MILANO – Bianchi nel quartiere Brera ha quella che per il mese di luglio sarà la sua nuova casa: in Corso Garibaldi, al civico 65. Si tratta di un pop-up store nel quale il brand, che ha le sue radici non lontano da qui, ha deciso di celebrare il ritorno in grande stile al Tour de France. In vetrina è esposta la nuova Specialissima, mentre all’interno si può ammirare la versione realizzata appositamente per la Grande Boucle in soli 113 esemplari. Al momento ne esistono solamente due e uno di questi è all’interno dello store. Lo spazio è prestato da Rossignoli, un’istituzione milanese per chi pedala. I ragazzi di Rossignoli si sono impegnati per animare la serata con focacce, birre e allegria.
Allegria che è arrivata anche, e soprattutto, con l’ospite d’eccezione della serata: Afonso Eulalio. La maglia bianca dell’ultimo Giro d’Italia ha portato con sé dal Portogallo la solita spensieratezza, insieme tanta voglia di raccontarsi e divertirsi. Entra nello store di Bianchi intorno alle 19 e ne esce alle 22, dopo essersi prestato a foto, domande, siparietti simpatici e qualche intervista.






Bianco e rosa
Le due maglie che hanno contraddistinto il suo Giro d’Italia le ha appoggiate sulle gambe, mentre è seduto su uno sgabello con al suo fianco Claudio Masnata, Group Marketing and Communication Manager di Bianchi (i due sono insieme nella foto di apertura). Si parla di Bianchi, del suo metodo di lavoro e di come sia stato questo ritorno nel WorldTour accanto al Team Bahrain Victorious. Eulalio dice che con la Oltre RC si è trovato bene fin da subito, rimanendo sorpreso della sua velocità tanto in allenamento quanto in gara. Nel mezzo il corridore portoghese ripercorre i suoi momenti e le emozioni del Giro d’Italia.
Parla di fatica e di gioia: «Ho capito cosa volesse dire indossare la maglia rosa quando, con il passare delle tappe, sentivo la gente urlare il mio nome e incitarmi. Per me si è sempre trattato di pedalare il più forte possibile, ma l’affetto e il supporto del pubblico sono stati travolgenti».
Dall’altra parte ci sono la curiosità e le domande dei tifosi e dei curiosi, che hanno riempito il pop-up store di Bianchi fino al tramonto. Non solo su Eulalio ma anche sul rapporto tra il ciclista e la bici. Masnata, seduto al suo fianco ascolta e traduce. L’ora passa velocemente, tra risate e aneddoti, una volta finito tocca a noi fare le nostre domande. Così, mentre intorno la festa continua, ci sediamo insieme ad Eulalio su due pouf di pelle nera ed inizia il nostro viaggio nel suo mondo.


La maglia bianca e quella rosa sono della gente, ma cosa ha significato per te indossare due simboli così importanti?
Sono felice, anche se ho metabolizzato bene tutte le emozioni di questo Giro d’Italia. So di aver fatto abbastanza bene e so di averlo fatto in una delle gare più importanti al mondo. In Portogallo abbiamo Joao Almeida, che è un altro grande corridore, che ha fatto abbastanza bene al Giro.
A distanza di qualche anno, ma avete avuto un percorso abbastanza simile…
Joao (Almeida, ndr) è decisamente più forte di me e siamo anche piuttosto diversi. Lui è forte a cronometro, al contrario mio. Io mi sento più bravo nelle classiche, mentre lui non lo è molto. Ma in Portogallo abbiamo anche un corridore come Rui Costa, che ha fatto bene ai mondiali ma non in classifica generale. Io me la cavo bene in entrambe le situazioni, non sono ancora un corridore completo però.
Questo Giro che cosa ha rappresentato per la tua crescita, per la tua carriera, visto che è stato il primo sotto i riflettori?
Di sicuro cambierà molto, ora devo pretendere di più da me stesso e anche la squadra inizierà a pretendere di più da me. Sanno già che posso fare qualcosa di buono e abbiamo dei piani, continuiamo semplicemente a lavorare, abbiamo un programma di crescita perfetto per il futuro.


