La teoria di Martinelli è largamente condivisibile. «A parte che per fare una squadra WorldTour serve una licenza libera – ha detto il tecnico bresciano in occasione della nostra recente visita – quello che bisogna sperare è che in Italia vengano fuori un paio di professional fatte bene, come la Total Energies o la Tudor, che possano prendere tutti i nostri corridori che altrimenti rischiano di smettere. Se questo non accade, temo che il futuro del ciclismo italiano sia a rischio».
Dice che Francesco Chicchi, direttore sportivo della Technipes, gli ha raccontato di aver ricevuto la chiamata da 120 corridori in cerca di squadra. Avete chiaro quanti sono 120 corridori senza squadra? Ancora Martinelli racconta che un suo corridore del Team Ecotek avrebbe rifiutato l’offerta di una squadra U23 dicendo di puntare a un devo team. Tuttavia la chiamata non è arrivata e adesso quello rischia di ritrovarsi a piedi. Per giunta con l’etichetta del montato, perché rifiutare oggi una squadra non è troppo consigliabile (in apertura un’immagine xpix.it dalla gara juniores di Terricciola).
«Sapete da quanto tempo ragiono con Andrea Agostini – ha proseguito Martinelli – perché le squadre WorldTour si leghino ai team juniores? Per loro è il modo di avere una filiera più lunga e per i ragazzi è il modo di fare attività con una prospettiva concreta. Avete visto come funziona nel calcio? Le squadre di serie A hanno il loro vivaio praticamente in ogni città: ci mettono il nome e gli danno a dir tanto 50 mila euro di materiale, come tute e palloni, inserendoli nella fornitura dei loro sponsor tecnici. Potrebbe funzionare anche con delle professional…».


Juniores, dominio azzurro
Il quadro dipinto da Martinelli è più realista che disfattista e l’idea che nascano due professional di alto profilo è più attuabile rispetto al sempiterno auspicio di una WorldTour italiana. Avendo ormai da due anni le mani in pasta fra gli juniores, un tecnico con la sua esperienza ha capito benissimo quale sia la direzione del movimento.
«In tutta Europa – dice ancora – ci sono circa 30 juniores fortissimi che si dividono i risultati maggiori e, di questi, 15 sono italiani. Per questo, quando andiamo a fare le Coppe delle Nazioni, riusciamo quasi sempre a vincere. Ci sono team che fanno attività a un livello paragonabile a quello di una squadra di U23 e non c’è da stupirsi se portino i ragazzi a grandi risultati. Ma poi che carriera hanno se anche quelli dei devo team non sempre hanno uno sbocco nel WorldTour? Ecco a cosa servirebbero delle professional ben strutturate.».
La somma degli U23 che nel 2026 fanno parte dei devo team è di 324 atleti. Quanti di questi passeranno nel WorldTour? Se anche fossero un paio per ciascun devo team, si avrebbero 42 corridori che salgono di categoria e altri 282 che proseguono il loro cammino, incalzati dai nuovi che arrivano e col rischio presto o tardi di dover ripiegare su altre soluzioni. Si tratta di una concorrenza piuttosto spietata e avendo date per morte le squadre U23, il corridore respinto dal devo team troverebbe grande giovamento nell’approdo in una professional di grande qualità.


La FCI e le squadre WorldTour
Può essere la Federazione a mettere un argine o a gestire il fenomeno? La sensazione è che non sappia dove mettere le mani. Non risultano allo studio provvedimenti in tal senso, ma si assiste al cammino spesso vincente delle rappresentative azzurre, quasi che la nazionale sia diventata una squadra al pari delle altre, con il suo manager e i suoi tecnici, e come le altre faccia la sua attività.
Centoventi corridori ancora senza squadra fra gli juniores e gli U23 sono il gruppo alla partenza di una gara. Le continental italiane che facciano un’attività presentabile non sono tantissime e comunque si fa presto a riempirne gli organici. Possiamo permetterci 120 corridori che smettono ogni anno? La Federazione è in grado di incanalare le energie che portino alla nascita di nuove professional? L’apporto della Lega del presidente Pella poteva essere inquadrato in questo ambito?
Sono le domande sul tavolo di questo lunedì dopo le ferie di agosto, nel momento in cui corridori come Magagnotti, Pellizzari e Stella stanno centrando risultati di grande prestigio. Le professional che ci sono fanno fatica. I corridori più anziani rinnovano il contratto per i soldi che verranno, togliendo però posto ai più giovani. I procuratori fanno incetta di ragazzini, perché quelli che non prende uno li prenderà l’altro. La ricchezza del vivaio si sta trasformando in un problema? Speriamo davvero che intervengano le squadre WorldTour, pur nel nome di un interesse privato, per offrire una prospettiva ad atleti altrimenti destinati a smettere.