aert…

Esatto. Da una parte diverte per come si muove: guardi i numeri, guardi quello che fa e capisci che hai davanti uno fuori dal comune. In più è bravo con alcuni piccoli dettagli, alcuni piccolissimi gesti a rendere spettacolare la corsa che magari potrebbe sembrare monotona. E noi addetti ai lavori ci stiamo abituando a raccontare le gesta di un fenomeno, mentre tutti gli altri sembrano fermi, pur parlando di fior di corridori. Ieri ad Andorra il decimo è arrivato a 5 minuti. Vedi la differenza di velocità di pedalata, l’espressione dello sforzo tra lui e i corridori più forti della Vuelta e sembra che stia correndo con dei ragazzini.