C’è un giorno di questo Giro che ti è rimasto impresso nella mente anche a distanza di mesi?
Quello del Blockhaus, ricordo che è stato perfetto. E’ stata una tappa lunghissima, la squadra ha lavorato benissimo tutto il giorno e siamo riusciti a resistere e difendere la maglia rosa. Un altro giorno che ricordo è quello di Aosta.
Come mai?
Quando sono arrivato alla partenza ho visto la stazione, ed era la stessa dalla quale avevo preso il treno per tornare a casa lo scorso anno quando ho dovuto abbandonare il Giro. Quella mattina mi sono detto: «No, oggi non possiamo rifarlo». Sono riuscito a combattere questi pensieri negativi ed è stata un’altra giornata fantastica.
Hai indossato la maglia rosa e vinto quella bianca, com’è stato tornare alla vita di tutti i giorni?
Mi sono rilassato molto, mi piace prendermela comoda e stare a casa. Ed è un aspetto molto importante dopo tre settimane al Giro. Tornare e restare semplicemente a casa. Ho un sacco di richieste per interviste, trasmissioni TV, cene, pranzi, ma me la prendo con calma.


Da dove vieni?
Da Figueira da Foz, un paesino vicino a Coimbra, nel centro del Portogallo.
Quanto è importante tornare a casa?
Quando a dicembre abbiamo cominciato a definire il calendario ho detto alla squadra che una delle cose più importanti per me era avere il giusto equilibrio tra trasferte e tempo a casa. Con il nostro lavoro passiamo più tempo fuori che a casa, e il team questo lo capisce.
Come si inizia ad andare in bici dalle tue parti?
Vivo vicino alla città ma non in centro, per cui la bici è un mezzo con il quale spostarsi e divertirsi quando si è piccoli. Andavo in mountain bike, ma solo per divertimento, poi alcuni amici hanno iniziato a chiedermi di fare qualche gara. Un anno sono arrivato tra i primi sei biker del Portogallo, così mi hanno chiesto di correre anche su strada.


Quando hai iniziato su strada?
Nel 2020, ed è stato un anno davvero brutto a causa del Covid.
Cosa significa essere un ciclista in Portogallo?
Il ciclismo non è così diffuso in Portogallo, però abbiamo grandi gare come la Vuelta ao Algarve, Figueira Champions, che si corre nella mia città. Infatti spero che l’anno prossimo la squadra partecipi così da andare a correre nella corsa di casa.
Ti abbiamo visto sempre sorridente, ma c’è stato un giorno in cui sei stato meno tranquillo?
Quello della cronometro, è stato il primo giorno in cui mi sono sentito sotto pressione. Sentivo di dover fare qualcosa di più rispetto al solito. In genere mi godo la bici e mi limito a pedalare, mentre in quella tappa serviva qualcosa in più per difendere la maglia rosa.


E’ stato il tuo momento migliore al Giro?
Come prestazioni no, ma per sensazioni ed emozioni sì. Tutti intorno a me continuavano a dirmi che ce l’avrei fatta a difendere la maglia rosa. Mi dicevano: «Non hai nulla da perdere». Ma in realtà qualcosa da perdere c’era (dice con una risata, ndr).
Al tuo fianco hai avuto Damiano Caruso…
Damiano ha vinto nella mia prima gara su strada nel 2020 (il Circuito de Getxo, ndr). Dopo alcuni anni ci siamo ritrovati in squadra insieme, ed è stato pazzesco. Prima guardavo Caruso e mi dicevo: «Guarda questo corridore quanto è forte». Dopo due anni ha lavorato per me al Giro, è qualcosa che non si può spiegare.
Come ti sei trovato nel cambiare mentalità e correre da leader?
Voglio essere un leader, ma penso di non avere troppa pressione. Me lo godo e basta. Per me è più difficile essere un capitano, perché ancora non mi aspetto troppo e devo muovermi con intelligenza. Mi piace il ruolo di leader, ma ci sono dei passi da fare.




Dopo due mesi, torni in Italia, a Milano, e vieni accolto da grande corridore, che effetto fa?
L’accoglienza in Italia è più grande che in Portogallo. Scherzando dico alla squadra che dovrei comprarmi una casa in Italia. E’ davvero divertente, perché al Giro di Svizzera ho preso l’aereo per l’Italia, visto che si partiva da qui vicino per la prima tappa. Durante il volo volevo comprare dell’acqua frizzante e il pilota ha voluto offrirmela. Ho chiesto perché e mi ha risposto che mi conosceva e voleva fare una foto con me.
Il tuo prossimo sogno è diventare una star anche in Francia?
Vedremo (ride, ndr). Probabilmente andremo in Francia l’anno prossimo, ma per ora iniziamo pensare al finale di stagione. Voglio fare bene nelle classiche in Canada, al mondiale e poi finire bene tra Italia e Cina. Ora riparto da San Sebastian e Burgos ma lavorerò per Santiago (Buitrago, ndr).
Allora i tuoi fan italiani avranno modo di rivederti qui a fine stagione?
Assolutamente, ci vediamo sulle strade!