La top 10 alla Tirreno-Adriatico e il podio finale alla Gran Camino non erano stati un caso. Alessandro Pinarello cresce e si sta dimostrando sempre di più corridore molto adatto alle corse a tappe medio-brevi. La conferma è arrivata all’Arctic Race of Norway, con un parterre di ottimo livello dove il corridore della NSN Cycling ha messo a frutto la terza piazza nella penultima tappa confermandola anche sul podio generale.
«E’ stata la prima volta che la facevo – racconta Pinarello – mi è piaciuta nella sua costruzione, con le prime due tappe per i velocisti, poi la terza e la quarta più mosse e non proprio da scalatori, ma comunque con arrivi in salita e impegnative al punto giusto. Sono contento per come sono andato, aveva una conformazione giusta per le mie caratteristiche».


Non è la prima volta che arrivi sul podio di una corsa a tappe, però questo è un podio di una certa importanza. Ti sei reso conto che aveva qualcosa in più rispetto agli altri tuoi risultati?
Sicuramente, era una corsa 2.Pro con un valore inferiore solo alle WorldTour. E questo si vedeva anche dal livello di corridori al via che era molto buono. Sapevamo che Silva era il più forte e ha confermato il pronostico, ma abbiamo cercato di fare del nostro meglio.
E’ stata decisiva la terza tappa, quella dove sei arrivato terzo…
Sì, è stata la più importante perché aveva la salita più dura e quindi è quella che ha determinato la classifica generale. Ho corso di rimessa in quella frazione, con la Total Energies che prima della salita aveva tenuto un ritmo molto alto, tanto che non c’era margine di attacco a meno di avere gambe alla Pogacar. All’ultimo chilometro abbiamo accelerato e sono rimasto là, quando ha attaccato Silva, ognuno ha preso un po’ la sua propria posizione, io ho solo cercato di rimanere più attaccato possibile e ho sorpassato il ragazzo della Picnic, Dhondt.


Tu hai messo in carniere un intero Giro d’Italia portato a termine fino a Roma. A distanza di tempo, che cosa ti ha lasciato quell’esperienza?
Probabilmente il fatto di non aver paura nel fare tanti chilometri, tante ore ogni giorno, perché comunque si porta a casa tanta fatica e ci si impara a conoscere sulle lunghe distanze, quindi per le corse a tappe più lunghe. Non è stato molto fortunato per me, mi aspettavo di più, ma almeno ho un bel carico di esperienza che ho accumulato.
Ti avvii alla seconda parte di stagione del tuo primo anno alla NSN, che squadra è?
Non è una formazione di WorldTour di primissimo piano, non compare spesso nelle cronache. Ma è una squadra, che sta crescendo tanto, sta cercando di migliorare tantissimo e il margine di progresso è ancora enorme. E’ giovane come me, c’è un bell’ambiente, molto scosso in questi giorni da quel che è successo in Portogallo.


Manca ancora tempo perché siamo al primo dei tre anni previsti per la caccia alla permanenza nel WorldTour. Sentite un po’ di pressione per questo discorso della ricerca dei punti?
Direi di no, mi sembra che tutti lavorino bene e poi i risultati arrivano. Si tireranno le somme a fine stagione, ma devo dire che fra noi corridori non c’è pressione né da parte dei dirigenti ci chiedono altro che di impegnarci e fare il meglio, come detto alla fine si vedrà, siamo al primo dei tre anni previsti e c’è tempo per ogni correzione.
Tu della tua stagione fino adesso sei soddisfatto, hai visto dei progressi rispetto all’anno scorso?
Nel complesso sono contento. Forse quello che è mancato è stato proprio il Giro d’Italia, ma in generale i risultati di quest’anno dicono che sono andato comunque più forte dell’anno scorso e mi sento molto migliorato come rendimento generale.




Quest’anno tu hai già vinto. Tra le corse che adesso sono previste nella seconda parte di stagione, c’è qualcuna che hai cerchiato in rosso nella tua agenda?
Adesso correrò in Inghilterra e non è proprio una corsa da scalatori, anzi, quindi sarà un po’ più difficile poter fare un risultato pieno, ma servirà a rodare la gamba per le corse di un giorno, magari il Giro dell’Emilia o la Tre Valli Varesine, ci farei un bel pensierino. Vincere una corsa del genere, o comunque avvicinarsi a un podio sarebbe un grande risultato.