Richard Carapaz, giugno 2026, allenamenti in Toscana con Michele Bartoli

Carapaz e le magie del Tour preparate con Bartoli in Toscana

18.08.2026
6 min
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«Poi semmai ti faccio vedere il messaggio – dice Bartoli fra il divertito e l’incredulo – in cui mi scrive che è successo pari pari quello che gli avevo detto. Quando ci siamo lasciati ed è partito per il Tour, Carapaz mi ha chiesto che cosa avrebbe potuto combinare in Francia. Io gli ho risposto che, per come andava, avrebbe potuto vincere più di una tappa. E che poi, entrando nelle fughe, magari avrebbe potuto lottare per la maglia a pois. E’ andata proprio così, ma è quello che pensavo, perché andava davvero forte…». 

Così il toscano, dopo aver avuto via libera dalla Ef Education-Easy Post di cui è uno dei preparatori, inizia a raccontare la decina di giorni che Carapaz ha trascorso con lui in Toscana prima del Tour. Richard aveva dovuto saltare il Giro per l’asportazione di una cisti perineale. Si era poi schierato al via del Tour de Suisse opponendo una fiera resistenza a Pogacar, ma sulle reali possibilità nella Grande Boucle c’era un grosso punto di domanda.

Quando c’è da rendere intenso e produttivo il lavoro, non è raro che Bartoli inviti nella sua zona i corridori che segue. E’ successo in passato con Ciccone, questa volta è toccato a Carapaz, che in un bel giorno di giugno ha mollato la valigia nel solito La Torre Wine Resort, ha inforcato la bicicletta e si è messo a pedalare sulle strade che resero grande il campione pisano, da anni residente a Montecarlo di Lucca.

La conquista della maglia a poi è stata per Carapaz la conseguenza dei tanti chilometri in fuga
La conquista della maglia a poi è stata per Carapaz la conseguenza dei tanti chilometri in fuga
La conquista della maglia a poi è stata per Carapaz la conseguenza dei tanti chilometri in fuga
La conquista della maglia a poi è stata per Carapaz la conseguenza dei tanti chilometri in fuga
Richard era già venuto ad allenarsi in Toscana con te?

No, era la prima volta. Dopo l’operazione, ha fatto fatica a riprendere. E’ dovuto stare fermo, non poteva poggiarsi sulla sella, per cui si è allenato sull’ellittica, il macchinario su cui simuli il gesto dello sci di fondo. Ha fatto qualche lavoro che gli è servito per ripartire al Tour de Suisse, dove è andato molto forte. Poi è venuto qua e ha fatto davvero un bel lavoro. Nei giorni di scarico abbiamo anche pedalato insieme e mi ha fatto morire, perché non andava mai a meno di 40 all’ora…

Come si svolgevano le giornate?

In semplicità. Avevamo un massaggiatore e la squadra gli ha mandato tutto l’occorrente, le bici da crono e quelle da strada: è stato un mini-ritiro. Nei giorni di carico si partiva sempre in orari abbastanza caldi, per abituarci alle temperature del Tour. E’ inutili partire alle 6, se poi corri a 40 gradi. E sono stati dei giorni davvero bollenti. Io lo seguivo con lo scooter e mi sembrava di morire, la testa mi bolliva dentro il casco.

Ogni giorno dietro lo scooter?

Quando faceva scarico, non era necessario. Altrimenti sempre dietro moto, con la bici da crono e quella da strada. Abbiamo fatto varie tipologie di allenamento, da solo ha fatto solo poche cose. Dalla moto vedevo tutti i suoi dati, la potenza e il cuore, ed ero io che lo guidavo. Gli dicevo ridendo che doveva solo preoccuparsi di stare a ruota.

Nei giorni di scarico, Bartoli e Carapaz si sono allenati insieme e per il toscano sono stati dolori...
Nei giorni di scarico, Bartoli e Carapaz si sono allenati insieme e per il toscano sono stati dolori…
Nei giorni di scarico, Bartoli e Carapaz si sono allenati insieme e per il toscano sono stati dolori...
Nei giorni di scarico, Bartoli e Carapaz si sono allenati insieme e per il toscano sono stati dolori…
Per quello che hai visto, l’esigenza primaria era costruire la condizione o anche un po’ di convinzione?

Ho notato che mi chiedeva spesso come lo vedessi e che cosa pensavo che potesse fare. Quando l’atleta maturo, che ha vinto le Olimpiadi e il Giro d’Italia, ti fa certe domande, è segno che ancora non ha il feeling che vuole. Quindi secondo me gli è servito per entrambi gli aspetti. Si è preparato in estremo relax, c’è stato volentieri. Si torna al discorso che tra noi facciamo spesso: bisogna ricordarsi che non sono macchine, ma delle persone. Se tieni presente questo, i risultati arrivano. Se lo dimentichi, pian piano li perdi.

