Vuelta Espana 2026, 3a tappa annullata per grandine sul Col de Mont Louis, hotel Igesa Village Club

Vuelta, terza tappa annullata. Un inferno di grandine e gelo

25.08.2026
5 min
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«Io ero a fianco a Mads Pedersen quando c’è arrivata la comunicazione che la tappa era stata annullata, c’era anche Pogacar. Per questo si sono messi davanti, per accertarsi che tutti avessero sentito. Al GPM in pratica è arrivato l’inverno. Si sapeva che c’era rischio temporale, ma questa è stata un’altra cosa che non si era mai vista. Non è stato un temporale, quella era una bufera, una tempesta. Quando ci siamo fermati c’erano sette gradi ed eravamo partiti che ne avevamo 39. E’ stato allucinante».

Jacopo Mosca racconta dalla carovana dei pullman che sta conducendo la carovana della Vuelta verso gli hotel di Andorra. La terza tappa, che avrebbe dovuto portare il gruppo da Gruissan a Font Romeu è stata fermata sulla cima del Col de Mont Louis, quando sul gruppo si è abbattuta la grandine. A quel punto mancavano la discesa di circa 6 chilometri e la salita finale.

In qualche misura, con tutte le differenze del caso, è parso di ritrovarsi al Tour del 2019, nel giorno in cui Bernal conquistò la tappa neutralizzata sull’Iseran e la maglia gialla. Si doveva arrivare a Tignes, ma la grandinata aveva reso impraticabile le strade. Quella volta sulla cima del GPM vennero presi i tempi: era la 19ª tappa e il Tour non aveva ancora un padrone, ieri si è preferito annullare tutto.

La strada di colpo si è imbiancata, la grandine era violenta: impossibile che la tappa continuasse. Lui è Finlay Pickering
La strada di colpo si è imbiancata, la grandine era violenta: impossibile che la tappa continuasse. Lui è Finlay Pickering
La strada di colpo si è imbiancata, la grandine era violenta: impossibile che la tappa continuasse. Lui è Finlay Pickering
La strada di colpo si è imbiancata, la grandine era violenta: impossibile che la tappa continuasse. Lui è Finlay Pickering

Un ombrello per Fortunato

I corridori hanno iniziato a cercare riparo dove meglio potevano. In testa alla tappa a quel punto viaggiava Lorenzo Fortunato, partito per la Spagna in cerca di traguardi e punti della montagna, che aveva attaccato per anticipare e magari fare punti per la maglia a pois.

«In cima ha iniziato a grandinare fortissimo – racconta il bolognese – e ci siamo fermati. Si sapeva che avrebbe fatto un temporale, però non pensavamo così forte, tanto che io mi ero mosso per anticipare. Non era proprio il mio arrivo, così ho provato a fare il GPM, sperando che dietro si sarebbero controllati. Ho pensato di prendere la discesa davanti e poi avremmo visto. Sono qui per le tappe, bisogna pur provarci…».

A quel punto radio corsa ha comunicato che a 500 metri dallo scollinamento c’era un hotel in cui si poteva entrare. «Hanno fatto bene a non rischiare – dice ancora il corridore della XDS-Astanagià l’anno scorso era stato un bel po’ problematico con le proteste pro Palestina, si vede che questa volta hanno voluto evitare qualsiasi complicazione. Quando sono venuti per fermarmi, sono stato fortunato, perché ero in testa al gruppo e ho trovato della gente lungo la strada con un ombrello e per un po’ mi sono riparato anche io».

L'hotel Igesa Village Club è stato invaso dal gruppo completo dei corridori: i gestori sono stati super ospitali, come si fa sempre in montagna
Tappa annullata, l’hotel Igesa Village Club è stato invaso dal gruppo completo dei corridori
L'hotel Igesa Village Club è stato invaso dal gruppo completo dei corridori: i gestori sono stati super ospitali, come si fa sempre in montagna
Tappa annullata, l’hotel Igesa Village Club è stato invaso dal gruppo completo dei corridori

Un hotel come rifugio

A quel punto, capito che la corsa era finita lì, mentre sull’arrivo i segni della grandine dipingevano dintorni davvero invernali, l’Hotel Igesa Village Club Mont-Louis Les Sorbiers è diventato il rifugio dei corridori.

«Ci siamo fermati sotto la grandinata violentissima – riprende Mosca, che nei primi chilometri si era fermato sulla strada per salutare sua moglie Elisa Longo Borghini – e ci siamo infilai in quell’hotel. Nei corridori a un certo punto è prevalso l’istinto di sopravvivenza. C’era gente messa sotto gli alberi, abbracciati l’uno con l’altro. Siamo arrivati in cima alla salita e ci hanno detto che stava grandinando anche all’arrivo, quindi probabilmente hanno fermato la gara perché saremmo dovuti scendere per 6 chilometri e avremmo trovato la grandine nella discesa.

«Entrare in quell’hotel è stato quasi surreale – racconta – non so se sia stata una decisione degli organizzatori o dei proprietari. Eravamo un gruppo di cento persone: prima ci siamo fermati all’esterno sotto la tettoia, poi il personale dell’hotel ha iniziato a dirci di entrare e sono stati bravissimi. Ci davano anche gli asciugamani e ad un certo punto hanno iniziato a portare bicchierini di acqua. Infine sono arrivati con della frutta, pesche e albicocche.

«So solo che ci siamo fiondati dentro e loro sono stati molto gentili ad aprire la porta, mettiamola così. Abbiamo trovato anche una coppia di italiani, di Castelfranco Veneto. Mentre parlavo con Dainese, il tipo ha sentito, ci ha fatto qualche domanda e ci ha raccontato di essere in vacanza, perché sua moglie è francese».

Come sassi sul gruppo

La Vuelta ripartirà oggi con la durissima tappa di Andorra La Viella, con quattro colli e 2.639 metri di dislivello in appena 104 chilometri: una delle esagerazioni presunte spettacolari della corsa spagnola, che anche ieri ha portato i corridori a cena dopo le 22 e ripartirà alle 14,49, che nell’estate così torrida anche da quelle parti sembra una provocazione al buon senso.

«Arrivare ai pullman è stato un caos – dice ancora Mosca – perché il problema di quando sei in mezzo alle montagne è che c’è solo una strada. Quindi hanno detto agli autisti che erano all’arrivo di venire da noi. Non è stato solo per i 15 chilometri, c’è voluto del tempo prima che si muovessero, poi c’è stato il traffico sulla strada, quindi è stato un casino. Alla fine ce ne siamo andati salendo sulle varie macchine della squadra che ci hanno portato al pullman che erano ancora a 3 chilometri.

«Una grandinata così grossa non l’avevo mai vista – saluta Mosca – ho preso come una sassata sulla faccia che mi ha fatto molto male. Non abbiamo neanche avuto tempo di pensare a protocolli meteo, la gara è stata fermata immediatamente, prima che potessimo pensare di dover fare qualcosa. Fortunato aveva attaccato, ma il gruppo non andava forte. C’era tanto vento contro che a ruota si stava ancora bene: al traguardo di tappa sarebbe stata una volata con almeno 50 corridori».