THONON-LES-BAINS (Francia) – «Io credo che sarà più una crono per Remco. Diciamo 55 Remco e 45 Tadej», sono le parole a caldo di Antonio Tiberi. Il corridore della Bahrain-Victorious ha scambiato qualche battuta con noi appena terminata la sua prova. E di cronometro lui se ne intende. «Dico così perché la salita iniziale non è troppo dura e già lì Remco può far valere le sue doti aerodinamiche. Può spingere forte. E lo stesso nel finale. Forse la discesa è un po’ tecnica e lì Pogacar potrebbe riprendergli qualcosa, ma bisogna vedere quanto anche lui rischierà».
In pratica Tiberi aveva previsto tutto. Tutto per filo e per segno. Remco Evenepoel ha vinto la cronometro individuale di questo Tour de France bissando il successo di domenica. E Tadej Pogacar è arrivato secondo, perdendo la maggior parte del terreno proprio nella parte pianeggiante conclusiva.


Pogacar non ride
Partiamo dalla maglia gialla. Pogacar è incredibile. Può dire ciò che vuole, ma alla fine parla soprattutto con le espressioni. E oggi aver perso da Remco un po’ gli brucia. Ma forse il bello di questo campione è proprio questa fame. Tutto sommato, però, il risultato era prevedibile.
«Certo che ci aspettavamo una giornata così – spiega Mauro Gianetti, team manager della UAE Emirates – sapevamo chi è Remco e quanto forte vada a cronometro. Le nostre indicazioni erano soprattutto rivolte a non rischiare troppo in discesa. Abbiamo visto cosa è successo a Vingegaard. E infatti Tadej ha rischiato il giusto. L’unico problema c’è stato nella curva dove è caduto Lipowitz. C’era questo tombino in piena traiettoria che faceva sobbalzare la bici».
Tadej in conferenza stampa appare stanco. Spesso si strofina il viso con le mani. I ritmi di una giornata dedicata a una cronometro sono del tutto diversi rispetto a quelli di una tappa in linea. E lasciano il segno. Alla fine ci si sveglia presto e si conclude molto tardi. Nel mezzo ci sono prove del percorso, riscaldamento, defaticamento, massaggi, alimentazione, interviste… A volte si sottovaluta lo stress a cui sono sottoposti questi ragazzi, soprattutto i leader.
Pogacar: «Alla fine considero questa una buona giornata, anche se sono rimasto un po’ deluso per aver perso quindici secondi da Remco in cima alla salita». Ancora una volta emerge la fame dello sloveno. «Ma ho corso contro il campione del mondo e d’Europa a cronometro. Uno dei più forti di sempre in questa disciplina. Personalmente non ho rischiato troppo dopo il GPM. Ma anche io, nella curva dove è caduto Lipowitz, me la sono vista brutta. Purtroppo durante la ricognizione non sono riuscito a valutare bene quella svolta perché davanti a me c’erano alcune auto dell’organizzazione».
Poi, a chi gli chiede se senza Vingegaard siano diminuite le sue motivazioni, Tadej replica così: «No, Remco è un grande corridore. Non ti puoi rilassare. Questi successi gli danno ancora più fiducia ed è il più grande specialista delle cronometro. Oggi avevo delle buone gambe, ma lui è stato più forte. Più veloce. C’è poco da dire. Io lotto sempre per vincere. Anche oggi avrei voluto farlo, ma credo che Remco sia stato semplicemente più rapido. Cercherò di vincere ancora una tappa».


Cattaneo prima, Remco poi
Che Evenepoel sarebbe andato forte lo avevamo capito fin dal mattino. Regnava un’insolita tranquillità in casa Red Bull-Bora. Avevano già provato il percorso sia alla vigilia sia la mattina stessa, essendo stati tra i pochissimi a riuscire a completare in tempo la ricognizione. Altri team, tra cui quello di Pogacar, invece avevano finito molto più tardi. Il caos dovuto al traffico era incredibile. Anche noi, per percorrere una manciata di chilometri, abbiamo impiegato quasi due ore.
E poi la controprova è arrivata con la prestazione magistrale di Mattia Cattaneo. Ieri il bergamasco ci aveva detto che avrebbe affrontato la cronometro a tutta. Gli avevano lasciato carta bianca e per lungo tempo ha addirittura cullato il sogno della vittoria. «Ho fatto una delle migliori cronometro della mia vita – ha detto Cattaneo – ma adesso lasciatemi godere la hot seat… non so quante volte mi ricapiterà!».
La sua prova è stata una manna anche per Remco. Il pacing ipotizzato, facendo i dovuti calcoli e prendendo Cattaneo come riferimento, era quello giusto. E lo ha confermato anche Patxi Vila, uno dei tecnici della Red Bull-Bora dopo il traguardo. E si è visto immediatamente.