Siete stati a fare i test sul Monte Serra?

Il Serra non manca mai, ma non abbiamo fatto i test cronometrati. Per quelli s’è cambiato il riferimento e si va vicino Montecatini su una salita che ormai fanno tutti: vincitori del Giro, del Tour, dei mondiali. Si chiama Medicina, Medicina da Pietrabuona. Una salita di 4,5 chilometri con circa l’8 per cento di pendenza media.

Come passavano le giornate fuori dalla bici?

C’è stata un’ottima intesa con la squadra. Il nutrizionista ci inviava tutto quello che doveva mangiare, stando attenti al grammo e al prodotto. Posso dire davvero che nel preparare il Tour, c’è stata un’attenzione maniacale.

Richard Carapaz
Carapaz non ha paura: qui la sua sfida a Pogacar al Tour de Suisse. I due saranno fra i protagonisti della Vuelta che sta per cominciare
Richard Carapaz
Carapaz non ha paura: qui la sua sfida a Pogacar al Tour de Suisse. I due saranno fra i protagonisti della Vuelta che sta per cominciare
Hai notato che i corridori diventano più attenti man mano che maturano?

L’ho visto ed è un vantaggio. Carapaz è veramente super serio, quando si mette in testa di fare il corridore, non si perde una briciola. E’ un uomo molto legato alla famiglia e come tutti i sudamericani, ogni volta che può, torna a casa. Alla squadra va bene, sono propensi a farlo rientrare, perché oltre alla sua tranquillità, c’è il vantaggio dell’altura. 

La Ef Education sembra attenta al lato umano…

Sì, è vero, forse rispettano le persone più che in altre squadre. Sembra che magari non stressino tanto, però è chiaro che devi fare il lavoro in maniera seria, perché se molli un attimo, ti perdi e a quel punto anche loro cambiano registro. Però sono molto attenti al privato.

Ti aspettavi che Carapaz potesse fare un Tour così?

Aveva numeri non comuni. Quando segui gli allenamenti, vedi come va e l’approccio, poi controlli i numeri, non è che si possa sbagliare più di tanto. Se ci sei, ci sei. Se fai quei numeri, in corsa arrivano i risultati. In più aggiungete che Carapaz non ha paura di niente, non sa cosa sia. A volte è anche incoscienza, ma se fa una cosa, significa che è convinto. Quando lo si vede davanti, ha sempre un surplus rispetto agli altri. E quando l’avversario… muore, Richard ha sempre la riserva in tasca.

Come sull’Alpe d’Huez, quando Kuss è caduto perché non era più lucido e Carapaz ha vinto?

Lui era convinto di riprenderlo sull’ultima salita. Mi ha detto: «Sapevo che lui scoppiava e io no». E questo viene dalla grande esperienza e dal fatto che si conosce.

Quando è in fuga (qui con Kuss e Hindley sull'Alpe d'Huez), Carapaz ha sempre una riserva cui attingere
Quando è in fuga (qui con Kuss e Hindley sull’Alpe d’Huez), Carapaz ha sempre una riserva cui attingere
Quando è in fuga (qui con Kuss e Hindley sull'Alpe d'Huez), Carapaz ha sempre una riserva cui attingere
Quando è in fuga (qui con Kuss sull’Alpe d’Huez), Carapaz ha sempre una riserva cui attingere
E’ stimolante lavorare con uno così?

Sono stati dei giorni belli, condivisi con una persona vera. Carapaz andrebbe conosciuto, è semplicissimo ed è informatissimo su tutto.

Visto che hai lavorato a lungo anche con Uran, lui e Carapaz sono sudamericani simili o completamente differenti?

Niente in comune, pur essendo entrambi delle persone speciali. Carapaz non punta sull’essere spiritoso, però ha un carattere amabile. Con lui si crea una conversazione coinvolgente, gli piace parlare. Non è come Uran, che è più vulcanico, ride sempre e gli capita spesso di dire qualche sfondone. Con Richard questo non succede, sta molto attento a come parla, ma non significa che non abbia carattere. Quando si arrabbia, parla chiaro, perché gli piace essere rispettato.

Il programma prevede Vuelta, mondiale e Lombardia?

La squadra ha scritto così, ma intanto pensiamo alla Vuelta. Per decidere il resto c’è tutto il tempo.