PARMA – Tutto nasce dal dettaglio di uno scatto fotografico che ci ha aperto uno scenario molto più ampio. Mentre stavamo cercando foto accreditate su alcune pagine social estere per documentare la trasferta delle donne junior al Watersley Ladies Challenge, ci siamo imbattuti in un’immagine ingrandita e ritagliata che ha attirato subito la nostra attenzione (foto originale in apertura di Ivo Delahaye).
Accanto a Maria Okrucinska, polacca e vincitrice della gara a tappe olandese, abbiamo riconosciuto il capello ricciolo e biondo di Krizia Corradetti intenta ad abbracciarla sorridente.
La conferma alla nostra domanda è arrivata via messaggio qualche istante dopo dalla diretta interessata: in quei giorni di gare, la 22enne diesse di San Benedetto del Tronto era in Olanda proprio al servizio della Grouwels-Watersley R&D, formazione juniores e organizzatrice della manifestazione valida anche come prova di Nations Cup.
Così assieme a Corradetti – che a ottobre si laureerà in ingegneria gestionale all’università di Parma, dove vive attualmente – abbiamo approfondito l’argomento passando prima per uno stage concordato a maggio di un mese a casa del team olandese e scoprendo poi l’inatteso epilogo che ha portato la sua strada a dividersi in modo consensuale ed immediato da quella con la BFT Burzoni, in cui era arrivata nel 2024.


Krizia andiamo in ordine. Che momento era quello della foto?
Ero appena tornata dalla zona dei giudici dove avevano appena finito di contare i distacchi in modo ufficiale. Arrivo da Maria (Okrucinska, ndr) per dirle che ce l’ha fatta, che ha vinto la generale per soli 3”. Lei ancora non sapeva nulla e pensava addirittura di aver perso la gara perché nel finale aveva sofferto arrivando al traguardo staccata. Per lei è stata una stagione molto complicata, specialmente a livello emotivo quando a maggio era caduta e l’avevo vissuto in prima persona. Questa vittoria per lei è stata la conferma che è ancora competitiva ad alti livelli.
Piccola parentesi. Ci faresti un veloce ritratto di Okrucinska, atleta che abbiamo imparato a conoscere nelle sfide con le italiane?
Maria è un riferimento per la squadra all’interno dello staff ed è una leader per tutte le sue compagne. Sa ascoltare e sa cosa dire se c’è qualche eventuale disagio, facendosi portavoce di tutte. Ha caratteristiche da atleta completa, veloce che tiene in salita, anche se soffre ancora quelle lunghe perché quest’anno ha fatto una preparazione diversa. Deve ancora scoprire i suoi limiti e le sue vere qualità. Passerà nel WorldTour con la Picnic PostNL, con cui aveva già firmato l’anno scorso. Comunque a breve verrà in ritiro a Livigno per preparare mondiali ed europei, dove credo che sarà protagonista al pari delle italiane.
Riprendiamo il filo. Come mai eri alla gara con la Grouwels-Watersley? Quando nasce questa collaborazione?
Bisogna andare indietro di qualche mese. Il primo contatto nasce lo scorso novembre con Cas Hochstenbach, il loro diesse, con la volontà di fare in quel periodo una settimana di training camp conoscitivo con le ragazze, con le quali fare una serie di attività al di fuori della bici. Dopo questi giorni da loro, c’è stata la trasferta a marzo in Olanda con la BFT-Burzoni di cui avete parlato. Dopo Cittiglio i dirigenti della squadra olandese mi hanno proposto di tornare nuovamente da loro a maggio per seguire un progetto per la formazione Under 17, ovvero le allieve, che funge da vivaio per la squadra juniores.