Gestione perfetta
Nei primi rilevamenti intermedi Remco è stato subito davanti. E nel finale ne aveva ancora. Sul traguardo è apparso visibilmente più veloce di tutti gli altri.
«Il pacing – ha detto Evenepoel – era perfetto. All’inizio vedevo i watt e mi sono detto che stavo andando troppo forte, che dovevo calmarmi. Ho una bici nuova, quella con cui avevo corso anche la prima tappa. Le gambe, la testa, tutto funzionava alla perfezione. Sono veramente felice di questa mia seconda vittoria. Ho cercato di andare al massimo fino in cima alla salita. Poi, in discesa, soprattutto negli ultimi due chilometri, ho cercato di recuperare un po’, anche perché erano molto tecnici e pericolosi. L’asfalto era davvero scivoloso. E infatti, purtroppo, abbiamo perso Lipowitz, cosa che mi dispiace moltissimo, anche in vista delle tappe di montagna. Lui è uno dei migliori scalatori al mondo.
«Tornando alla gestione della cronometro, nel finale ho spinto il più possibile. Sono stato molto attento a seguire le indicazioni che mi arrivavano dall’ammiraglia. Mi avvisavano soprattutto delle curve».
Remco aveva provato e riprovato questa cronometro già un mese fa. Di nuovo, come domenica scorsa, la conoscenza minuziosa del percorso si è rivelata un fattore determinante. Un altro aspetto da non sottovalutare per il belga è stato quello tecnico.
Già tra i bus, al mattino, si parlava di come la Specialized Shiv potesse essere particolarmente adatta a questo tracciato, sia per la salita, visto che è una delle bici da cronometro più leggere, sia per la parte tecnica. La bici di Remco, così compatta, è anche estremamente guidabile. «Devo dire che in discesa ho avuto un grande feeling, ma anche nel resto della cronometro. Il lavoro sui materiali è stato ottimale», ha aggiunto l’iridato a crono.


Terza settimana, a noi
Questa doppia vittoria di Remco ci proietta con un po’ di verve in più verso il cuore della terza settimana. Ora Evenepoel è a circa quattro minuti e mezzo da Pogacar. Per carità, non vogliamo dire che il Tour sia riaperto, però lo stesso Pogacar ha ammesso che un Evenepoel in fiducia rappresenta una spina nel fianco.
«Remco è un corridore che assolutamente va tenuto sotto controllo – va avanti Gianetti – parliamo di un grandissimo campione. Ha vinto una Vuelta, stava per vincere un Giro d’Italia se il Covid non lo avesse fermato ed è già salito sul podio del Tour de France. E poi sapevamo che sarebbe cresciuto. Basarsi sui dati dell’UAE Tour o del Catalunya sarebbe stato fuorviante».
«Ho un buon vantaggio, ma nulla è ancora deciso – ha concluso Pogacar – anche oggi abbiamo visto cosa può succedere durante una gara». L’attenzione in casa UAE è dunque al massimo.
Sul fronte del podio, invece, dopo queste due vittorie Evenepoel sembra aver creato un piccolo punto di rottura nei confronti degli avversari, Seixas e Del Toro in particolare, visto che Lipowitz si è ritirato e Ayuso oggi ha pagato un dazio importante.
«Due vittorie consecutive? Era da tanto tempo che non pedalavo a questo livello – ha detto Remco – Pogacar ha sempre realizzato prestazioni incredibili e lo ha fatto anche in questo Tour. In salita è il più forte. E’ un corridore che rispetto moltissimo, il più grande, ed è un onore correre contro di lui. Il distacco è ancora ampio, ma cercherò di dare il massimo.
«Io però adesso sono sereno. Stamattina mi sono svegliato pieno di energie. Entro nella terza settimana con uno spirito molto positivo. Era davvero tanto tempo che non pedalavo a questo livello. Adesso bisogna consolidare quanto fatto, restare calmi e mantenere la mente lucida per quello che ci aspetta».