Ci sono tutti. Attorno a Paul Seixas c’è il suo mondo che lo segue per ammirarlo, ma anche per proteggerlo ed eventualmente raccontare che loro c’erano. Il primo Tour del giovane prodigio sta seguendo tappe più normali rispetto alle attese e la sensazione è che il primo e forse il solo a tenere i piedi per terra sia proprio lui.
«E’ stata davvero dura, onestamente – ha detto dopo la sesta tappa, quella in cui Pogacar ha mostrato i muscoli – penso che sia andata abbastanza bene. Ho gestito la salita e alla fine ho ottenuto un bel quinto posto, niente male. Tadej è stato fortissimo, complimenti a lui. Alla fine mi sono ritrovato dove dovevo essere».


Nessun limite di età
Quello che gli gira intorno è una sorta di gigantesca infatuazione davanti alla quale anche chi dovrebbe suggerire cautela tende ad alzare l’asticella verso un limite davvero alto e forse ingeneroso.
«E’ difficile ricordarsi che ha solo 19 anni – ammette Alexandre Pacot, che lo allena da quando aveva 15 anni – anche noi a volte tendiamo a dimenticarlo. Nessun limite di età, Paul è uno dei migliori al mondo e bisogna considerarlo tale, non come un diciannovenne. E’ veloce, questo è il suo ritmo, detta il passo. Ma non sono sorpreso dalle sue prestazioni.
«La svolta più importante è arrivata alla fine del 2025, quando ha partecipato ai campionati del mondo in Rwanda, ai campionati europei e al Giro di Lombardia, la sua prima Classica Monumento. L’estate non era andata come previsto, ma la preparazione per i mondiali è stata molto seria. E’ stato allora che ci siamo resi conto che era a un livello molto alto e che poteva competere con i migliori».


La svolta dell’Avenir 2025
Seixas ha quel modo di fare un po’ bambino e tanto adulto che si può riconoscere anche in Isaac Del Toro: la consapevolezza di grandi mezzi atletici e la sfrontatezza di andare a cercare il limite. Non si lancia in dichiarazioni spavalde, ma lo capisci che rispetto a tanti suoi coetanei abbia più ambizioni che dubbi.
Eppure ha le sue incertezze, ma finora le ha superate grazie alla capacità di stringere i denti e perché, in fondo, sa di cosa è capace. L’estate del 2025 è stata difficile, con qualche problema di salute che ha minato la sua preparazione per il Tour de l’Avenir.
«Avevamo pianificato molte cose in funzione di quella corsa – ricorda Pacot – volevamo che fosse al massimo della forma. Invece si è presentato con la preparazione compromessa e ha subito un duro colpo. Il Tour de l’Avenir era l’obiettivo dell’anno, non era al 100 per cento ed è stato messo a dura prova dai suoi avversari. Alla fine ha comunque vinto, dimostrando di essere capace di superare le avversità».


Fra numeri e sensazioni
Il rapporto di Seixas con il suo primo allenatore è forse il solo filo di continuità tecnica che gli impedisce di perdere di vista il percorso e in questo la Decathlon sta dimostrando una gestione lungimirante: il cambio di allenatore avrebbe significato dover dedicare del tempo alla costruzione di una nuova fiducia, con il conseguente rallentamento nel processo di crescita.
«Il nostro rapporto si è sviluppato nel tempo – racconta Pacot – ci sono stati degli adattamenti sia da parte mia che sua. A un tratto è diventato tutto nuovo, per lui ma anche per me. Stavamo entrando in una nuova fase di allenamento per raggiungere il livello élite, per cui ognuno di noi doveva trovare la propria strada. La nostra oggi è una collaborazione. Io ho le linee guida della preparazione, lui sa dare dei feedback molto precisi. Oltre ai numeri che otteniamo dai test, senza le sue sensazioni non potrei fare bene il mio lavoro.
«E Paul è curioso, fa domande. Quando ha un dubbio, lo condivide e spesso ha le idee molto chiare su cosa bisogna fare. I momenti migliori sono le sessioni più dure, perché alla fine siamo solo noi due. In genere, quando si fa un buon lavoro, ce ne rendiamo conto entrambi. Siamo cresciuti insieme. Paul mi stimola molto. La nuova generazione in genere costringe gli allenatori a mettersi alla prova perché si sviluppano sempre di più sia fisicamente che in termini di conoscenze ciclistiche».


Lottare sino a Parigi
Dopo la sesta tappa, Seixas è sceso in bici dall’arrivo verso il pullman assieme al suo allenatore che così ha potuto raccogliere le sue impressioni. E se nel giorno di Montjuic il francesino si era sbilanciato dicendo che non fossero saliti poi così forte, i 2’57” di ritardo subiti da Pogacar lo hanno messo nel gruppo degli inseguitori: un grande risultato considerando i 19 anni e il debutto al Tour.
«Paul arriva a ogni gara per vincere, senza inibizioni – ammette Pacot – e per questo non ci sono gare di preparazione. Tutto deve essere ottimale e le basi devono essere gettate in anticipo. Conosce bene anche se stesso, capisce cosa bisogna fare in preparazione, cosa è necessario per ottenere una buona prestazione».
«Un Tour di successo – ha detto Seixas subito dopo la sesta tappa – sarebbe quello in cui riesco a competere per la classifica generale fino alla fine. Prima di tutto, voglio finirlo, vedere come si evolve il mio corpo in queste tre settimane, come me la cavo. In termini di risultati, non mi sono prefissato un obiettivo specifico».