Com’è proseguito il discorso con loro?
Mi avevano conosciuto e avevano visto che mi sposavo bene col loro ambiente, così ho accettato di fare questo stage dal 26 aprile al 29 maggio in accordo con la mia società, la BFT Burzoni, che la vedeva un’occasione per fare esperienza internazionale. In quel periodo con le allieve ho seguito una decina di gare, tra cui la Gand-Wevelgem e il Giro delle Fiandre U17. In squadra ci sono ragazze di mezza Europa, che arrivano dagli Stati Uniti e dall’Australia. Col loro diesse abbiamo cercato di creare un ambiente tranquillo che tuttavia potesse dar modo alle ragazze di rendersi conto di cosa troveranno quando diventeranno junior o anche elite.
Dove hai soggiornato in quel periodo?
Avevo una camera al Watersley Center, una struttura multisport davvero fantastica. Hanno formazioni di rugby, di hockey e di tante altre discipline. Ogni ragazzo di qualunque età che vive lì dentro, nel proprio alloggio, ha la possibilità di capire cosa significhi fare il professionista nel proprio sport. Questo centro è aperto a tutti quegli atleti che vogliono appoggiarsi in quella parte d’Europa. E con gli studi, a seconda della nazione da cui provengono, possono frequentare a distanza. Per certi versi ricorda in parte la realtà dei corridori messicani della Monex che ha la sua base a San Marino.


Che tipo di vita hai fatto in quel periodo?
Ero autonoma e usavo una loro auto, sia per qualche eventuale emergenza sia per trascorrere i giorni di riposo come meglio volevo. Infatti ho avuto la possibilità di fare la turista e visitare alcune città. I miei primi giorni oltrettutto erano in concomitanza delle loro festa nazionali: giorno di Re e Regina e la loro Liberazione, che celebrano il 5 maggio. Devo ringraziare tanto la Grouwels-Watersley per tutto quello che mi hanno fornito, visto che ho potuto stare a contatto anche con la squadra femminile juniores. In particolare ringrazio sia Max Eijssen, il diesse delle allieve, che il team manager Jeroen Niessen che mi ha sempre accolto a braccia aperte. E’ stata una grande esperienza di vita, non solo tecnica.
Quindi l’ambientamento è andato bene da subito?
Assolutamente sì. Inizialmente ero insicura con la lingua, nonostante mi reputi brava con l’inglese, ma le tante persone che ho conosciuto mi hanno dato una mano, anche perché quando devi fare conversazioni tecniche e particolari, non è semplice farsi capire. Anche con le atlete è stato bello conoscersi e guadagnare la loro fiducia sia sotto l’aspetto tattico che umano. Ad esempio con Maria Okrucinska, che è una ragazza sensibile, mi ha fatto piacere che col passare del tempo dal mio inserimento mi abbia preso come riferimento.
Qual è l’insegnamento principale o nuovo che ti sei messa in valigia tornando in Italia?
Ho imparato che per lavorare con una realtà multinazionale come quella della Watersley devi essere molto fluido rispetto alle culture. Perché non puoi rapportarti allo stesso modo con tutte le ragazze, considerando che provengono da tanti Paesi diversi e con distinzioni culturali diverse. Anche questo vale proprio per il discorso tecnico-tattico di cui parlavo prima. Sono felice anche perché alla fine con i loro tecnici ci siamo divertiti. E sono rimasti soddisfatti del mio lavoro, tanto da richiamarmi ancora per il Watersley Ladies Challenge.


Sei riuscita a mettere in pratica qualcosa di ciò che hai imparato lassù con le ragazze della BFT Burzoni?
Un po’ sì e un po’ no. Non è stato semplice perché qua in Italia si corre in modo diverso e non si può cambiare tutto drasticamente o in fretta. Progressivamente, dopo lo stage di maggio e la recente gara a tappe in Olanda, la squadra ed io abbiamo preferito interrompere il rapporto di lavoro. Mi spiace perché con le ragazze avevo in mente qualche progetto, ma ho un ottimo rapporto con loro e se avessero bisogno di qualsiasi cosa, sanno che possono chiamarmi in qualunque momento. Ringrazio anche la società per tutto quello che mi ha insegnato e le persone che mi hanno supportato dal primo giorno. Sono cose che capitano.
Studi universitari a parte, Krizia Corradetti in futuro si vede direttrice sportiva?
Il mio obiettivo è quello, sapendo benissimo che sono ancora molto giovane e che devo imparare ancora tante cose. Le mie ricerche e i miei studi però per migliorarmi come diesse li ho fatti e sto continuando a farli. Ad inizio 2026 avevo condotto un approfondimento grazie agli archivi dell’ACCPI sullo stress psicologico che si verifica nel passaggio da junior ad elite. Un argomento che ha esempi lampanti che mi piacerebbe non venisse sottovalutato. Ora preparerò la tesi della laurea, poi vedremo cosa succederà più avanti e se arriverà qualche nuovo contatto.